Juncker ci riprova: 6.000 euro per ogni migrante accolto dal Mediterraneo

di Manuel Massimiliano La Placa.

Non fossero bastati gli eloquenti messaggi inviati dai più alti responsabili europei negli scorsi mesi all’indirizzo del Governo Conte, la Commissione Europea di Jean Claude Juncker ritorna alla carica facendo leva, questa volta, sul tintinnio delle monete per ammorbidire la posizione italiana sull’immigrazione.

È infatti rimbalzata dal Financial Times in questi giorni la notizia della proposta, peraltro già rispedita al mittente, di assegnare 6.000 euro a tutti gli Stati membri per ogni migrante accolto e salvato dalla rotta del Mediterraneo fino ad un massimo, però, di 500 persone.
Premessa la totale inutilità dell’iniziativa, posto che le recenti esperienze ci insegnano che a bordo di una sola nave posso arrivare in un unico momento fino a 450 migranti, la gravità di una mossa del genere sta altrove, cioè nella cecità e nella profonda irresponsabilità che vi stanno alla base.
All’establishment europeo continua a non importare pressoché nulla della reale risoluzione dei problemi negli Stati da cui hanno origine i flussi migratori: sul tema non si discute in modo serio né di task-force, né di piani di sviluppo gestiti dalla cooperazione tra gli Stati dell’Eurozona.
Quel che preme, invece, costantemente ed ossessivamente è una sterile ed infruttifera accoglienza a tutti i costi, ritenendo di tutelare la vita umana dei migranti stanziando un valore monetario indicativo una tantum, purché qualcuno se ne faccia carico ad ogni costo, e poco importa se gli Stati ospitanti non hanno sufficienti risorse per mantenere nemmeno chi già ci vive.
È palese che questo modo di fare disordinato, forsennato e del tutto fuori dalla realtà altro non fa se non generare una progressiva predita di credibilità delle istituzioni europee, fomentando la disaffezione dei popoli verso tutto ciò che esse vorrebbero rappresentare.
Se rivolgiamo l’attenzione solo all’Italia, notiamo che circa 5 milioni di immigrati, regolari ed irregolari, soltanto nel 2015 hanno posto al bilancio dello Stato circa 16,6 miliardi di euro di spesa (come enunciato dalla Fondazione Leone Moressa) tra istruzione, Servizi Sociali e Sanità, uscite per le quali gli “aiuti” finanziari dell’Europa appaiono totalmente inadeguati.
Il tutto, a fronte di un quadro in cui a pagare regolarmente i tributi sono stati soltanto gli immigrati regolari, per non oltre 11 miliardi di euro.
È di fronte al collasso di sistemi del genere che l’UE non è capace di dare risposte concrete, se non imponendo tagli, austerity e sacrifici.

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