Consiglio europeo di giugno: per l’Italia è stato davvero un insuccesso totale?

di Federica Ciampa.

Il 28 e il 29 giugno 2018 si è tenuta la trimestrale riunione al vertice dei leader dei ventotto Paesi, che costituiscono l’Unione Europea. Il tema più scottante di questo Consiglio Europeo, sebbene non fosse l’unico di una certa rilevanza, è stato certamente quello dei flussi migratori.

“Roma cede su tutta la linea”, “Bilancio pessimo per l’Italia: accordo su base volontaria” e ancora “La missione di Conte è miseramente fallita”, titolano i quotidiani italiani.

Dunque, sembrerebbe essersi verificato un vero e proprio insuccesso per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e per tutto il Governo giallo-verde. Tuttavia, le conclusioni a cui il sopracitato vertice intergovernativo è giunto possono essere sottoposte ad un’analisi più ampia.

Innanzitutto, prendendo come fonte diretta il documento ufficiale del Consiglio Europeo, viene ribadito che il buon funzionamento della politica dell’UE presuppone un approccio globale alla migrazione, che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE, il rafforzamento dell’azione esterna e la dimensione interna, in linea con i nostri principi e valori.

Inoltre, nel documento, un primo punto determinante riguarda il rapporto dell’Unione Europea con la Libia, con la sua guardia costiera e con le altre navi operanti nel Mediterraneo: l’obiettivo è quello di impedire le tragiche morti in mare, attraverso la disincentivazione a lasciare la propria terra e attraverso la lotta a chi compie attività illegali. Infatti, nel merito, il documento recita:

“Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi. L’UE resterà al fianco dell’Italia e degli altri Stati membri in prima linea a tale riguardo. Accrescerà il suo sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali, di condizioni di accoglienza umane, di rimpatri umanitari volontari, della cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché di reinsediamenti volontari. Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica.

E ancora: per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. Al riguardo, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esaminare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l’UNHCR e l’OIM. Tali piattaforme dovrebbero agire operando distinzioni tra i singoli casi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza che si venga a creare un fattore di attrazione.

Un secondo punto centrale è la “base volontaria”: vari quotidiani, infatti, in modo errato e, talvolta, fazioso, hanno lasciato intendere che tutte le conclusioni a cui si è giunti in questo vertice siano su base volontaria. Non è la verità. Per quanto riguarda questo aspetto, il documento conclusivo, è molto chiaro, perché è scritto esplicitamente che nel territorio dell’UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell’UE, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.Dunque, su base volontaria saranno solo i centri di prima accoglienza. Questa può essere considerata una vittoria per l’Italia, perché il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha respinto con fermezza la proposta francese di gestire solo sul territorio italiano questi centri sorvegliati, sebbene a fronte di un finanziamento europeo.

Nonostante questi risultati sicuramente positivi, ci sono altri aspetti su cui, al contrario, il Governo italiano è riuscito ad ottenere poco o nulla. In primo luogo, non è risolutivo ciò che è stato stabilito in materia di rimpatri dei migranti irregolari, perché, a riguardo, si parla solo di una non meglio precisata “intensificazione”. In secondo luogo, non si è trattato il tema della redistribuzione organica, coatta ed equa dei migranti che, ormai, sono già sul territorio europeo e, più precisamente, italiano.

Dunque, il Presidente del Consiglio ha ottenuto, in buona sostanza, ciò che era fattibile e realistico ottenere: gli slogan tipici della campagna elettorale, a livello diplomatico, non sono subito realizzabili. Ad ogni modo, nel complesso, il Consiglio Europeo in questione, non è stato così catastrofico per l’Italia e, comunque, i risultati ottenuti, per ora, da questo Governo, non sono stati peggiori di quelli ottenuti dai Governi precedenti: quest’ultimo aspetto, in particolare, è fondamentale evidenziarlo.

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