Filippo Corridoni: gli occhi della Rivoluzione

di Manuel Massimiliano La Placa.

”Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto, ma – se potrò – cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora”  


Filippo Corridoni
La trasposizione fatta Uomo del Socialismo plasmato da Proudhon e dettagliato da Marx, l’Anima del Sindacalismo Rivoluzionario Europeo con le radici in Sorel.
Il granitico sostenitore della democrazia diretta, della necessaria autonomia del Sindacato, della Nazione armata e del federalismo decentratore del potere.
La sublimazione dell’ideale di Rivoluzione trasposta nella volontà di un Popolo di raggiungere la Libertà come strumento di amore per la Patria e per lo Stato.
Filippo Corridoni nasce a Pausula, nelle Marche, il 19 agosto del 1887, primo di quattro figli.
Il padre, Enrico, lavora come operaio in una fornace, mentre il suo primogenito completa le elementari studiando anche le basi del latino e del francese.
Filippo decide poi di frequentare l’Istituto Industriale e nel 1904, pur in mezzo a molteplici difficoltà dovute alle precarie condizioni economiche della famiglia, ottiene il Diploma di Perito e disegnatore di macchinari.
Le sue letture più significative, all’epoca, sono Marx, Mazzini e Pisacane.
Spinto dalla necessità e da spirito d’avventura, nel 1905 trova un impiego a Milano come disegnatore tecnico nell’industria Miani e Silvestri,dove rimane per qualche tempo fino al licenziamento, per poi andare a lavorare alla Helvetica sempre nella mansione di disegnatore e tecnico.
Contemporaneamente si accende in lui quella che sarà la stella polare che orienterà il resto della sua vita: l’attivismo sindacale e politico.
Diventa Segretario della sezione giovanile del PSI e contemporaneamente fonda il periodico Rompete le Righe, dai toni totalmente pregni di dottrina sindacal-rivoluzionaria e fautore di un anti-militarismo che si distingue da quello generalmente portato avanti dai suoi colleghi contemporanei.
L’idea di fondo di Corridoni, infatti, non è quella di una rivoluzione proletaria atta a travolgere ed annientare le Forze Armate, semmai quella di un progressivo ed inarrestabile coinvolgimento delle stesse nelle proprie lotte, con un inserimento anche del mondo militare nella battaglia sindacale.
Non una politica di mera opposizione, perciò, bensì di ragionato assorbimento.
Ben presto si trova costretto a chiudere la sua prima creatura cartacea, subire un arresto e riparare a Nizza, a seguito di amnistia, per sfuggire agli albori di una persecuzione giudiziaria e politica che lo affliggerà fino alla morte.
Tuttavia, il richiamo delle lotte e delle agitazioni dei lavoratori italiani è troppo forte e non vi può resistere.
Nel 1908, sotto il falso nome di Leo Celvisio, partecipa attivamente agli scioperi dei braccianti di Parma e rimane in prima linea anche quando, il 20 giugno, interviene l’Esercito a sedare le sommosse con le armi.
I lavoratori sono stremati, ma Corridoni rimane al loro fianco fino alla fine, rischiando in prima persona di farsi sparare addosso e diventando, con la forza dell’esempio, un faro per tutta la lotta rivoluzionaria e proletaria dell’epoca.
Nel biennio 1909-1910 lo troviamo a Modena, a dirigere la Camera del Lavoro a San Felice sul Panaro, infaticabile ed intento ad una sintesi ideologica tra le spinte rivoluzionaria e riformista del proletariato, ben conscio di come, a lungo andare, la frattura creatasi tra le due correnti avrebbe potuto seriamente compromettere la compattezza del movimento.
Nello stesso periodo fonda il giornale Bandiera Rossa e collabora alle testate ”cugine” di Bandiera Proletaria Bandiera del Popolo.
Nel 1911 si schiera apertamente contro il conflitto coloniale tra Italia e Libia, criticando aspramente la strategia politica di Giolitti.
Ancora una volta, differenziandosi nettamente da un anti-militarismo vacuo e privo di reale fondamento, Corridoni motiva tale opposizione nongià con una visione miope e cieca degli eventi, né per un pacifismo ostentato a tutti i costi, bensì per la palese inutilità del conflitto innescato, che anche in caso di vittoria non avrebbe portato alcun vantaggio economico tangibile all’economia italiana ed alla condizione sociale dei lavoratori.
Al contempo, Filippo si fa ancora una volta propugnatore di un anti-militarismo da sostenere non al di fuori delle caserme, bensì all’interno delle stesse.
Nel 1912 contribuisce in tutta Italia allo sviluppo dell’Unione Sindacale Italiana (USI) e, nel 1913, fa nascere l’Unione Sindacale Milanese (USM) aggregando sotto una unica sigla le più varie categorie di lavoratori.
Nel bel mezzo del 1914 i venti di guerra iniziano a spirare sinistramente sull’Europa, dando il via ad un’epoca che ne segnerà con il rosso del sangue dei caduti i confini per molti anni a venire.
I blocchi contrapposti vedono il confronto di due sistemi e di due epoche in successione: gli Imperi centrali di Germania e Austria-Ungheria, affiancati da quel che rimane dell’Impero Ottomano e le nuove democrazie Occidentali di Gran Bretagna e Francia.
Inizialmente, Corridoni si schiera contro il conflitto che si profila all’orizzonte: il suo intento rimane quello di tenere unita e salvaguardare l’entità del movimento sindacale, costruendo un ferreo collegamento con le classi operaie tedesca ed austriaca per sventare sul nascere i nuovi intenti bellici.
Successivamente, dal carcere, resosi conto che i lavoratori tedeschi si sentono prima di tutto tedeschi e soltanto in seconda battuta dei proletari rivoluzionari, si convince dell’importanza di intervenire nel conflitto mondiale alle porte.
L’occasione è irripetibile, i cicli solenni della Storia non eseguono lo stesso percorso due volte e la possibilità di schiacciare una volta per tutte i vetusti Imperi centralisti è foriera di nuove prospettive economiche e sociali per l’Europa, di nuovi spazi di lotta per il Sindacalismo e, soprattutto, della capacità di riunire il popolo italiano per una lotta di Libertà.
In breve tempo si spende come attivista a favore della causa interventista e, coerente con la propria intraprendenza e con l’esempio che sente di dover dare ai suoi sostenitori, si arruola come volontario nel conflitto mondiale.
Parte il 25 luglio del 1915 nel 32° Reggimento Fanteria.
Malato di tisi, viene spostato nelle retrovie.
Di spirito ardente, implacabile ed incorreggibile non accetta di starsene in disparte e fugge per raggiungere le prime linee al fronte.
Dapprima accusato di diserzione, viene infine accontentato e trasferito il 142° Reggimento della Brigata Catanzaro, all’assalto di Castelnuovo.
Ma è tra i ranghi del 32° Reggimento della Brigata Siena, tra le leggendarie linee di San Martino del Carso, che si consuma nella sua pienezza lo Spirito di Filippo.
Il 21 ottobre del 1915 ha inizio la terza battaglia dell’Isonzo, le Frasche sono imprendibili tra le linee nemiche.
Corridoni viene messo a capo di un plotone d’assalto e nel primo pomeriggio del 23 ottobre riesce a raggiungere lo stanziamento avversario.
L’aria è greve, ovattata, tinta di rosso vivo, non c’è tempo per osservare quei luoghi freddi come la pietra, inghiottiti dal frastuono dei mortai e dal sibilo delle pallottole.
La resistenza italiana sull’avamposto appena conquistato a fatica vacilla, vede sparire a poco a poco i propri effettivi sotto il fuoco incrociato che non lascia punti di riferimento e che non concede scampo.
Il sangue italiano bagna ed impregna erba, terreno, rocce in un vorticare di urla disperate, speranze infrante, paure viscerali ed indomita volontà di vittoria consegnata alla Storia.
Nel mezzo, si levano le urla di Corridoni, grida di incitamento all’avanzata, mai di resa.
Stanno per arrivare, finalmente, i rinforzi e Filippo decide di esporsi per segnalare la posizione ai nuovi arrivati e proprio in quel momento, nella massima tensione verso l’obiettivo, un proiettile in fronte ne stronca la resistenza.
Il suo corpo non verrà mai ritrovato, con il Destino che ha evidentemente deciso di lasciarlo riposare là dove ha trovato la più pura consumazione l’ardore di un’epoca.
”La battaglia era oltremodo violenta e i nostri soldati si spingevano avanti sparando senza tregua. Un assalto ricacciò risolutamente gli austriaci e Corridoni intona l’inno di Oberdan: ”Fuoco per Dio sui barbari, sulle nemiche schiere”. Ma subito dopo la voce si tace. Egli cadde riverso; una palla lo aveva colpito in fronte,”
Così riporta i fatti Dino Roberto, dichiarazioni riprese nel volume Corridoni di T.Masotti, Carnaro – Milano (1932)
Filippo Corridoni ha vissuto e concluso la propria vita con l’irruenza e con la spregiudicatezza che sempre lo hanno contraddistinto, tingendo con il suo stesso sangue le pagine della Grande Guerra e del Novecento.

Alla sua morte sono seguiti altri tre anni di scontri, di battaglie, la vergogna di Caporetto ma anche l’irresistibile resurrezione italiana fino alla vittoria finale, uno spirito indomabile che ha saputo unire una Nazione intera nel respingere il nemico alle porte e nel quale vive, e sopravvive, ancor oggi l’esempio di Filippo Corridoni, un rivoluzionario italiano.


Riferimenti – Per saperne di più:
– F.Corridoni ”Per una nobile vittima politica: Maria Rygier” – L’Università Popolare, Milano, 1908
– F.Corridoni ”Le rovine del neo-imperialismo italico. Libia e antimilitarismo”, Parma, 1912
– F.Corridoni ”Sindacalismo e Repubblica”, Parma, 1921
– F.Corridoni ”Sindacalismo e Repubblica”, Idrovolante Edizioni, a cura di Paolo Martocchia, 2015

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