Avete rotto con il “patentino di voto”

di Manuel Di Pasquale.

Anche questa sarebbe una “polemica da bar” che sarebbe dovuta terminare parecchio tempo fa. Invece, complice l’ascesa di Salvini e dell’esecutivo “gialloverde”, i “semicolti” continuano: alcuni voti valgono di più, serve il “patentino di voto”. Fattoria degli animali, dove loro rappresenterebbero i maiali. Animale che, nella realtà e non nel libro di Orwell, è perfetto per descrivere chi compie simili ragionamenti da Marchese Del Grillo.

Su che base poi? Perché si frequenta l’università? Perché si è europeisti? La forza motrice economica di questo paese è sempre stata negli “ignoranti”. Anzi, termine caro ai semicolti, negli “analfabeti funzionali”: parola che è stata svuotata di significato, come già successo per le parole “razzismo”, “fascismo” e così via.

Semicolti che amano presentarsi per etichette, che alla vera prova dei fatti valgono poco, mentre quelli a cui vorrebbero togliere il diritto di elettorato sono coloro che, nel proprio piccolo, campano famiglie, lavorano, assicurano un futuro ai propri cari.

Perché questi semicolti vogliono parlarci “d’amore”, ma non vedono l’amore che è in casa nostra? Campare una famiglia, facendo sacrifici, è vero amore. E se la persona che fa ciò non è europeista dovrebbe valere di meno? L’attuale situazione non ha generato intellettuali, ma fomentato masse saccenti.

Voglio fermare “l’emorragia di umanità”, ma non si accorgono della loro fuoriuscita di bile.

Per loro conta più la medaglietta, la spilletta da esporre da buoni, ma si dimenticano che la bontà va accompagnata dalle parole. E nessuno può ergersi a essere superiore su un altro, perché ognuno di noi è più preparato di un altro in una determinata materia.

Soprattutto per la politica, che essendo un’arte, è una materia soggettiva: ve la sentireste di dare un “patentito da pittore” a Michelangelo e di non darlo a Van Gogh? Oppure di dare il “patentito da scrittore” a Dante e non a D’Annunzio?

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