Tornano i voucher: palliativo per un sistema Lavoro da rifondare

di Manuel Massimiliano La Placa.

All’interno del nuovo D.L. Dignità, n.87 del 12.07.2018, saranno previsti i voucher nei settori agricoltura e turismo.

Un ritorno non certo inatteso, su cui la Lega puntava da parecchio tempo, scontrandosi con il gelo del M5S che si era schierato per la definitiva abolizione.
In parziale retromarcia, Di Maio alla fine ha ceduto sulla reintroduzione, seppur limitata a due caselle.
Il tema è tutt’altro che secondario, perché si intreccia con un mercato del lavoro che va profondamente rifondato.
Premettendo la totale sterilità e assenza di credibilità della polemica sollevata dai Sindacati, da lungo tempo totalmente incapaci di tutelare i lavoratori italiani i quali da sempre si vedono anteporre i più disparati accordi con l’establishment politico-economico, il vero confronto si giocherà sul piano delle riforme.
Se da un lato i voucher possono consentire di scavalcare il lavoro nero, è altrettanto vero che tale istituto non fa altro che legittimare progressivamente la precarizzazione del lavoro.
Lo strapotere dei grandi gruppi imprenditoriali e multinazionali che delocalizzano e sovente non versano nemmeno i tributi in Italia, la folle iper-tassazione delle imprese che invece operano sul nostro territorio, oltrechè le logiche del mercato globalista che richiedono ed impongono una forza lavoro precaria, sempre intercambiabile, a basso costo e priva di pretese integrano un sistema produttivo che impedisce ogni crescita e stabilità.
L’inasprimento dei vincoli legati ai contratti a tempo determinato con maggiori oneri e la nuova durata di 24 mesi come tetto massimo, in un contesto simile non è sufficiente a spingere i datori di lavoro verso nuove assunzioni a tempo indeterminato, tanto più se si reintroducono i voucher.
La prima leva deve essere quella di porre le imprese (quelle che non delocalizzano) nelle condizioni materiali di assumere, abbattendo il muro fiscale che ne opprime l’operato, aumentando al contempo la formazione della forza lavoro.
In tal senso, l’introduzione della Flat Tax potrebbe costituire un primo strumento utile, peccato che tale tema sia totalmente sparito dall’agone politico dopo essere stato a lungo sbandierato in campagna elettorale.
Nel particolare, osservando la vicenda in relazione ai settori turismo ed agricoltura non appare così scontato il successo dell’operazione.
Se i voucher possono assumere una utilità per quelle mansioni fisiologicamente temporanee, della durata di poche decine di giorni in special modo in agricoltura, il rischio è quello di vederli diventare pretesto per non contrattualizzare affatto, nemmeno a tempo determinato, quelle prestazioni lavorative che si svolgono lungo un trimestre od un quadrimestre.
Se prendiamo in considerazione il Turismo, balneare e montano, non si può tralasciare che si tratta di un settore in cui vengono impiegati lavoratori stagionali durante l’arco di alcuni mesi consecutivi, in relazione al quale andrebbero invece, paradossalmente, potenziati i contratti a tempo determinato, anziché ripristinati i voucher.

Il sistema lavoro necessita di una radicale riforma fiscale, normativa e formativa, che sia finalmente in grado di trasformare la forza lavoro in una risorsa utile, anziché ridurla ad una massa di schiavi a basso costo, dando al contempo all’impresa che produce in Italia la dignità che merita.


Riferimenti, per saperne di più:
– Gazzetta Ufficiale del 13.07.2018
– “Di Maio fa retromarcia:tornano i voucher” di Chiara Merico su La Verità del 12.07.2018

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