Caro Roberto Saviano, c’è più malavita nei tuoi libri che nella politica di Salvini.

di Elena Ricci.

Eh no, non sarà certo una maglietta rossa, la foto con un migrante, o l’immagine di pomodori pubblicata su Facebook a pulire la penna e la faccia di Roberto Saviano, il più ostinato oppositore di questo Governo, irrispettoso delle Istituzioni (nonostante delle stesse si serva, se pensiamo alla sua scorta) tanto da etichettare il Ministro dell’Interno Matteo Salvini come ‘Ministro della Malavita’.
Roberto Saviano che si erge a paladino dell’Antimafia, uno dei tanti che sull’Antimafia ha costruito un vero e proprio business, alla faccia di chi per la vera lotta contro le mafie ha versato del sangue, come Magistrati, giornalisti, preti e anche piccoli politici locali, se pensiamo alla salentina Renata Fonte.
Ndrangheta, Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita. Non le ha scoperte Saviano, sono sempre esistite e sfido chiunque a pensare che lui sia lo scrittore più ricercato dalla malavita.
Lo stesso commissario Vittorio Pisani, ex capo della Squadra Mobile di Napoli, impegnato nella cattura di pericolosissimi latitanti del clan dei Casalesi, come Antonio Iovine e Michele Zagaria, ebbe a dire in una intervista: “Faccio anticamorra dal 1991. Ho arrestato centinaia di delinquenti. Ho scritto, testimoniato… beh, giro per la città con mia moglie e con i miei figli, senza scorta. Resto perplesso quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, Carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni”.
Cosa ha denunciato Saviano nel suo Gomorra, divenuto anche fiction? Sicuramente la realtà di terre difficili del nostro sud, ma ha forse omesso la cosa più importante: la presenza dello Stato. Un adolescente che segue la fiction Gomorra, sarà più portato a pensare che un atteggiamento prepotente e bullo come quello di Genny Savastano possa permettergli di conquistarsi il rispetto degli altri, senza incorrere in problemi perché lo Stato è assente, le forze dell’Ordine fanno finta di non vedere. E invece non è così. Lo Stato c’e e l’attività del superpoliziotto Vittorio Pisani ne è stata testimonianza.
I minori emulano. È un dato di fatto. Lo ha confermato lo stesso Saviano in una intervista rilasciata a Il Mattino nel 2016: “Si, i giovani delle paranze usano il linguaggio di Gomorra; e si, hanno l’atteggiamento di Genny Savastano, e allora?”.
E allora? Anche il sindaco di Napoli De Magistris ha denunciato che dopo la messa in onda della fiction le aggressioni si sono moltiplicate. E allora, Saviano? Il problema è quanto detto sopra. La voluta assenza dello Stato nei suoi libri, che inibisce la capacità di distinguere il bene dal male.
E se la teoria Savianiana sostiene che “tocca allo spettatore il compito di capire quanta Gomorra ha dentro”, allora allo stesso modo, possiamo sostenere che Saviano sia il mandante morale di ogni episodio criminale in stile Gomorra, poiché esalta l’estetica della violenza, mitizzandola tra i giovani. Uno scrittore o giornalista anticamorra dovrebbe denunciare spiegando la differenza tra bene e male, infondendo sicurezza e fiducia nelle Istituzioni dello Stato. Esempi? Giuseppe Alfano, Carlo Casalegno, Giuseppe Fava, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Walter Tobagi, Mario Francese, Peppino Impastato, Giancarlo Siani.
Il giornalismo, la cronaca, si vive in prima in persona, non dietro i proclami su Facebook. E non costruendo un business su un prodotto che non educa le masse, ma le devia. Proprio come Gomorra.
Lo scrittore della camorra chiama Salvini il Ministro della Malavita. E intanto il bue e l’asino se la ridono insieme a crepapelle.

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