Sebastian Kurz: la Destra austriaca nel segno della gioventù

di Manuel Massimiliano La Placa

 

Dal dicembre del 2017 alla guida dell’Austria c’è un Cancelliere che non ha ancora compiuto trentadue anni.
Diciamocelo apertamente: si tratta di uno scenario che la classe politica italiana, tendenzialmente gerontocratica e a dir poco fossile (al netto dei recenti miglioramenti fatti registrare dalla composizione del nuovo Governo Conte), può soltanto sognare.
Ad oggi, dopo oltre un anno di lavoro, non soltanto Sebastian Kurz, classe 1986, rimane saldamente in vetta alle classifiche di gradimento tra gli esponenti politici austriaci, ma il suo partito, l’ÖVP – Partito Popolare Austriaco, si attesta al 33% in tutti i sondaggi.

Ma come ha potuto un esponente politico così giovane arrivare tanto in alto?
Nato a Vienna, Kurz ha iniziato ad occuparsi di politica a partire dai sedici anni, conseguendo la maturità scolastica e successivamente facendosi eleggere Presidente della Sezione Giovanile proprio dell’ÖVP, partito politico di Centro-Destra membro del Partito Popolare Europeo.
Nel 2005 decide di intraprendere gli studi universitari, iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza, tuttavia non porta a termine il percorso formativo, scegliendo di dedicarsi unicamente alla politica.
Nel 2009 si presenta alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Vienna e riesce, a soli ventitrè anni, ad essere eletto Consigliere.
I suoi concittadini ricordano bene la sua campagna elettorale dell’epoca, salita alla ribalta poiché Kurz si faceva accompagnare da ragazze succinte in automobile, per poi distribuire profilattici di colore nero, tonalità all’epoca caratterizzante il partito.
Una parentesi che, si dice, oggi il Cancelliere preferirebbe dimenticare, ma che ha rappresentato il primo gradino verso mete più ambiziose.

Nemmeno un anno dopo, infatti, nel novembre 2010 si candida alle elezioni nazionali e viene eletto deputato.
Nel 2011 inizia ad impratichirsi con la macchina amministrativa austriaca ricoprendo l’incarico di Sottosegretario agli Interni, con delega all’integrazione, settore che gli permetterà di testare con mano la spinosa questione immigrazione.
Va detto che, durante questo periodo, le posizioni politiche del primo Kurz sono parecchio centriste, moderate e liberali in piena sintonia con il modello Merkel, all’epoca molto più forte rispetto ad oggi.

Nel 2012 troviamo il Nostro rieletto deputato e, a partire dal dicembre 2013, Ministro degli Esteri con deleghe ai rapporti con l’Unione Europea ed all’integrazione.
Tuttavia, è il 2017 l’anno della svolta: il Partito Popolare Austriaco, da tempo inserito in un Governo di grande coalizione a guida Social-democratica, è in piena crisi elettorale, di consensi ma anche di uomini, in quanto appiattito su una classe politica vecchia e logora.
Kurz non soltanto comprende che il suo movimento necessita di un profondo ricambio generazionale per poter tornare competitivo, ma fiuta il consenso elettorale che vira a destra e decide di imprimere un netto cambio di passo alle proprie strategie.

Per prima cosa, quando gli viene chiesto di prendere in mano le redini dell’ÖVP accetta, imponendo però delle ferree condizioni: massima autonomia nella scelta dei candidati alle elezioni nazionali e potere di veto sulla candidature alle elezioni regionali e comunali; libertà di scegliersi i membri della propria Direzione politica nonché di scrivere la lista dei Ministri in caso di vittoria alle elezioni nazionali; totale indipendenza dai Governatori regionali e dalle organizzazioni fiancheggiatrici del partito.
Riesce quindi a ricostruire dalle fondamenta il movimento e ne diviene il leader nel maggio del 2017, subentrando a Reinhold Mitterlehner.
In piena ascesa, forte di una realtà politica tutta nuova, Kurz decide che è arrivato il momento di far saltare il banco e rompe l’alleanza di Governo con il Partito Social-democratico del Cancelliere Christian Kern, portando di fatto l’Austria ad elezioni anticipate.

