In ricordo di Carlo Falvella, vittima dell’odio politico

di Chiara Soldani.

Come oggi, nel ’72. Sarà stata come questa, una bella sera d’estate. Di quelle che ci passeggi volentieri, per il lungomare. E poi, Salerno è bellissima! Carlo Falvella, proprio lì sti trovava: pochi passi, verso il suo truce destino.

Il giovane Carlo era esponente di spicco del FUAN (organizzazione universitaria del MSI): dunque in vista. Dunque, esposto al rischio. Di famiglia  conservatrice, ragazzo irreprensibile, Carlo soffriva di una grave malattia: gli occhi, il suo “tallone d’Achille”.

“Ho scelto Filosofia, perché potrei comunque continuare a insegnarla anche senza dover scrivere. Ma devo far presto a laurearmi. Devo assolutamente riuscirci prima di diventare cieco”. Conscio, lucido, determinato: il giovane dagli occhi fragili,  come biglie di cristallo, sapeva bene cosa fare. Sapeva bene dove arrivare.

Periodo ad altissima tensione, quello degli anni ’70. Reo di militare “dalla parte sbagliata”, Carlo immolò la sua vita all’Idea che sempre lo mosse. La bestia assassina, tal Giovanni Marini: complice l’amico Scariati, entrambi aderenti a gruppi anarchici. Lite, poi di nuovo scontro: in via Velia un coltello spezzò quel forte sogno, dagli occhi fragili. Carlo morì nel corso di una, disperata, operazione.

A pochi giorni dal decesso, così titolava “Il Secolo d’Italia”: “Un altro martire per la gioventù d’Italia. Dopo Ugo Venturini il sacrificio di Carlo Falvella”, definendo l’aggressione dell’estrema sinistra un “barbaro omicidio”.

Oggi Salerno, la sua Salerno, celebra Carlo e il suo sacrificio. La Destra tutta si unisce, nel ricordo del suo nome. Nel ricordo dell’Esempio. Martire fra i martiri, eroe fra gli eroi. Non dimentichiamo Carlo. Non dimentichiamolo mai!

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