Quale democrazia? L’ultima trovata del Carnevale Grillino

di Pasquale Ferraro.

“La storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”, recita una celebre espressione di Carlo Marx, una frase che potremmo scolpire in futuro sull’epitaffio politico del movimento grillino.
Non siamo in grado di stabilire quanto durerà questo fenomeno, ma quando si dissiperà all’orizzonte come tutti i fenomeni storici, allora giudicheremo con metro critico, e con un’attenta analisi storica, un fenomeno che tra il giullaresco e l’imitazione “maccheronica” del giacobinismo, influenza ormai da anni la vita politica del nostro paese. Possiamo oggi limitarci ad una pacata analisi della cronaca politica, cosi da osservare le prodezze “rivoluzionarie” dei penta-stellati.
Sono varie e variopinte, le proposte, le esternazioni e gli auspici, che sono provenuti nel corso del tempo dai ranghi di un movimento che rappresentando nulla più che un fenomeno definibile sinteticamente come rabbia sociale, caratterizzandosi sempre per la totale assenza di una visione complessiva delle cose.
Neanche l’evoluzione a forza di governo è riuscita nell’intento di scardinare questo vuoto ideologico nel quale si inseriscono le più assurde proposte, degne del più isterico degli sciamani.
L’ultima iniziativa, che si muove su una sottile linea, fra l’assurdo e l’oltre-assurdo “al di là del bene e del male” è quella di ritornare alla “Democrazia” di tipo Ateniese. C’è da ammettere che di tutte le proposte di restaurazione del passato questa meriti il primato assoluto, ma ironia a parte ciò dovrebbe farci riflettere su una classe dirigente che di rivoluzionario non ha nulla. Pare che dalla parte della Casaleggio non abbiano dimestichezza con la filosofia classica, certo non con Platone, né con Aristotele, altrimenti capirebbero bene, che cosa effettivamente fosse la democrazia ateniese, e cosa la differenzi dal concetto contemporaneo di democrazia sorto nel XIX secolo e poi definitosi nel XX. La questione per quanto possa sembrare una sottigliezza teoretica, non lo è per nulla. Se è già grave il tentare di congelare ogni tipo d’iniziativa industriale e di sviluppo (TAV, ILVA) che per quanto cruciali per lo sviluppo dell’economia, passano in secondo piano quando ad essere minacciato è il pilastro della società occidentale, la più grande conquista: il sistema democratico.
Non importa se fosse o meno una provocazione, un tentativo di captare l’attenzione per distorcerla dai fallimenti della componente grillina al governo. Qui l’ironia non ha seguito, qui anche le parole del guitto perdono l’effetto comico, ma ciò che rimane è l’amarezza, lo sconforto derivante dalla consapevolezza di aver perso un’ altra occasione per l’Italia.

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