Tortura: la Meloni ha detto il vero. La legge voluta da Manconi e osannata dalla Cucchi ammanetta la Polizia

di Elena Ricci.

Inizierei questa riflessione facendo due nomi: Luigi Manconi e Ilaria Cucchi, due persone alle quali delle forze dell’ordine non importa nulla.

Il primo, ex senatore ed ex di Lotta Continua (sinistra extraparlamentare), promotore di quella che oggi è la legge 14 luglio 2017 n. 110 sul reato di tortura, ha sempre affiancato chi sulle forze dell’ordine ha gettato fango e chi ha tentato di costruirsi una carriera, mettendoli alla gogna e alla sbarra. Non si possono dimenticare infatti le sue interviste nella trasmissione “Presa Diretta” intitolata “Morti di Stato”, in cui si parlava dei Casi Uva, Narducci e Cucchi, in cui i comuni denominatori sono due: divise processate e l’avvocato Fabio Anselmo, compagno di Ilaria Cucchi.

Veniamo a lei, a Ilaria Cucchi che oggi non ha perso occasione per elemosinare visibilità, replicando a Giorgia Meloni dalla sua pagina facebook e attaccando chi, oggi tra le fila dei parlamentari Lega, si è speso e battuto contro questa legge, definendola un “manifesto ideologico contro le Forze di Polizia”, il Segretario Generale Aggiunto del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), Gianni Tonelli.

Perché manifesto ideologico contro le Forze di Polizia? Perché questa legge, mal concepita e confusionaria, non assolve al compito per il quale dovrebbe essere nata. Non tutela in alcun modo “il torturato” e mira essenzialmente a “disarmare” le Forze di Polizia, rendendo ad esempio la frase “dimmi dove nascondi lo stupefacente o ti arresto”, oppure “se non metti giù il coltello ti faccio vedere io”, un episodio di ‘tortura psicologica’. Infatti, la tortura psicologica è contemplata nel nuovo articolo 613-bis del codice penale, che prevede la reclusione da 4 a 10 anni chi “con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa… se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

Ecco perché la Meloni dice il vero. Perché la Polizia che si ritrova di fronte un criminale, magari in preda ad un raptus o armato di coltello come avvenuto ieri a Milano, deve stare lì a pensare se quello che dice e come lo dice, se il modo in cui lo disarma evitando pericolo ai danni del cittadino, possa costargli o meno quasi 12 anni di carcere. Non quello che vi hanno voluto far credere, dunque. Il messaggio è stato volutamente strumentalizzato.

Questa è stata la legge tanto voluta da Manconi e tanto osannata dalla Cucchi. Una legge che addirittura, il giurista Vladimiro Zagrebelsky, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dal 2001 al 2010, ha definito un «contorto groviglio giuridico, creatura informe e illogica» proprio per la sua inefficacia e inapplicabilità nella tutela della presunta vittima di tortura. Questo perché – torniamo a dire – l’obiettivo era un altro: ammanettare le forze dell’ordine. Non a caso l’ex senatore Luigi Manconi, è lo stesso che sosteneva fortemente l’introduzione dei numeri identificativi sui caschi dei poliziotti. Un metodo di riconoscimento che avrebbe esposto facilmente gli operatori a false denunce, magari poi spettacolarizzate nelle aule di tribunale da chi punta più sull’impatto mediatico del processo, che sul naturale svolgimento dello stesso: in tribunale, appunto. E proprio in risposta agli identificativi, arrivò la risposta dell’on. Gianni Tonelli, all’epoca Segretario Generale del Sap: telecamere su ogni divisa, cella di sicurezza e auto di servizio, nel rispetto della normativa sulla privacy, come garanzia di trasparenza. Secondo Tonelli infatti, le telecamere – tutt’ora obiettivo del Sap e inserite al punto 23 del contratto di Governo – consentono di riprendere ogni ‘respiro’, documentando tutto ciò che avviene durante i controlli di Polizia o negli stadi. Hanno – come Tonelli ha sempre sottolineato – un unico difetto: non perdonano nessuno.

E questo evidentemente non piace né a Manconi, né a Cucchi & Co. Soprattutto Co.

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