Imperiastan: storie di ordinaria sottomissione

di Guido Pregnolato.

Benvenuti a Imperiastan! Ieri, domenica 24 giugno se gli imperiesi credevano di festeggiare il proprio Santo patrono con la tradizionale processione di San Giovanni, si sbagliavano di grosso. Per maltempo è stata annullata e invece che vedere sfilare per le vie della città le insegne del Santo tanto amato, hanno potuto assistere ad un numeroso corteo motorizzato i cui sventolavano le  bandiere con la mezzaluna, al suon di grida in arabo incomprensibili. E’ la numerosa comunità turca che è scesa in piazza, non per festeggiare una vittoria al mondiale, ma per festeggiare la vittoria di Erdogan. Se i tuchi a Imperia vengono descritti dalla sinistra locale come una comunità modello e integrata,  perchè mai dovrebbero festeggiare per la vittoria di un sultano che ha trasformato definitivamente il suo Paese in un regime islamico a tutti gli effetti e dove i diritti umani non vengono rispettati? E’ in corso una pericolosa invasione di persone che rispondono al loro capo Erdogan, un nemico dell’Europa che non perde mai occasione per attaccare le nostre Istituzioni e la nostra Libertà. “Fate cinque figli per contrastare numericamente i cittadini eurpei”, questi sono gli appelli del Sultano e vedere un corteo come quello di domenica è molto preoccupante. Invasione culturale, ma anche numerica, basta pensare che nel comune di Pietrabruna, appena 17 km da Imperia, più del 20% dei residenti è di origine turca. La nostra provincia purtroppo non è nuova a questi tipo di episodi. Ci ricordiamo di Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’ Ucooi che nel 2016 inneggiava Erdogan dicendo: “La Turchia torna a essere una grande nazione musulmana di fatto e di diritto.” Oppure l’anno scorso un immigrato turco all’ospedale imperiese ha fatto spostare una gestante dalla stanza in cui era ricoverata anche la moglie, perchè non voleva che “altri uomini la vedessero”.  Sempre più Imperiastan, con il benestare di rappresentanti politici traditori e dei vari Don Abbondio nostrani. È ora di Reconquista, prima che sia troppo tardi.

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