Caso Diciotti: basta ipocrisia, l’Europa si svegli

di Maurizio Piarulli.

Da qualche giorno la nave Diciotti della Guardia Costiera Italiana è attraccata al porto di Catania con il suo carico di 177 migranti e già tanta ipocrisia e strumentalizzazione si celano dietro a quello che è diventato un ennesimo caso nazionale e internazionale. Sfilate e passerelle si susseguono sul ponte della nave, calcato da vari esponenti e parlamentari dell’opposizione governativa e non solo. Paladini dell’accoglienza indiscriminata e del falso umanitarismo che all’unisono lanciano pesanti accuse alla linea dura del governo, che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini sta portando avanti. Qualcuno ha visto così tanta indignazione da parte di questa gente per le 43 vittime innocenti di Genova? Perché non erano presenti ai loro funerali e ora si accalcano sul ponte della nave Diciotti? Dove sono le magliette rosse, gli scioperi della fame per la tragedia del Ponte Morandi?  Gli applausi ai funerali di Genova per la compagine governativa lì presente sono indicativi della situazione attuale: i cittadini si fidano di un governo che pone al centro i loro interessi e hanno abbandonato la sinistra globalista e mondialista che fa di tutto tranne che essere vicina alle esigenze del popolo italiano e si permette di fare la morale a questo governo dopo che per anni, essendo stata al potere, ha contribuito ad alimentare il business e il problema immigrazione in Italia, con una gestione sconsiderata della stessa. Per anni centinaia di navi, molte delle quali illegali, hanno lasciato i loro carichi di migranti e pseudo-profughi sulle coste italiane senza che nessuno battesse un colpo o avesse nulla da dire. Flotte di persone entravano indiscriminatamente nel nostro paese senza sapere chi fossero e da dove venissero. Ora quantomeno grazie alla fermezza di Salvini e, ad onor del vero, anche del precedente ministro dell’interno Marco Minniti la questione immigrazione è ritornata centrale. L’Italia da sola non può gestirla e l’intento di Matteo Salvini è quello di svegliare l’Unione Europea, ancora una volta silente sull’accaduto. Bisogna riaffermare necessariamente il principio che chi arriva in Italia, arriva in Europa, ovvero in una comunità di 28 Stati membri, i quali si mostrano purtroppo poco disponibili e solidali in materia di accoglienza, solidarietà che, invece, l’Italia ha sempre dimostrato di avere nei confronti di queste persone. L’Europa ha già troppe volte preso in giro l’Italia, ad esempio promettendo i ricollocamenti in vari paesi membri (Germania, Francia, malta, Spagna, Portogallo, per citarne alcuni) dei 450 migranti sbarcati a Pozzallo poco più di un mese fa, che però non sono ancora avvenuti e non so se avverranno mai. Non è possibile portare avanti questo continuo braccio di ferro all’arrivo di ogni singola nave, creando casi, soprattutto mediatici, che distraggono anche dagli altri grandi problemi di questo Paese a cui il governo si è impegnato a dare risposta sulla base del contratto(basti pensare ai 5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta). O l’Europa, se ancora esiste, si sveglia e dimostra di fare la sua parte con una gestione seria e strutturale del problema o l’Italia non è più disposta a chinare il capo in queste circostanze. La battaglia non è condotta nei confronti dei 177 migranti che si trovano sulla nave Diciotti e per i quali spero si troverà presto una soluzione, ma è condotta contro questo sistema fallace e inadeguato. Quella della gestione migratoria è una delle partite fondamentali su cui si giocherà il futuro di questa Europa in vista delle prossime elezioni che rinnoveranno il Parlamento Europeo nel maggio 2019. L’Europa non deve essere soltanto finanza, banche, direttive, euro, fiscal compact, 3% deficit-pil, austerità, ma bisogna impegnarsi per restaurare un Europa degna di questo nome, unita, solidale, in cui tutti i Paesi hanno pari diritti e dignità e in cui si trova una soluzione condivisa ai problemi comuni; bisogna riportare in vita il sogno europeo dei padri fondatori. In questo l’Europa deve essere riformata e in fretta prima che perisca definitivamente.

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