Emergenza razzismo? Una perfetta tempesta mediatica voluta dalla sinistra (che è l’unica ad essere razzista)

di Michele Schiavi.

Lo stato maggiore del Partito Democratico guidato dal segretario Maurizio Martina e dall’ex-premier Matteo Renzi al grido di #torniamoumani denuncia l’emergenza razzismo che sta coinvolgendo la nostra Nazione. In modo particolare Matteo Renzi si riferisce al caso di Moncalieri dove l’atleta azzurra Daisy Osakue è stata colpita da un uovo a suo dire “solo perché nera di pelle”. La reazione del senatore Pd non si è fatta attendere e immediatamente ha chiosato che “gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una emergenza” e che la campionessa è stata “selvaggiamente picchiata”.
È molto curioso leggere che i paladini della lotta alle fake news si siano ridotti a stolti megafoni al servizio della propaganda radical-chic. Perché questo è. Vediamo di riordinare i fatti relativi alla vicenda di Daisy Osakue.
Durante la notte del 30 Luglio, poco dopo l’una, alcune persone a bordo di un Fiat Doblò (dettaglio da non trascurare) lanciano delle uova che vanno a colpire la ragazza ventiduenne nera che viene immediatamente soccorsa dal 118 e portata in ospedale dove viene riscontrata una lesione della cornea. La ragazza, nel suo incontro con i Carabinieri, ha immediatamente escluso il movente razzista dichiarando che “il gesto non è stato accompagnato da insulti a sfondo razziale” aggiungendo poi che “se non avessero lanciato l’uovo contro di me forse lo avrebbero lanciato contro un palazzo”. L’atleta è quindi la prima ad affermare che quelle ferite sono dovute a dei criminali, molto probabilmente dei cretini, ma che non hanno nulla a che fare con il colore della sua pelle. La mattina successiva i Carabinieri emettono un comunicato stampa in cui specificano che le “prime verifiche hanno escluso che l’azione sia riconducibile a discriminazione razziale”, in completo accordo con le dichiarazioni della Osakue. Evidentemente le verifiche successive hanno confermato questa ipotesi dato che la mattina del 31 Luglio la procura di Torino ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui ipotizza lesioni senza l’aggravante razzista.
Ma allora perché è scoppiata questa polveriera? Non per i tweet di Matteo Renzi e Maurizio Martina. Meglio, non solo per quelli, ma soprattutto per le dichiarazioni che l’atleta, forse condizionata dalla tessera dei Giovanni Democratici (movimento giovanile del PD) che porta in tasca, ha rilasciato ai più importanti tg nazionali affermando che “non stavano cercando lei, ma sicuramente l’obiettivo era una ragazza di colore” e che quindi l’aggressione era a sfondo razziale. Non lo avesse mai detto: tutti i telegiornali, a partire da Tg1 e SkyTg24, e i grandi giornaloni come La Repubblica, La Stampa e il Corriere della Sera hanno costruito una perfetta tempesta mediatica, richiamando anche i casi di presunto razzismo dei giorni precedenti (uno già smentito dalle indagini, l’altro ancora in corso di valutazione), rilanciata poi da tutti gli esponenti della sinistra. Il tutto fregandosene delle dichiarazioni di Daisy ai Carabinieri e del comunicato stampa dell’Arma. Sono stati poi gli stessi militari a dichiarare che l’episodio non è il primo nella zona e che esiste una vera e propria “banda dell’uovo” che, nonostante il simpatico nome faccia pensare a qualche film per bambini, aveva già colpito nei giorni precedenti un pensionato e tre donne bianche mentre uscivano da un ristorante.
Ora specifichiamo bene: l’aggressione (che non è un pestaggio selvaggio come ha scritto Renzi) c’è stata e i colpevoli sono dei criminali da condannare senza se e senza ma. Nonostante questo bisognerebbe per lo meno aspettare la fine delle indagini prima di gridare al razzismo con l’unico risultato di diffondere false notizie e di alimentare l’idea falsa di un clima da segregazionismo del Sud degli Stati Uniti degli anni ’50. Anche perché il rischio è quello di far crescere in maniera esponenziale una differenziazione razziale scavando un solco tra neri aggrediti e bianchi aggressori quando in realtà bisognerebbe fare un’unica distinzione tra criminali da mettere in galera e gente per bene da lasciare vivere in santa pace.
Maurizio Martina può stare in pace: nessuna spirale razzista sta colpendo il nostro paese e nessuna banda stile Ku Klux Klan si sta formando in Italia.

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