Aggressione a Daisy, non è razzismo. Ma Rula Jebreal aveva già individuato i colpevoli: un gruppo di neonazisti

di Alessandro Lutman

 

La Procura rintraccia gli aggressori, un gruppo formato da tre giovani che lanciavano uova per divertimento. Frattanto certo mondo dell’informazione creava la sua narrazione dei fatti. Rula Jebreal? La deriva del giornalismo.

Il verdetto: non è razzismo

Alla fine, a distanza di qualche giorno, è giunto il verdetto in merito all’aggressione subita dall’atleta italiana Daisy Osasuka: il gruppo di ragazzi ha agito per “goliardia”, confessando almeno altri sette lanci di uova nelle ultime settimane, perciò niente movente razziale. Un duro colpo per i vari giornalisti, politici e commentatori che hanno intravisto nel colore della pelle la causa del lancio dell’uovo. Un colpo che potrebbe risultare ancor più pesante per il Partito Democratico, nel caso in cui venisse confermato il proprietario dell’auto, ovvero un consigliere comunale della forza politica che era solito – come molti altri genitori – a prestare il mezzo al figlio. Insomma, oltre il danno persino la beffa. Ostico immaginare i volti degli esponenti democratici che nell’ultimo periodo hanno giocato la carta del razzismo per criticare il nuovo governo e, in particolare, il Ministro degli Interni.
Detto ciò, qualcuno potrebbe parlare di karma, di giustizia dal sapore divino, eppure altro non è che la semplice conseguenza – e al tempo stesso potenzialmente spietata – dell’attuale modello di informazione e opinione: essere celeri, fornire il più presto possibile la notizia con annesso il commento. Poco importa se quest’ultimo risulta erroneo. Poco importa se la narrazione di un evento preceda, e voglia precedere, le indagini delle forze dell’ordine e che queste successivamente confutino le parole dei vari opinionisti, giornalisti e politici. Non è rilevante quanto essere i primi a fornire plausibili spiegazioni.
Come recita il titolo di un altro mio articolo: se questa è l’informazione. A cui aggiungerei: possiamo stare tranquilli che il distacco tra giornali e persone continuerà ad ampliarsi e a formare un abisso che difficilmente potrà essere colmato. Ma questo è argomento che non può essere affrontato in tale sede, in quanto meritevole di maggiore spazio e di una riflessione ben più ampia.

Rula Jebreal, il gruppo Neo-Nazi e non solo disinformazione

Se pur tuttavia i vari articoli apparsi su testate giornalistiche, anche autorevoli, potevano essere inquadrati all’interno del contesto in cui stiamo vivendo, perché è innegabile che l’Italia stia soffrendo un periodo di tensione e di inasprimento dei toni e degli atteggiamenti, non si può far passare con un’alzata di spalle il tweet apparso il 30 luglio sul profilo di Rula Jebreal.
La giornalista vanta sulla piattaforma “Twitter” ben 113mila followers, ha un seguito eterogeneo considerato che scrive il più dei suoi commenti in lingua inglese – dunque comprensibili da un pubblico ben più vasto -, dunque ha la capacità, nel bene e nel male, di influenzare un numero elevato di persone. E se chi conosce la realtà italiana può difendersi dalle sciocchezze da lei scritte, non altrettanto si può affermare per chi vive al di fuori dei nostri confini e si informa unicamente dal suo profilo. A mio dire, sbagliando.
Una professionista dell’informazione – perché, che la apprezziate o meno, questa è la realtà – con un seguito così numeroso non può permettersi di confondere l’opinione con notizie palesemente false, e rivelatesi tali a distanza di solo tre giorni.

Il tweet, come detto, risale al 30 luglio. L’aggressione alla notte tra il 29 e il 30 dello stesso mese. Non passano neppure ventiquattro ore che Rula Jebreal ha già individuato la categoria degli aggressori: è un gruppo di neonazisti. Nel frattempo la Procura indaga, cerca gli aggressori e tenta di comprendere le ragioni del gesto, ritenendo che “almeno per il momento, non ci sono elementi che possano far pensare a una matrice xenofoba alla base dell’aggressione”. Così si legge sul Corriere della Sera dell’1 agosto. Incomprensibile comprendere come una giornalista, che plausibilmente non abbia mai messo piede a Moncalieri dopo il fatto, possa fare affermazioni di tale genere in pubblico; perché fosse un’esternazione fatta in osteria o in bar, la si potrebbe capire e ridurre a cavolata del giorno, purtroppo qui si parla di un personaggio pubblico e che parla, come detto, a migliaia di persone.
Non finisce qui. Benché bastasse il primo periodo per far rabbrividire qualunque studente di giornalismo, nonché per far muovere in ognuno di noi l’interrogativo “quanto coraggio possiede” – perché non è certo da tutti riuscire a spararle così grosse mantenendo al tempo stesso una sconcertante quanto inspiegabile sicumera -, la Jebreal osa di più. Afferma, infatti, che “le minacce stanno diventando sempre più micidiali – ma traducibile anche con feroci – per quelli di noi che non sono considerati “razzialmente puri” da parte del governo italiano.” Chi siano “quelli di noi” e quali siano i parametri adottati dal governo italiano per stabilire chi sia razzialmente puro è incomprensibile, soprattutto se si tiene conto che la condanna del gesto è giunta unanime dagli ambienti di sinistra come da quelli di destra, come lo dimostra il post scritto su Facebook dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

A questo punto bisogna porsi un ulteriore interrogativo: questa è semplice disinformazione? A mio parere, no. In un momento delicato e complicato come quello che l’Italia sta vivendo, messaggi di tal fatta hanno la forza di ampliare il solco presente tra le varie parti, o meglio, tifoserie.

E onestamente – mi permetto una chiusa del tutto personale – cara Rula Jebreal, di questo noi non sentiamo alcuna necessità. In particolare se i venti della tempesta vengono alimentati da chi, almeno a parole, vorrebbe che la tensione si allenti, e non il contrario.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *