La vomitevole copertina dell’Espresso

di Paolo Muttoni.

La settimana scorsa, l’Espresso è stato pubblicato con una copertina, che definire “vomitevole” (riusando le parole di Macron) è dire poco. La copertina in questione ritrae, a sinistra, il sindacalista di colore e capo delle proteste scaturite dopo l’uccisione di Sacko a Rosarno, Aboubakar Soumahoro, ed a destra il Ministro dell’interno Matteo Salvini.

Lo scandalo è la scritta sotto che descrive Salvini come un “Non uomo” ed il sindacalista come Uomo.

Salvini ha risposto per le rime alla copertina, con un bel bacino su Twitter; subito dopo il direttore de “L’espresso” Marco Damilano ha rincarato la dose dichiarando: “giudichino gli elettori, il ministro è esperto di insulti”.

Va detto che questo non è modo di fare giornalismo, poiché oltre ad essere apertamente schierato contro una parte politica, è anche discriminazione nei confronti del Ministro. Poiché per la cosiddetta sinistra è moralmente vietato insultare un povero ragazzo di colore, però insultare i leghisti dalla mattina alla sera dicendogli le peggio cose è chic, è chic perché si insulta chi è contro l’accoglienza (poi andando a vedere i dati si nota come nelle zone ricche e di sinistra i clandestini non li si vogliono vedere neanche col binocolo), si insulta chi secondo loro è razzista (se razzismo è difendere gli italiani) ma non solo razzismo a questo ci si collega il sovranismo, l’ignoranza (perché sono intelligenti loro) il fascismo ed il “nazileghismo” (questa nuova idea mitologica).

Tralasciando la copertina che, ripeto, è vomitevole, è vergognoso come le televisioni abbiano reagito. Non una parola. Mettiamo caso che un giornale avesse fatto una copertina in cui esaltava il modus operandi di Salvini, e denigrava il sindacalista di colore: apriti cielo. Si sarebbero scatenati sinistri di tutto il mondo, il Vaticano, la Commissione Europea, le cooperative rosse, il PD, si sarebbero fatte pagine e pagine di giornali, ore e ore di dirette televisive, per non parlare del povero direttore che avrebbe scritto quel pezzo: sarebbe stato messo alla gogna pubblica. Mentre ora, neanche una parola, il buon Damilano è sempre lì, i talk parlano dell’inutile inchiesta romana, e di come farà il governo a trovare le coperture.

Questo è tutto parte di una mentalità di sinistra malata, una mentalità che vuole imporre l’orwelliano pensiero unico (poi dicono che noi leghisti non leggiamo i libri) della solidarietà sempre e comunque a qualsiasi costo. No, sbagliato, prima si aiutano quei 4 milioni di italiani che riescono a fatica a portare il pane a casa la sera, poi se ci rimangono tempo e soldi pensiamo al resto del mondo che soffre. Infine, tanto per farvi ricordare, l’Espresso è quel giornale che dal 5 marzo sta cercando i conti all’estero di Salvini e della Lega, dal 5 marzo a fine Giugno pare non abbia trovato ancora nulla. Ma è chiaro che non troveranno mai nulla.

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