Rispettare le altre culture amando (soprattutto) la nostra

di Pasquale Guacci.

Il titolo sembra banale, perché esprime un concetto di facile comprensione anche per uno scolaretto. Eppure per molti, nel Paese di: Santi, poeti, navigatori e allenatori esaltare questo sentimento diventa un qualcosa di sospetto o un concetto obsoleto e superato. Insomma: sentirsi patriottici sembra una prima forma di razzismo. Non c’è nulla di più sbagliato!
Esistono ancora le Patrie, esistono i confini e le diversità ed è questo il concetto fondamentale che occorre capire e far capire.
Apprendo che la parola “Patria” deriva dal latino “Patriae” ossia terra dei padri (non me ne voglia l’ex presidentA della Camera Laura Boldrini) e racchiude una nazione, territorio formati da un popolo che fa uso di lingua, usi e tradizioni uguali o simili.
Significato che turba, e non poco, i “radical-chic” e tutti coloro facente parte di una massa indistinta globalizzata che promuove un mondo senza confini e identità. Sembra quasi che oggi non si possa appartenere ad un popolo. I persecutori della tradizione e del patriottismo non vogliono sentire ragioni e, in nome della loro superiorità morale, fanno quello che gli riesce meglio: giudicare e sentenziare. Tricolore nelle aule scolastiche? “Esclusione” dei bimbi stranieri. Un padre e una madre? Concetti superati, sono due persone qualunque. Patria? Una terra come le altre. Secondo loro l’Italiano esisterebbe soltanto dinanzi alla legge, che soltanto per lui non ammette ignoranza e se pretende, o chiede solo, che anche gli altri rispettino le regole (unica garanzia di CIVILTA’) diventa un volgare nazionalista e di conseguenza xenofobo/razzista.
Per i promotori del pensiero unico stile Orwell, il senso d’appartenenza genera una sequenza di varie chiusure mentali e nell’ordine: alza le barriere e chiude le porte alla famosa “integrazione” in primis; esalta la razza e di conseguenza partorisce ignoranza e razzismo poi. E’ necessario credere nella diversità! La diversità è tutto ciò che ci resta e colora il mondo rendendolo meravigliosamente UMANO. Gli incontri tra differenze inducono ad instaurare rapporti di forza tra le persone, che sarebbe stupido sminuire o (addirittura) ignorare ed è questo uno dei concetti cardine della Destra. Credere in un mondo regolato da un ordine delicato, costellato a sua volta da nobili diversità che non possono, e non devono ridursi a diventare qualcosa di incolore o insapore. L’uomo, nelle relazioni che lo collegano ad altri uomini, agisce e si distingue utilizzando gli elementi che lo DIFFERENZIANO.
Dove vai se non sai da dove vieni? Se non sai “chi sei”? Come fai a “far integrare” o a “integrarti”?
Dal basso della mia non sapienza credo che un integrazione SERIA potremmo averla solamente recuperando un sentimento considerato obsoleto, INTEGRANDO il “diverso” nel nostro sistema di leggi e regole (che poi non funzionano ma, vabbè…Questa è un’altra storia e merita un discorso a parte). Ricordiamo ai nostri familiari, ai nostri amici quanto è bello sentirsi ed ESSERE Italiani ma ricordiamolo soprattutto, a quegli Italiani che lo sono solo per ragioni giuridiche, quelli che sono pronti a sfiduciare sempre e comunque il nostro Bel Paese e a rinnegare o confondere il concetto di Patria. Quelli che si sentono i soli custodi della verità inopinabile, i più elevati culturalmente, i migliori nel loro modo di pensare ed agire, i maestri del “politicamente ed umanamente corretto”.
Scommetto che, leggendo queste parole, vi diventano più chiari i volti di chi fa parte di questa “elitè”. Si, sono proprio quelli che vi etichettano come Nazionalsocialista ignorante perché vi rispecchiate in un pensiero DIVERSO da loro. Ricordategli che prima di sentirvi “Europei” (già fa ridere cosi), prima di sentirvi “cittadini del mondo”, prima di tutto vi sentite Italiani rispettosi di ogni diversità. Ricordategli quanto è travolgente quel sentimento alla sola vista del Milite Ignoto o del Golfo di Napoli o della Cattedrale di Santa Maria del Fiore oppure ricordategli quanto è bello incontrare un connazionale in terra straniera e questo sentimento diventa ancora più forte!
Ricordateglielo perché non c’è nulla di più sacro e nobile che amare la propria Patria e solo cosi saremo in grado di comprendere e integrare le altre culture, e perché come cantava Giorgio Gaber “io non mi sento Italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Per fortuna o purtroppo? Per fortuna, per FORTUNA LO SONO”.

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