Cosa ci insegna ancora l’Impero Romano

di Leandro Castelli

 

“Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe piú cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu piú patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto.”
La storia ha confermato che non tutti possono essere cittadini di un determinato Stato, infatti la decadenza dell’Impero Romano iniziò quando nell’esercito non ci furono solo soldati romani, ma anche i barbari pagati per andare in guerra a fianco dell’Impero, senza sapere cosa voleva essere “romano”, inoltre, poco dopo, era stata estesa la cittadinanza romana a tutte le province dell’Impero Romano e, non avendo più romani veri, la lotta per migliorare Roma e il suo impero, nel corso degli anni, cessò e con esso anche il più grande e glorioso impero che la storia abbia mai conosciuto.
Già nel 1820 Giacomo Leopardi disse che per la società non è salutare essere “cittadini del mondo” perché c’è il rischio di dimenticare le proprie radici, di essere un numero.
Quel tratto di pensiero, estratto dallo Zibaldone, dovrebbe essere insegnato nelle scuole, perché avere a cuore la propria patria è da buon cittadino, perché noi studiamo, lavoriamo e paghiamo sia per noi stessi che per la società in cui viviamo e solo avendo un po’ di amor di patria, lo stato ha le basi per essere un grande stato.

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