5 buoni motivi per non fermare le grandi opere e l’Italia

di Michele Schiavi.

Il Movimento 5 Stelle non ha mai fatto molto fatica a negarlo: la “decrescita felice” può essere una ricetta economica funzionante per la nostra Nazione. Nulla di più aberrante.
Il rischio di “tornare indietro” in questi giorni è davvero alto, fosse per i parlamentari pentastellati i lavori per la TAV (alta velocità Torino-Lione) e il TAP (gasdotto Azerbaijan-Puglia) sarebbero già annullati e l’Ilva immediatamente chiusa. Al momento, anche se a voce bassa, la Lega ha negato che nel contratto sia previsto lo stop a queste importanti infrastrutture, al massimo deve essere fatta una “rivisitazione” dei lavori. Saremmo curiosi di capire cosa voglia dire. “Rivisitazione” sa tanto di linguaggio politichese: può dire allo stesso tempo annullamento dei lavori, ridimensionamento del progetto (con miliardi di penali da pagare) o andare avanti come si è fatto fino ad oggi.
Indipendentemente da quello che deciderà il governo gialloverde la discussione è assurda di per sé. In un Paese come l’Italia che ha bisogno di infrastrutture, vie di comunicazione e di raggiungere l’indipendenza energetica la politica dovrebbe essere impegnata a programmare gli investimenti e i progetti futuri. Invece no. Ancora una volta ci ritroviamo a mettere in discussione progetti avviati da decenni, rallentandone ulteriormente la loro realizzazione. Sono almeno quattro i motivi per cui l’Italia non può e non deve rinunciare alle grandi opere.
Primo: ne abbiamo un disperato bisogno. Se il sistema Italia vuole attirare investimenti stranieri e permettere alle proprie imprese di continuare a crescere non può più rimandare questi investimenti fondamentali.
Secondo: queste opere dal valore di miliardi di euro cambiano molto spesso anche gli equilibri geopolitici. La Tav rappresenta un importante accordo con la Francia, la realizzazione del Tap è fondamentale per i nostri rapporti con l’Azerbaijan e con gli Stati Uniti d’America, primi sostenitori del progetto per diminuire l’influenza del gas russo nella politica estera europea. Annullare i progetti significherebbe aprire crisi diplomatiche molto importanti.
Terzo: le cifre non indifferenti che dovremmo pagare se ci ritirassimo dai lavori, le cosiddette penali, che solo per il Tap ammonterebbero a qualche decina di miliardi di euro. Anche l’immagine che lo Stato darebbe di sè non sarebbe delle migliori: davanti ai cittadini tartassati con che coraggio il governo imporrebbe nuove tasse per pagare queste penali? Con che coraggio direbbe “scusate, ma le grandi opere a noi non piacciono”, quindi dovete pagare voi?
Quarto: le migliaia di posti di lavoro che andrebbero persi e che oggi sono garantiti dalla lunga programmazione tipica di queste opere. Solo per la TAV, ad esempio, i posti di lavoro diretti sono circa 8000 a cui poi si deve aggiungere tutto l’indotto.

In questo governo che di ideologico non ha nulla, si fa davvero fatica a capire perché ci siano questi paraocchi e pregiudizi sulle grandi opere. Nel migliore dei casi è semplice incompetenza, nel peggiore è l’inizio di un vasto programma di decrescita felice. Il sogno dei 5 stelle.

P.s.: ultimo, ma non per importanza c’è anche un quinto motivo sul perché bisogna completare le grandi opere. Davvero vogliamo darla vinta a centri sociali e comitati comunistoidi che hanno mandato in ospedale, in questi anni, qualche centinaio di agenti delle forze dell’ordine? No grazie.

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