Al contempo, sposta l’asse politico più a destra: immigrazione, sicurezza, euroscetticismo sono i cavalli di battaglia che consentono a Kurz, nell’ottobre del 2017, di vincere le elezioni sorpassando tutti i partiti rivali.
Me è nei mesi successivi che si svolge la battaglia decisiva, quella per la formazione del nuovo Governo.
L’Unione Europea freme e spinge con forza affinché l’Austria torni ad affidarsi nuovamente ad un Esecutivo di grande coalizione, edulcorato da toni social-democratici.
Kurz, invece, spiazza tutti e trova la quadra alleandosi con il Partito della Libertà austriaco, formazione di ispirazione nazionalista nelle cui fila ha militato anche Jörg Haider, prima di fuoriuscirne per fondare l’Alleanza per il Futuro dell’Austria.
L’ala sinistra viene, di fatto, tagliata completamente fuori dai giochi.

Sul piano politico, coerentemente con quanto inserito nel proprio programma di Governo, il nuovo Esecutivo si è avvicinato al Gruppo di Visegràd (Ungheria,Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) rigettando in modo netto la proposta dell’Unione Europea per l’assegnazione di quote fisse di migranti a tutti gli Stati dell’Eurozona.
Kurz si è peraltro sempre speso per una totale chiusura delle frontiere austriache innanzi alle ondate migratorie provenienti dall’Africa.
Al contempo, ha predisposto un sistema di tagli ai sussidi degli immigrati sul suolo austriaco ancora incapaci di parlare il tedesco, nonché il divieto di indossare il velo all’interno delle Scuole Elementari.
In ambito europeo, pur mantenendo un atteggiamento euroscettico, la posizione del Cancelliere è volta ad un ammodernamento dell’UE, da rendere più competitiva sul mercato: un tono piuttosto cauto, molto meno marcato rispetto a quello sinora ostentato da Capi di Stato come Viktor Orbàn.
Qualche problema interno sembra essere emerso recentemente, quando Kurz ha deciso di varare la riforma del sistema produttivo, concedendo ai datori di lavoro, soprattutto a quelli a capo di imprese di grandi dimensioni, la possibilità di aumentare la durata della giornata lavorativa da 8 a 12 ore senza dover passare obbligatoriamente dalle contrattazioni con i Sindacati e facendo gravare su ogni impiegato l’onere di dimostrare le eventuali ragioni ostative a lavorare le ulteriori quattro ore aggiunte a quelle ordinarie.
Una iniziativa alla quale hanno fatto seguito ondate di proteste in tutta Vienna.

Contemporaneamente, il Governo Kurz ha strizzato l’occhio guardando anche in casa nostra, proponendo la concessione della cittadinanza austriaca anche ai cittadini italiani di madrelingua tedesca e ladina dell’Alto Adige.
Il motivo appare abbastanza chiaro: carpire sufficienti consensi per poter ottenere, al momento opportuno ed in caso di necessità, la chiusura del confine al Brennero per rispedire al mittente eventuali migranti provenienti dall’Italia.

Se il neo-Cancelliere si rivelerà un fuoco di paglia oppure una stella destinata a brillare a lungo, lo potrà dire soltanto il tempo, anche se la fiducia riposta in lui dal popolo austriaco sembra avere già deciso.

Il lato di Kurz che ispira maggiore fiducia è il carisma finora dimostrato, la serafica risolutezza con la quale, seppure senza il bisogno di sbraitare e di creare polemiche, è sempre riuscito ad imporre la propria visione e la propria linea strategica.
Ciò che, invece, al momento convince di meno è l’indecifrabile posizione assunta nei confronti dell’Unione Europea, a tratti imbastita di feroce nazionalismo sul fronte immigrazione, a tratti troppo simile ad uno sterile alter-europeismo orfano di reali modelli alternativi da proporre, alla fin fine allineato allo status quo delle attuali istituzioni e dei meccanismi comunitari.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *