Resilienza nipponica

di Pasquale Guacci.

6 e 9 Agosto 1945.
Due bombe atomiche non hanno intaccato minimamente l’animo del Giappone. Nonostante la sconfitta in guerra non hanno cacciato l’Imperatore, anzi. Hanno chinato il capo e con l’etica che li distingue hanno ricostruito il Paese. Guardiamo dove sono arrivati e la  dedizione nel giungere al traguardo. Nazione sovrana, tecnologicamente avanzatissima, tra le più ricche del globo e con un tasso di disoccupazione pressoché minimo. Noi oggi, invece, senza nessuna Hiroshima o Nagasaki; solo un sacco di sterili polemiche montate ad arte ed inutili gogne mediatiche. Ho scelto questa famosa foto perché riassume l’animo di un Paese sovrano e fiero del suo passato nonostante tutto. La foto ritrae un ragazzino di dieci anni, che ha appena perso la famiglia e porta sulle spalle il corpo senza vita del fratellino. Immobile, stoico, in attesa che quel corpicino venga cremato. Il fotografo americano, O’Donnell disse: “Un unico movimento impercettibile delle labbra, che sanguinavano. Si stava mordendo il labbro inferiore ma non versava una lacrima. La fiamma calava di intensità, come il sole al tramonto. Alla fine il bambino si volta e se ne va in silenzio, così com’è arrivato.”
Compostezza e serietà anche nel soffrire ma soprattutto resilienza. Nemmeno la “fine del mondo” scalfi’ l’animo Samurai di questa meravigliosa gente. Questo bambino ne fu la prova. Quanto abbiamo, ancora, da imparare

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