Intervista a Diego Fusaro, volto italiano della filosofia anti-mondialista

di Francesco Scannicchio.

Docente universitario, volto della filosofia moderna e noto critico del pensiero unico e della globalizzazione, oggi conosceremo Diego Fusaro.

Cosa significa al giorno d’oggi essere un filosofo?
Essere un filosofo essenzialmente significa provare a muoversi nel difficile confine tra l’eterno e il proprio mondo storico; il filosofo, come insegna Hegel, non fa altro che provare a porre in relazione il proprio mondo storico comprendendolo con l’eterno,con ciò che è eternamente vero, buono e giusto; questo dovrebbe fare oggi il filosofo, che è ben altra cosa rispetto al profilo oggi dominante che è quello dell’ideologo; l’ideologo è invece quello che prova a legittimare il presente e i rapporti di forza mostrandoli come giusti, eterni e intrascendibile e quindi rinuzia a mettere in relazione l’oggi con l’eterno e trasforma l’oggi in una specie di eterno stesso, giusto buono e intrascendibile. Oggi abbiamo per lo più ideologi e pochi filosofi.

Secondo lei il sistema attuale è guidato da poteri forti mondialisti ai danni della classe dei lavoratori, come pensa di cambiare radicalmente questa situazione?
Più che di classi di poteri forti, parlo di classi dominanti apolidi finanziari i quali stanno facendo la loro guerra di classe che significa portare via i diritti ai lavoratori, cioè le conquiste sciali, portare via le conquiste dei ceti medi borghesi, precarizzare il lavoro, globalizzare l’economia quindi spazzare via i diritti dei lavoratori e dell’artigianato piccolo borghese e imporre l’interesse del mercato deregolamentato e dei potentati multinazionali contro il ceto medio ed le classi lavoratrici. Oggi il conflitto di classe gramscianamente si vede ridefinito come un conflitto tra una classe mondialista finanziaria in alto e il precariato in basso, cioè una classe che tiene insieme il vecchio ceto medio borghese e la vecchia classe lavoratrice perché sono gli sconfitti della mondializzazione.

Il governo Lega-Movimento 5 stelle continua il suo percorso, crede che siano sulla strada giusta? Ritiene che si tratti di una ricetta adeguata contro le lobby di potere?
Lo scopriremo solo vivendo. Alcuni elementi sono positivi e lasciano ben sperare, ad esempio la lotta contro il precariato, contro il fenomeno riders, contro le delocalizzazioni, contro la deportazione di massa chiamata immigrazione e così via. Però ci sono alcuni elementi che lasciano sperare meno come ad esempio Tria che è evidentemente una sorta di emblema del liberismo inserito all’interno del governo.

Cosa ne pensa dei provvedimenti economici di questa amministrazione apparentemente contrastanti tra loro come il Reddito di cittadinanza e la Flat Tax? 
Penso che la Flat tax possa giovare al ceto medio perché abbassa le tasse. Il reddito di cittadinanza possa, come provvedimento momentaneo, giovare ai ceti più deboli. Il problema è che bisogna anche colpire la classe dell’aristocrazia finanziaria, ossia il signore globalitario e per farlo bisogna fare tassazioni serrate sulle speculazioni finanziare, inserire la Tobin tax e fare forme di attacco contro la classe finanziaria e apolide in modo da tutelare invece i ceti medi e le classi lavoratrici.

Reputa il presidenzialismo, storico cavallo di battaglia di tutto il centro-destra di cui si parla sempre più spesso negli ultimi tempi, una valida forma di governo?
No, credo che sia inadeguato rispetto alla storia italiana; non si possono prendere modelli che valgono magari bene in altri paesi con storie diverse; importarli sarebbe peccare di scarso senso storico, quindi non penso che sia un modello efficacemente applicabile, penso che vada bene per altri paesi ma penso che l’italia non sia fatta per quel modello.

La sua figura ha creato molto scalpore negli ultimi mesi perché nonostante l’estrazione politica di sinistra spesso esprime pareri molto vicini all’area di destra, crede ancora nelle collocazioni politiche o le ritiene superate?
In effetti desta scalpore perché il pensiero unico ha bisogno sempre di casellare, io non sono rubricabile, ho valori di destra e idee di sinistra; valori di destra (Dio, la famiglia, la Patria, la Nazione) e idee di sinistra (solidarietà comunitaria, la difesa delle classi deboli, la centralità del lavoro e dell’emancipazione), quindi spariglio le carte e non sono né di destra e né di sinistra o se preferite sono entrambe le cose e sono al di là del pensiero unico libertario oggi egemonico. Ritengo superata la dicotomia destra o sinistra, oggi la vera dicotomia è alto e basso, difesa del mondialismo capitalistico alto o difesa delle classi nazionali popolari oppresse dalla mondializzazione in basso con necessaria riconquista della sovranità nazionale come via privilegiata per difendere il basso e gli interessi delle classi lavoratrici e dei ceti medi.

Nelle ultime ore è salita nuovamente la tensione tra Stati Uniti e Iran con l’alternarsi di dure minacce, da dove nasce il problema? Qual è la chiave per risolverlo?
Il problema nasce dal fatto che l’Iran è uno stato non allineato e non sottomesso al nuovo ordine mondiale americano centrico, sicché gli Stati Uniti continuamente mirano ad aggredirlo, come hanno già fatto con tutti gli stati non allineati. Spero che l’Iran abbia la forza di resistere e di opporsi a questa tensione globalista del nuovo ordine mondiale.

Molti giovani recentemente si sono avvicinati alla politica iniziando a militare nei partiti con molta dedizione, può essere nuovo punto di partenza per la società?
Potrebbe esserlo e rivela sicuramente un ritorno di interesse per la politica, il problema è che i partiti oggi esistenti sono perlopiù duplicazioni dell’esistente, non hanno idealità alternative, questo è il dramma del nostro tempo, si dividono solo per calcoli quantitativi e cifre ma non per grandi ideali di riferimento. Tuttavia è buon segnale perché rivela che le nuove generazioni sono desiderose di futuri alternativi.

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