Clare Luce: l’ambasciatrice americana che conquistò l’Italia conservatrice

di Vanessa Combattelli

 

Clare Luce, l’ambasciatrice americana che catturò l’Italia nel delicatissimo passaggio post bellico: bellezza e diplomazia politica che hanno reso celebre il suo operato.

E’ il 1953 e l’Italia deve fare i conti con una democrazia bicefala tra due importanti schieramenti: da una parte la Democrazia Cristiana, ormai volto filo-atlantista (seppur non omogeneo), dall’altra il Partito Comunista e l’appoggio a Mosca.
Durante questo delicatissimo periodo fa l’entrata nell‘Ambasciata di Via Veneto Clare Luce, donna ormai celebre negli States, amica del presidente Eisenhower e conservatrice irriverente.
Per la Luce c’è un unico obiettivo da raggiungere nel Bel Paese, la sua missione è dichiaratamente anticomunista.
Ma differentemente da ciò che veniva promosso dalla dottrina Truman, per la Luce il comunismo non si combatte con il cibo né con il benessere.
Viene infatti percepito dall’ambasciatrice al pari di una forte credenza religiosa, dunque poteva essere contrastato unicamente sul piano ideologico.

Ma la sua spiccata attenzione politica si registra altrove, la Luce comprende infatti che ogni sforzo statunitense è inutile in Italia finché Trieste non sarà libera dalla stretta del partito comunista sloveno.
L’unico modo per rafforzare l’alleanza atlantica e permettere all’Italia di entrare con entrambe le gambe all’interno della coalizione occidentale è rappresentato dall’eliminazione definitiva delle ragioni di possibili risentimenti, senz’altro la questione triestina ne rappresentava uno non da poco.

Al tempo stesso il convinto anticomunismo della Luce la porta anche ad entrare nel sistema delle diverse rivendicazioni sindacali, qui capisce come il nostro paese fosse esageratamente sotto l’influsso rosso, qualsiasi importante meccanismo passava sotto le mani del Partito Comunista, a suo parere “non si faceva abbastanza per contrastare questa tendenza, né si comprendeva il pericolo rappresentato da questo genere di situazioni.”
Arriva fino al punto di richiedere la messa fuorilegge del PCI, richiesta che sappiamo bene non è stata esaudita.
La Luce ha più volte ribadito le sue posizioni durante la permanenza italiana: «Il principale obiettivo degli aiuti militari ed economici americani all’Italia è di difendere il mondo libero dal comunismo».
Cercò anche di richiedere esplicitamente al presidente della Fiat di evitare pubblicità ai giornali comunisti, prestando attenzione ai suoi dipendenti e tenendo d’occhio il sindacato al quale erano iscritti.
Lo stesso accadde per il cinema italiano che subiva una forte influenza dal PCI.
La Luce lasciò l’Italia nel 1956, quando ormai il nostro paese andava incontro al Boom Economico ed apparentemente sembrava che il pericolo rosso fosse stato evitato.
Rappresentò per il nostro paese un importante veicolo per l’equilibrio delle relazioni internazionali, prima donna ambasciatrice si rivelò essere la persona giusta per un momento di particolare delicatezza, dimostrando un’attenta logica politica e diplomatica che la contraddistinsero dai suo precedessori facendola poi ricordare nel tempo.

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