Cosa ci insegna il caso di Daisy Osakue

di Federica Ciampa.

La sera tra il 29 e il 30 luglio Daisy Osakue, 22 anni, nata in Italia da genitori nigeriani, viene colpita al volto da un uovo lanciato da un’auto in corsa, mentre stava attraversando la strada, a Moncalieri (Torino). La giovane, campionessa italiana di lancio del disco, viene subito soccorsa da un gruppo di persone e trasportata all’Ospedale Oftalmico di Torino, in cui dovrà essere operata per rimuovere un frammento di guscio d’uovo, finitole all’interno dell’occhio. È una chiara emergenza razzismo, secondo gli esponenti della sinistra italiana, imputabile al ruolo di Matteo Salvini in questo neo-Governo. Nonostante ciò, i carabinieri escludono da subito il movente razziale, in quanto, nei giorni precedenti, dai soggetti presenti nella medesima auto, erano state lanciate altre uova contro i passanti, colpendo tre donne e la casa di un anziano, però caucasici.

Trascorrono i giorni. Si susseguono i commenti e le dichiarazioni.

E se fossi stata un’altra ragazza?” si chiede la giovane atleta. Se fosse stata un’altra ragazza l’episodio non sarebbe nemmeno finito sui giornali.

Ce ne andremo dall’Italia” tuona Iredia Osakue, padre di Daisy. Se questo elemento lasciasse l’Italia, però, non sarebbe un male, visti i numerosi reati da lui commessi qui, tra i quali, a titolo esemplificativo, ricordiamo solo tentata rapina, spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione.

Nel frattempo, i carabinieri lavorano ed identificano i tre aggressori, i quali vengono denunciati per lesioni ed omissione di soccorso. Sono tre ragazzi italiani abitanti a Vinovo, La Loggia e Moncalieri, che hanno utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno di essi, per compiere queste gesta goliardiche. Il proprietario dell’automobile in questione è un consigliere comunale del Partito Democratico a Vinovo: di conseguenza, uno degli aggressori è suo figlio.

Da questa vicenda, come dalle favole di Esopo, è bene trarre una morale.

In primo luogo, è bene attenersi a ciò che viene evidenziato dalle forze dell’ordine che seguono in prima persona questi casi, attendere l’evolversi degli eventi e, solo infine, gridare al razzismo.

In secondo luogo, è evidente il fatto che coloro i quali vogliono insegnare l’accoglienza e la tolleranza ad una Nazione intera, nonostante abbiano malamente perso tutte le tipologie di elezioni che si sono svolte da dicembre 2016 ad oggi, spesso, non sono nemmeno in grado di insegnare semplice educazione ai loro figli.

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