Marine Le Pen: il passato che non ritorna

di Manuel Massimiliano La Placa.

Classe 1968, laurea in Giurisprudenza, Avvocato.

Dalla fine degli anni novanta del secolo scorso ad oggi è protagonista indiscussa dello scenario politico francese, calzando le vesti di figlia d’arte ribelle.
Terzogenita di Jean-Marie, Marine Le Pen muove i primi passi politici all’interno del partito fondato dal padre, il Front National.
Infatti, nel 1998, seguendo la scia favorevole che vede il leader Frontista quale unico sfidante di Jacques Chirac alle Presidenziali, viene eletta Consigliere Regionale nel Nord-Pais-de-Calais, carica che mantiene fino al 2004.
L’anno decisivo, tuttavia, è proprio il 2002, quando alle elezioni per la massima carica francese il FN aumenta sensibilmente i propri consensi, pur perdendo al ballottaggio in favore dello sfidante.
Marine, assieme a tutta la nuova generazione di esponenti del partito, si rende conto che il punto di forza del Front, suo padre Jean-Marie, ne è al contempo anche il massimo elemento di debolezza: una presenza che, pur storica nella vita del movimento, ne frena irrimediabilmente la potenziale ascesa.
Inizia perciò ad elaborare una strategia volta al progressivo superamento di un tale ostacolo e, forte di un consenso interno sempre crescente (all’epoca non ancora intralciato dal padre), nel 2003 riesce a farsi eleggere Vice-Presidente del FN.
Messa in sicurezza la propria posizione, Marine può finalmente iniziare la lunga marcia di avvicinamento ai vertici della politica nazionale.
Nel 2004 decide di candidarsi alla Presidenza Regionale per l’Ile-de-France e, pur non vincendo, con il 12,3% dei consensi conquista un seggio.
Nello stesso anno viene, inoltre, eletta al Parlamento Europeo, carica che mantiene fino alla scadenza naturale del mandato, per poi essere rieletta
nel 2009.
Il buon momento politico di Marine trova ulteriore conferma durante le elezioni regionali del 2010, in occasione delle quali la sua candidatura nel Nord-Pas-de-Calais consente al FN di attestarsi al 18,31% dei voti al primo turno ed al 22,20% al secondo.
Il movimento targato Le Pen continua a radicarsi nei territori ed è innegabile il forte ascendente che Marine inizia ad esercitare sull’elettorato di riferimento.
Nel 2011 Jean-Marie decide che è arrivato il momento di farsi da parte, dimettendosi dalla carica di Presidente e lasciando a contendersi lo scranno proprio Marine e Bruno Gollnisch, da tempo suo uomo di fiducia.
Per Marine è un trionfo:viene eletta con il 67,65% dei consensi e, a partire da quel momento, il Front National non sarà più lo stesso, nel bene e nel male.
La nuova leader può finalmente mettere in atto la strategia alla quale lavora da quasi dieci anni: rinnovare completamente l’immagine del partito, rompendo con il vecchio modello paterno al fine di accattivarsi un bacino elettorale più ampio possibile.
E’ proprio questo l’elemento che, a lungo andare, incrinerà irrimediabilmente e progressivamente i rapporti padre-figlia.
Il primo banco di prova per il nuovo corso Frontista sono le Presidenziali del 2012, un appuntamento al quale Marine si presenta con la chiara intenzione di vincere, o almeno di fare la differenza.
Il risultato è obiettivamente straordinario: il FN dilaga pressoché in tutta la Francia e, superando di gran lunga il già storico risultato registrato nel 2002, si attesta al 17,9% dei consensi al primo turno.
Nonostante l’ottimo riscontro, tuttavia, le percentuali raggiunte non consentono alla Le Pen di accedere al secondo turno, nel quale si scontrano invece il Presidente uscente Sarkozy ed il socialista Hollande, poi risultato vincitore.
Inoltre, le ferree regole del sistema elettorale francese portano in quota al Front soltanto una manciata di eletti.
Tuttavia, il segnale è piuttosto eloquente: il Centro-Destra tradizionale è in piena crisi, con un Sarkozy nell’occhio del ciclone ed a corto di esponenti spendibili.
Per la Le Pen si spalanca uno spazio di manovra enorme, che le consente di pescare nel bacino elettorale moderato a piene mani.
Alle Europee del 2014 il FN è il primo partito di Francia.
