Forza Italia al suo crepuscolo

di Riccardo Maccari.

Berlusconi si è imposto nella scena politica italiana nel 1993 con l’invenzione di un partito-antipartito che ha messo insieme quelli che allora erano ancora Lega Nord e MSI in un’alleanza certo innaturale (un partito personale di un plutocrate, un partito secessionista, un partito nazionalista), che però aveva l’obiettivo dichiarato, e per un anno vi è riuscito, di fermare l’avanzata al governo della macchina da guerra post e neocomunista. Dopo circa venticinque anni tormentati, a destra (l’anticamera dell’odierno fronte sovranista) si hanno tutte le risposte che servono per chiudere questa epoca politica – il berlusconismo – una volta per tutte. Silvio Berlusconi non ha mai avuto nulla a che fare né con la storia della destra (in quella di Almirante lo si sarebbe definito sprezzantemente, sic et simpliciter, un plutocrate qualunque) né con quella della Lega, ma vi si è inserito per convenienza personale e non politica in una contingenza storica straordinaria, quella di Tangentopoli e dello sgretolamento dei partiti della cosiddetta prima repubblica. Vi è chi, tanto nel fu MSI poi AN quanto nella Lega, si è adeguato a subirlo certo in parte nell’ebbrezza del potere, ma anche perché, alla fine, Forza Italia per oltre venticinque anni ha mantenuto un voto popolare superiore al 20 % e in una democrazia è il consenso a scegliere chi guida una nazione (cosa che a sinistra hanno da sempre faticato e faticano, lo si vede bene con l’epopea di Matteo Salvini, ancora ora ad accettare). Adesso – dopo anni di travagli giudiziari conclusisi in una sentenza definitiva per frode fiscale, di compagni di viaggio parimenti condannati per reati di non poca gravità, di politiche di consociazione prima con D’Alema con la Bicamerale, poi con Prodi in occasione dell’indulto, quindi alla luce del sole con la sinistra prima per sostenere Monti, poi, infine, per tenere su Letta juniore ed infine, tramite Nazareno, Renzi come stampella di un governo di minoranza del PD – anche l’ultima motivazione, il consenso, è prossima a sparire. Alle elezioni politiche Forza Italia ha ottenuto il 14 %, il minimo storico da quando esiste, secondo partito della coalizione (altra prima assoluta) dopo la Lega, e nelle tre tornate regionali e due amministrative che si sono seguite, in alcuni casi è riuscita a superare il 10 %, in parecchi altri non è nemmeno arrivata al 5, ed i sondaggi l’accreditano oggi di un risultato nazionale che oscilla in una forbice che va dal 7 al 10 %. Si può dire, finalmente, che il partito è maturo per l’estinzione (o per citare una battuta, ha esaurito la sua ragione sociale), come accade inevitabilmente a tutti i partiti personali. Al suo posto potrebbe nascere un piccolo movimento conservatore, magari guidato dal più intelligente ed autonomo politico di peso forzista, Toti, a trazione leghista, e dall’altra parte un centro residuale berlusconiano di fedelissimi in accordo con il PD (sembra sia già pronto anche il nome, invero molto originale, per tale formazione da inserire nel fronte repubblicano di Calenda: partito popolare italiano). E sarebbe un grande bene, in definitiva, che agli elettori fosse tutto chiaro su chi è o non è a favore di questa Unione Europea, su chi è per un ritorno alla sovranità nazionale e su chi va a traino della Merkel e di Juncker, su chi aspetta l’ennesimo abbraccio con il PD per cercare di sopravvivere e su chi sarà sempre nemico delle sinistre, su chi ha politiche chiare e dure di contrasto a criminalità e immigrazione e chi si fa portatore di un surreale garantismo pannelliano, costi pure ai cittadini di subìre ogni delinquenza impunita (si veda il voto di Forza Italia nella passata fine legislatura che ha affossato l’ottimo ddl del leghista Molteni sulla certezza della pena o le uscite comicamente buoniste contro l’attuale ministro degli Interni). I retroscena di diversi giornali parlano, oltre che dei tanti consiglieri comunali, provinciali e regionali, assessori e via dicendo, che dalla nave che affonda migrano e verso una Lega data al 30 %, e verso Fratelli d’Italia, nonché di un numero di parlamentari cospicuo, pronto alla fuga, in attesa che venga aperta la porta del movimento di Salvini anche alle camere. Il centrodestra, questo centrodestra, non esisterà più già per le prossime europee, appare evidente. L’auspicio è che si proponga una coalizione sovranista in cui centrale sarà la Lega, con FDI alla sua destra e un nucleo ex forzista filoleghista che nel totale possa mirare al 40 % e ben oltre. Matteo Salvini, tra le ultime ma non meno importanti cose da ricordare, è riuscito in quello che la sinistra non ha mai saputo né voluto in realtà fare, sconfiggere Berlusconi, che al suo tramonto (anagrafico e politico) continua ossessivamente ad inveire contro giustizialisti e forcaioli (i quali ora sono in primis i leghisti) e scimmiotta perfino, in modo patetico, la Boldrini invocando umanità nelle politiche sull’immigrazione (non poi una novità, giacché chi ha memoria rammenta l’ex Cavaliere con le lacrime copiose versate per gli extracomunitari albanesi e in Tunisia a produrre inviti televisivi alla popolazione a venire in massa da noi). Si chiuda dunque quest’era ed inizi quella di una destra patriottica e nazionalpopolare di grande portata, che rivoluzioni l’Italia per riportare a nuova vita i valori distrutti da decenni di cattocomunismo e liberismo/liberalismo nell’economia, nella morale e nei costumi.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *