I Giorni degli Sciacalli

di Pasquale Ferraro

La tragedia del ponte “Morandi” rimarrà nella memoria del nostro paese, insieme a tutti quegli eventi nefasti che hanno intinto nel sangue le estati italiane. L’Italia è un paese che non ha pace in quello che dovrebbe essere il periodo di calma, di riposo e di divertimento.
E’ successo, non è stata la terra a tremare, né una bomba, non c’entra Allah questa volta, qui c’è la responsabilità condivisa fra l’uomo e la natura. L’erosione del tempo e la mancanza di interventi adeguati di manutenzione.
Ma adesso c’è la necessità urgente di trovare un colpevole, di dare alla folla un capro espiatorio su cui riversare la rabbia, l’odio e il dolore. Il palo e la corda sono già pronti, ora serve la vittima da immolare, subito, presto.
Ed ecco la folta colonna di sciacalli già pronta, gridano vendetta, ma le loro sono le urla di chi sta alla finestra ad aspettare che una tragedia li animi di una linfa nuova, nuovo odio su cui danzare, la macabra danza del loro animo. Tutti a scrivere la parola “nazionalizzazione”, pronti a gridare che la colpa è apoditticamente di “Autostrade per l’Italia”, di Atlantia, e via con la danza: social stracolmi di commenti, post, su cui spiccano le dichiarazioni del nostro governo, le parole date in pasto alla pancia del paese per l’occasione. Mettere tutto nel calderone, quale migliore occasione questa per rimettere in discussione le autostrade, come se quelle gestite da Anas spiccassero per efficienza, “autostrada del mediterraneo docet” (la Salerno-Reggio Calabria, alla quale hanno dovuto cambiare il nome perché oramai costituiva per tutto il mondo sinonimo di fallimento). Via con il trambusto sui mercati, il crollo di Atlantia, una reazione facilmente intuibile, ma di certo facilitata da chi in questo momento dovrebbe mantenere la calma, di chi ha la responsabilità di gestire, di amministrare, una dote che richiede calma e sangue freddo e di certo non ammette reazioni di stomaco, impulsive, fagocitate dalla brama di occupare la scena.
Ma alla fine cosa riamane? Il sangue, le macerie e la memoria delle vite spezzate, l’effimera consapevolezza che chiunque poteva essere lì ad attraversare per mille ragioni quel ponte.
Riamane nella mente di tutti, l’idea, il terrore che potrebbe riaccadere, che quest’incubo non abbia mai fine.
Di che cosa abbiamo bisogno? Di silenzio, di rispetto per chi è morto, per chi non vedrà più la luce di questo mondo, e non ascolterà il ripugnate festival del “è colpa loro”. Silenzio, rispetto. E domani? Domani una soluzione, non la solita melassa di inequivocabile squallore.

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