Ianva, italica quintessenza

di Giuseppe Palazzo.

Difficili da etichettare. Forse a cavallo tra il neofolk e il dark cabaret, sonorità marziali ed epiche, contenuti italianissimi, cantori di una mistica nazionale sepolta dallo sconquasso morale della modernità. E’ un genere originale ed elitario: l’Italian Drama Cabaret.
Sono gli Ianva, band genovese nata nel 2003 su iniziativa di Renato Carpaneto, alias Mercy.
Il primo album degli Ianva, pubblicato nel 2006, è “Disobbedisco!” ispirato, come loro stessi scrivono, da un libro chiamato “Mai così colmi di vita” del Colonnello Giovanni Laurago. Il protagonista è il Maggiore Cesare Renzi, soldato italiano inquadrato tra gli Arditi, il reparto speciale italiano che spezzò le gambe dell’Austria-Ungheria durante la I guerra mondiale, e ci consegnò la Patria. Dopo la guerra, la Vittoria Mutilata inasprì gli animi patriottici: “la trattativa il sangue scherniva” canta Mercy nella “Ballata dell’Ardito”, facendo riferimento alla conferenza di pace organizzata dai “bari dell’autodeterminazione”, ed in particolare a Woodrow Wilson, il quale lottò con tutto sé stesso per negare l’Istria, suolo italico abitato da gente italica, alla Patria.
Nell’album si succedono gli epici proclami Dannunziani, la rivolta estetica e la tragica storia d’amore tra Cesare Renzi e Elettra Stavros, spia mercenaria che aveva il compito di uccidere il Maggiore, di cui, però, s’innamora.
Dopo “Disobbedisco!” si allontanano dall’impronta marziale per avvicinarsi a una sensibilità noir e decadente. Nel 2009 esce “Italia: ultimo atto”, opera dipinta da un profeta del passato che narra la sconfitta di una Nazione mentre “sopra di noi è tutto un raspare di sciacalli… per quanto avvezzi ai talloni non potremmo trovarci peggiori padroni”. Dall’8 settembre 1943 alle infamie del Caso Montesi all’alba di una Repubblica già marcia, dal dramma delle foibe a quello di Pasolini, per finire con il canto funebre di “Italia: Ultimo Atto”.
Il 2012 è l’anno di “La Mano di Gloria”, concept album che nasce dalla penna di Mercy, autore dell’omonimo libro. In un futuro distopico, pochi esteti ribelli levano il canto della rivolta poichè non in grado di tapparsi il naso di fronte ad un mondo marcio. “Non ribellarti perché è giusto, ribellati perché è bello”. Questo motto esce dall’anima dei personaggi, post-Dannunziani che rifiutano una vita misera, capaci di una morte vista come “uno splendido apice”.
Nel 2017 esce il Canone Europeo che oscilla tra l’invocazione di miti e riti all’insegna della Tradizione, con il particolare omaggio alla culla dell’Europa, la Grecia, e una visione della vita proiettata al coraggio, all’azzardo estetico, alla volontà suprema nemica di qualsiasi mediocrità.
Non c’è canzone degli Ianva che non abbia le carte in regola per essere un inno. Aedi moderni che dileggiano un’era e richiamano lo Spirito e il Valore. Sarebbe ingiusto e scorretto etichettarli politicamente, perchè superano il campo della politica ed affrontano quello della morale, della storia, dell’azione e del pensiero fuori dal coro.

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