La dura contestazione all’Euro come moneta unica ed alle istituzioni comunitarie nonché la lotta serrata all’immigrazione incontrollata ed al terrorismo internazionale sono la ricetta vincente che Marine fa rimbombare e dilagare in ogni piazza, in ogni strada ed in ogni palazzetto, martellando capillarmente tutte le regioni francesi.
Per il Front National il 2015 è un altro anno sugli scudi ed alle elezioni dipartimentali il testa a testa è tutto a Destra.
I socialisti crollano al 21,8%, sorpassati proprio dal FN che si attesta al 25,19% passando da uno a trenta consiglieri, subito dietro ai Repubblicani, primi con il 29,4%.
Appare chiaro che si tratta di semplice risaldamento, in vista del reale obiettivo di Marine: le Presidenziali del 2017.
La popolarità della leader del Front è ai massimi storici, tutti i media, volenti o nolenti, devono concedere spazio a lei ed a un movimento che, ormai sdoganato, ha tutte le carte in regola per ambire al governo nazionale.
Nel volgere di pochi anni, Marine ha forgiato un movimento laico, che si batte per la neutralità dello Stato in campo confessionale ma che, al contempo, si oppone ad ogni forma di finanziamento pubblico per la costruzione di nuove moschee sul territorio francese.
A fronte di una revisione delle proprie posizioni sui temi LGBT, che pure non le impedisce di impostare una campagna elettorale volta a tutelare i francesi in quanto popolo e la natalità come strumento di crescita nazionale, Marine si oppone fermamente alla legalizzazione di qualsivoglia tipologia di droga.
Si fanno sempre più stretti i rapporti con la Russia di Putin mentre sembra sempre di più sfumare e passare in secondo piano, inspiegabilmente, l’impegno sul fronte anti-europeista e monetario, fino a quel momento elemento trainante nel nuovo corso Lepenista.
La campagna elettorale per le Presidenziali del 2017 conferma e smentisce, allo stesso tempo, tutti i pronostici.
L’ala sinistra dell’agone politico è completamente allo sbando, incapace di rialzarsi dopo il vortice di polemiche che ha avvolto l’uscente Hollande.
Il Centro-Destra è praticamente in ginocchio, logorato dall’esperienza Sarkozy ed affidato, con pochissima convinzione, a Fillon.
Marine Le Pen spicca come favorita assoluta, sembra effettivamente giunto il suo momento.
Tuttavia, non ha fatto i conti con un avversario totalmente nuovo, Emmanuel Macron.
Quest’ultimo di presenta alla testa di En Marche!, un movimento di centro, completamente nuovo che, rifiutando scaltramente le etichette destra e sinistra, seppure da posizioni politiche liberiste e filoeuropeiste, rappresenta specularmente la nemesi del FN.
Il trabocchetto, per Marine, è dietro l’angolo: vedere la totalità delle forze partitiche moderate di sinistra e di Centro-Destra fare fronte comune, al secondo turno, su Macron pur di tagliare fuori il Front National.
Marine lo sa bene, e cerca di giocare tutte le carte che ha a disposizione senza risparmiarsi, pur dovendo fare i conti con una complicatissima situazione interna.
Jean-Marie, infatti, la attacca apertamente e pubblicamente accusandola di avere eccessivamente edulcorato le posizioni ideologiche del partito, perdendo così il sostegno dei vecchi sostenitori del FN senza riuscire ad acquisirne di nuovi.
L’elettorato percepisce la frattura, maldestramente messa alla berlina dagli stessi protagonisti, qualcosa inizia a scricchiolare pericolosamente.
Al primo turno, domenica 23 aprile, i principali protagonisti si confermano proprio Marine Le Pen ed Emmanuel Macron.
Il Front National aumenta ancora una volta i propri consensi e raggiunge il 21,30% dei voti, mentre la creatura di Macron si attesta addirittura al 24,01%.
Crollano i socialisti, fermi ad un non certo lusinghiero 6,36%, mentre i Repubblicani di Fillon chiudono al terzo posto, al 20,01%.
Per la prima volta nella sua storia, il FN ha la grande chance per vincere le elezioni.
Tuttavia, la fase politica è estremamente delicata e va gestita con la massima prudenza.
