Tre consigli (non richiesti) al governo: accettiamo i soldi di Autostrade

di Michele Schiavi.

Non facciamo gli stupidi. Mi riferisco all’offerta presentata pubblicamente da Autostrade per l’Italia (e quindi del gruppo Benetton) per provare in qualche modo a risarcire Genova e i genovesi: un fondo per le famiglie, l’offerta di ricostruzione del ponte e gli interventi per la viabilità temporanea per un totale di 500 milioni di euro.
Il governo non sembra voler accettare questi soldi. O meglio, li accetterà ma non rinuncerà al procedimento per la revoca della concessione (e quindi bisogna vedere se Autostrade accetterà).
E attenzione: il governo ha in parte ragione. Nessuna cifra sarà in grado di risarcire la morte delle 43 persone rimaste uccise e l’immagine negativa che nel mondo intero si è diffusa dell’Italia. Nessuna cifra potrà risolvere in maniera definitiva i problemi che questa tragedia porterà, inevitabilmente, con sé. Ma una cifra con qualche zero può aiutare. Non voglio entrare nel merito delle responsabilità, sono convinto che anche i Benetton e Autostrade per l’Italia ne abbiamo una grossa parte, ma sono altrettanto convinto che, anche se a livelli diversi, hanno una parte di colpa anche molti altri enti e soggetti a partire dal ministero per le infrastrutture e dagli ispettori delle concessioni autostradali. E rimango anche convinto del fatto che Autostrade dovrebbe licenziare immediatamente il responsabile aziendale della comunicazione che ha pensato bene di rassicurare gli azionisti a poche ore dal crollo, ancor prima di chiedere scusa per quello che era appena successo. Ma se è vero che il Governo Conte (e secondo me giustamente) non vuole aspettare i lunghi tempi della giustizia penale, allora la via dello scontro diretto con Autostrade per l’Italia per revocare o annullare la concessione è quella sbagliata, dato che porterà ad un allungamento dei tempi e ad una diatriba giudiziaria e burocratica quasi infinta.
Per quanto mi riguarda non vedo nulla di più veloce (in senso lato) che sedersi ad un tavolo con tutti i soggetti interessati e fare ad Autostrade alcune richieste per evitare la procedura di revoca. Ecco, da persona completamente estranea alla materia, 3 consigli non richiesti:
1. Autostrade e la società madre Atlantia stanno bruciando miliardi di euro in borsa e hanno tutto l’interesse di rassicurare azionisti e investitori. Il governo gli lasci la concessione fino alla scadenza naturale e raggiunga un accordo per eliminare, di concerto con la società, la deroga inserita nello sblocca Italia dal Governo Renzi. In poche parole in cambio di un piano di investimenti Renzi aveva previsto la possibilità di prorogare la concessione senza alcuna gara pubblica: un’assurdità dato che gli investimenti dovrebbero essere la normalità. Alla fine della scadenza naturale si prenderanno le decisioni adeguate: nuovo bando di gara (con condizioni più favorevoli al pubblico) o nazionalizzazione delle tratte, che al momento, senza un minimo di tempo per organizzarsi, sarebbe disastrosa;
2. Ottenere da Autostrade la costruzione di un ponte migliore, non dello stesso tipo ma in acciaio come proposto dall’amministratore delegato e dal presidente della società. Meglio metterci più tempo ma costruire un ponte più sicuro, efficiente (con tre corsie), durevole e anche bello come sostenuto in questi giorni da Ian Firth, progettista di un centinaio di ponti e una delle massime autorità mondiali in fatto di viadotti che bolla come “impossibile e insensato” costruire un ponte uguale a quello precedente in soli 8 mesi. Proposta, quella di allungare i tempi, fatta anche da Guido Bertolaso, ex capo della protezione civile nazionale, il 20 Agosto in un’intervista al Corriere della Sera;
3. 500 milioni di euro non bastano. Sono un “atto dovuto”, come dichiarato da alcuni esponenti del governo. Accettiamoli, come prima tranche per gestire l’emergenza, perché sarebbe assurdo non farlo come sostenuto anche dal sindaco di Genova, Marco Bucci, abituato a lavorare negli Stati Uniti e consapevole del fatto che è un’offerta da non perdere. Ma come detto non sono abbastanza e qui entra in gioco il governo. Tra il 2001 e il 2017 Autostrade per l’Italia ha ricavato, solo dai pedaggi 43,7 miliardi euro. Da questa cifra rimangono fuori le royalties per le aree di servizio, gli incassi dovuti a servizi come il Telepass e gli Autogrill e altro ancora. Il governo, in virtù della rinuncia alla procedura di revoca, dovrebbe pretendere un grande piano di manutenzione straordinaria delle infrastrutture autostradali finanziato da tutti i ricavi dei pedaggi dei prossimi anni: da qui alla scadenza naturale della concessione. Gli azionisti hanno già ricavato miliardi di utili e milioni di dividendi ogni anno: dopo questa tragedia e con il rischio di perdere tutto, possono anche rinunciarvi senza dimenticare che tra qualche anno, quando scadrà la concessione si presenteranno alla nuova gara “puliti” come un carcerato che ha finito di scontare la sua pena, senza alcuno sconto.

Ciò che ho scritto potrebbe essere una grande scemata: non sono un esperto in materia, ma conosco le difficoltà per le amministrazioni locali di trovare fondi per garantire manutenzioni e investimenti e mi sembra assurdo rinunciare a una grande occasione dopo questa terribile tragedia. È inutile incanalarsi in percorsi e vie legali e burocratiche che dureranno per anni e che potrebbero portare ad un danno economico per tutti i contribuenti. Ma è inutile farlo soprattutto per le famiglie delle vittime che già devono aspettare la fine del processo penale per avere giustizia. E vi immaginate se, una volta accertata la colpevolezza, scoprono che lo Stato, e quindi noi, deve versare qualche miliardo di euro ad Autostrade? Altro che beffa…

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