La bufala degli immigrati che pagano le pensioni agli italiani

di Manuel Massimiliano La Placa

Da anni e anni, ormai, sentiamo i media e, più nello specifico, Enti di massimo rilievo quali l’INPS nei suoi attuali vertici sostenere e ripetere, ossessivamente, come un mantra sempre la solita cantilena: le ondate migratorie sul suolo italiano sono necessarie in quanto sono i migranti a pagare le pensioni degli italiani i quali, invece, non lavorano e non fanno figli.

Se gli ultimi due assunti corrispondono a verità, frutto di decenni di totale assenza dello Stato nei settori del lavoro e della natalità, ciò non implica affatto che la soluzione al problema debba provenire necessariamente dal primo enunciato.
Con buona pace del Presidente dell’INPS, Tito Boeri, che qualche tempo fa avrebbe addirittura affermato la necessità di un aumento degli afflussi di immigrati in Italia, tanto regolari quanto irregolari, poiché a suo dire i pensionati italiani ne avrebbero assoluto bisogno al fine di vedersi erogare la tanto agognata pensione.
In realtà, come noto a chiunque conosca minimamente i meccanismi normativi dell’attuale sistema pensionistico italiano, gli immigrati pagherebbero le pensioni degli italiani, in senso letterale, soltanto in un caso, vale a dire quello di abbandonare l’Italia, di punto in bianco, alla soglia della propria pensione dopo avere versato i contributi senza rivendicare il proprio trattamento previdenziale e lasciando nella piena disponibilità dello Stato i contributi stessi.
Infatti, l’attuale meccanismo stabilisce che i versamenti previdenziali non rimangano definitivamente a bilancio statale, in quanto chi versa i contributi acquisisce automaticamente il diritto di ricevere indietro quanto versato, sotto forma di pensione, al momento opportuno di maturazione.
Qualora non vi sia, quindi, una esplicita rinuncia da parte del beneficiario, il trattamento previdenziale deve essere obbligatoriamente versato, ovunque si trovi il titolare, perciò anche in caso di allontanamento dal suolo italiano.
Pertanto, è possibile affermare che gli immigrati, ben lungi dallo svolgere quell’opera quasi caritatevole verso gli italiani che da più parti viene imprudentemente sbandierata e dipinta, altro non fanno se non subentrare in un sistema previdenziale già munito di regole proprie, attraverso le quali garantirsi, un domani, le proprie pensioni, che verranno obbligatoriamente riscosse sulla base dei versamenti dei nuovi e futuri contribuenti.
Nulla di più, nulla di meno.
Nel merito, si prevede peraltro che entro dieci anni almeno due milioni di stranieri diverranno italiani in base alle leggi attualmente in vigore: è possibile affermare, quindi, che quanto oggi lo Stato riceve dalla forza-lavoro degli immigrati, verrà totalmente restituito a questi ultimi come normativamente previsto.
A tali condizioni emerge come, in realtà, al nostro sistema pensionistico serva puramente una classe attiva di contribuenti che sia capace di mantenerne integra la struttura ed i meccanismi e non necessariamente una sempre crescente richiesta di migranti regolari ed irregolari.
A tal riguardo, perciò, lascia basiti che in uno scenario del genere il Presidente Boeri, nonché i media non facciano minimamente riferimento né tengano da conto tutti gli italiani attualmente disoccupati ed in cerca di collocazione i quali, se messi finalmente in condizione di poterlo fare, potrebbero non soltanto sperare finalmente in una futura pensione, ma soprattutto contribuire al sostentamento del sistema previdenziale del proprio Stato e del proprio sistema produttivo ed economico.
Ai dati appena citati va aggiunto che, se da un lato gli immigrati versano annualmente circa 8 miliardi di euro sotto forma di contributi INPS, d’altro lato il costo a bilancio statale per circa 5 milioni di migranti, regolari ed irregolari, ammonta ad almeno 16 miliardi di euro, spalmati nei settori di Sanità, Servizi Sociali ed Istruzione.
Al netto di un tanto, va infine ricordato che soltanto gli immigrati regolari sono in grado di versare i tributi nelle casse dello Stato.
Si smonta, quindi, irrimediabilmente la ”fake news” della necessaria presenza di una sempre crescente forza lavoro di immigrati senza la quale il popolo italiano non riuscirebbe a sopravvivere e ad ottenere il trattamento pensionistico.
Una forza lavoro pronta e orientata a tale scopo esiste già, sono i milioni di italiani attualmente disoccupati e in condizioni di povertà, per i quali la pensione rimane poco più di un miraggio.
Quasi tre milioni di italiani che, una volta occupati, potrebbero finalmente mettere al mondo dei figli e, quindi, dei futuri nuovi contribuenti, risolvendo così due problemi interni in un’unica soluzione.
Per saperne di più:

 

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