Con una mossa già studiata qualche tempo prima, Marine si sgancia dal partito, dimettendosi temporaneamente dalla Presidenza del Front, al fine di presentarsi a tutto l’elettorato nazionale come figura politica universale, con l’intento di attrarre anche i voti di chi, solitamente, storce il naso quando vede la fiamma tricolore sulla scheda elettorale.
I problemi sorgono nella fase successiva: durante le tribune elettorali ed i comizi che conducono al voto, Marine appare a tratti poco lucida, in difficoltà nel controbattere alle tesi di Macron.
Da ultimo, viene accusata di aver plagiato un discorso del moderato Fillon, nel tentativo di conquistare i voti del Centro-Destra moderato.
Dall’altra parte della barricata, il leader di En Marche! fa buon viso a cattivo gioco: presentandosi come il nuovo e con un’immagine giovane, istituzionale, moderata e rassicurante sfodera la più classica e la più semplice delle manovre politiche per aggiudicarsi la vittoria in un contesto simile, fare leva sulla suscettibilità delle masse e del ceto medio.
Da un lato, agita di fronte all’elettorato francese lo spauracchio del fanatismo politico dei Le Pen al potere, oltreché scenari apocalittici in caso di uscita francese dall’Unione Europea e dalla moneta unica, dall’altro conclude un patto elettorale di appoggio con la sinistra socialista e con il Centro-Destra.
Al ballottaggio, il FN, stretto nella morsa degli avversari, pur raggiungendo il 33,9% dei consensi (pari ad oltre dieci milioni di francesi), è costretto a capitolare di fronte al 66,10% di Macron.
Per Marine Le Pen si tratta della seconda sconfitta consecutiva, questa volta sopraggiunta ad un soffio dal traguardo.
Inevitabilmente, il contraccolpo per il partito è molto duro: Florian Philippot e la sua corrente abbandonano il movimento, individuando la causa di una così larga sconfitta nell’abbandono dei temi anti-Europa, in favore di una sterile retorica sull’immigrazione, incapace di convincere sia l’elettorato di Destra, sia quello moderato.
Anche Marion Le Pen, fino a quel momento astro nascente del FN e vicina alle posizioni del nonno Jean-Marie, decide di abbandonare la nave, probabilmente in attesa di tempi migliori, frattanto espungendo dalla propria carta di identità anagrafica e, di fatto, politica il cognome ereditato dal fondatore del FN.
Segue un periodo piuttosto confuso, di lontananza dai riflettori della politica, peraltro totalmente occupati dal trionfante Macron.
Nel maggio del 2017 Marine torna comunque alla guida del partito in vista degli incombenti impegni elettorali.
Alle elezioni legislative di giugno viene eletta ed entra a far parte, per la prima volta in carriera, dell’Assemblea Nazionale.
Un risultato che le consente di recuperare un poco di tranquillità, in attesa di trovare il tempo ed il modo di riorganizzarsi.
Il Congresso del Front National viene quindi fissato per Marzo del 2018 e da esso dipende il futuro di tutto il movimento.
Marine è l’unica pretendente alla Presidenza e viene, logicamente, eletta con consenso universale.
Viene definitivamente abolita la carica di Presidente Onorario, fino a quel momento occupata dal fondatore Jean-Marie, con il quale i rapporti si lacerano definitivamente.
Ma, soprattutto, dopo quarantasei anni di storia viene cancellato il nome Front National ed il partito viene ribattezzato Rassemblement National.
Marine e la sua squadra giustificano una scelta così radicale rintracciando proprio nel nome del movimento una delle principali cause del blocco psicologico dell’elettorato francese nel votare la creatura fondata dal padre nel 1972.
Infine, rompendo anche l’ultimo dei dogmi imposti dal padre, Marine decide che è giunto il momento di trovare degli alleati al fine di vincere le elezioni.
Con chi potrà coalizzarsi, in futuro, il nuovo soggetto politico della Le Pen e con quali risultati, al momento è arduo prevedere: tanto i Repubblicani, quanto i centristi ed i socialisti continuano a dimostrarsi a dir poco ostili a collaborare.
Il grande merito di Marine Le Pen è senz’altro quello di aver trasformato il Front National da eterno outsider in una potenza elettorale rinnovata, a trazione nazionale, solida e
con le spalle abbastanza larghe da poter governare.
Saranno tuttavia i tempi della politica a rivelarci se le recenti e radicali svolte impresse allo stesso, risulteranno vincenti o perdenti.

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