Insulti alle FFOO e violenza di genere, Eugenio Pini: «Occorrono processi sociali di sensibilizzazione»

di Elena Ricci.

Qualche mese fa, un cittadino straniero senza fissa dimora, ritrovato accasciato in strada e sotto effetto di alcol, durante un controllo da parte dei Carabinieri, si è rifiutato di fornire loro le generalità e, in più, li ha pesantemente insultati mostrando loro le natiche.
Denunciato per entrambe le cose, il PM ha ritenuto di chiedere l’archiviazione per quanto riguarda il reato di oltraggio a pubblico ufficiale considerata la “tenuità dell’offesa”. Dunque, si sarebbe trattato di un “dolce mostrar sedere”.
Un episodio simile è avvenuto qualche giorno fa nel bellunese. Un 33enne italiano, a seguito di una violenta lite con la fidanzata, dopo l’intervento della Polizia, ha pensato bene di tirar giù i pantaloni e mostrare le natiche agli agenti.
Denunciato per minacce, violenza privata e oltraggio a pubblico ufficiale, ha patteggiato 7 mesi e 10 giorni davanti al giudice.
Ora ci chiediamo, tra il primo e il secondo caso, quali sono le differenze? Abbiamo chiesto un parere all’avvocato Eugenio Pini, titolare dello Studio Pini & Partenrs e noto per essere l’avvocato di Poliziotti e Carabinieri. Infatti, proprio l’avvocato Pini, è difensore in importantissimi processi che vedono coinvolti appartenenti alle Forze dell’Ordine, dal Caso Aldrovandi, Cucchi e Narducci.
«In questo episodio di cronaca coesistono due aspetti di stretta attualità: il primo consiste in una condotta aggressiva contro una donna ed il secondo in una condotta di resistenza a pubblico ufficiale. Con riferimento alla violenza di genere – ci spiega l’avvocato Eugenio Pini – sebbene la società contemporanea, rispetto alle epoche precedenti, sia riuscita ad attenuare la diversità tra uomini e donne, sono tuttora frequenti i casi di sottomissione e di aggressione della figura femminile da parte di quella maschile.
Purtroppo, l’uomo fa ancora ricorso all’uso della forza per imporre una sua volontà nei confronti delle donne. È importante – prosegue – segnalare in materia di violenze di genere l’attivazione da parte della società di una serie di processi sociali e di sensibilizzazione. Di contro, con riferimento alla resistenza subita dagli appartenenti alle forze dell’ordine, la società non ha ancora ingenerato alcuna forma di protezione collettiva. In questo caso, l’aggressore è stato condannato per i reati di violenza privata, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale ad una pena di mesi 7 e giorni 10. Non sono però rari i casi nei quali la magistratura valuta diversamente i fatti. Ritengo pacifico che le condotte devono essere valutate caso per caso e che queste devono essere conosciute in tutti i suoi elementi, per poter esprimere un parere.
Pertanto – precisa l’avvocato – non intendo confrontare i singoli casi, appunto non conoscendoli nel dettaglio, ma non posso non rimarcare che la società sensibile a queste tematiche deve attivarsi per ingenerare quei processi sociali di sensibilizzazione anche per i reati commessi nei confronti delle forze dell’ordine.
Questo perché, come ho più volte affermato e sostenuto, le forze dell’ordine non sono portatrici di un loro interesse alla sicurezza ma che la sicurezza è parte del patto sociale tra cittadini e quindi è un diritto di tutti.
Per dare attuazione a questo mio pensiero, ho personalmente dato vita, su change.org, ad una petizione per l’introduzione del diritto costituzionale alla sicurezza. Trovo infatti ingiustificato che in un Paese garantista ed evoluto il diritto alla sicurezza non abbia un riconoscimento di rango costituzionale; ciò tanto per i cittadini che per le stesse forze dell’ordine».

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *