Serie A: solo 5 formazioni a maggioranza italiana. Quando si investirà sui talenti nostrani?

di Manuel Di Pasquale.

Un mese e mezzo fa si chiudeva il Mondiale di calcio 2018, quello disputato nella Russia di Vladimir Putin.

La nostra nazionale, clamorosamente, non riuscì a qualificarsi alla fase finale, poiché perdente nel play-off con la Svezia.

In molti hanno accusato Ventura, ex commissario tecnico della selezione, per aver adottato scelte non proprio brillanti. Certo, la formazione “ideale” del ct era schierata in una maniera che non dava modo ad alcuni giocatori di esprimersi al meglio.

Altri, invece, hanno additato come problema principale la grande presenza di stranieri nel nostro campionato. I soliti hanno bollato quest’ultima critica come qualunquista.

La presenza di troppi stranieri in Serie A influisce sul rendimento della nostra nazionale? Molto probabile, poiché analizzando le “formazioni tipo” dei 20 club del nostro massimo campionato, emerge un dato incredibile: solo 5 squadre su 20 schierano formazioni a “maggioranza italiana”. O meglio, un quarto delle squadre della massima serie hanno 6 titolari fissi italiani. Tra questi 5 club, è bene sottolineare che 3 sono le neopromosse.

Spicca su tutti il Parma con 8 italiani. Seguono Frosinone e Torino con 7 e chiudono, nella “fascia della sufficienza”, il Sassuolo e l’Empoli con 6.

Chi ha più stranieri in campo, immaginabile, è l’Inter: Politano unico italiano titolare, anche se in queste prime partite ha trovato spazio D’Ambrosio, ma per questa stagione non sarà una prima scelta.

Per molto tempo i giornalisti sportivi insistevano con la cosiddetta “ItalJuve”, per far emergere la supremazia bianconera sulle convocazioni. Quanti sono adesso gli italiani titolari nel club torinese? Solo due e nemmeno più “giovanissimi”: Bonucci e Chiellini. Il promettente Bernardeschi è, per il momento, relegato ad un ruolo di secondo piano.

Ovviamente, il problema non è direttamente da legare alla esagerata presenza di stranieri, perché se sono qui la motivazione è da cercare nella volontà delle società calcistiche italiane, che puntano direttamente al “prodotto finito”. In questo modo, i calciatori d’oltre frontiera hanno occupato quello spazio lasciato vuoto da talenti nostrani non fatti “esplodere”, per colpa delle stesse società che non vogliono investire sul lungo periodo.

Siamo lontani dal modello spagnolo, dove le promozioni dalle “canteras” (settori giovanili) prevalgono sul numero degli acquisti: Xavi e Iniesta, i due fenomenali centrocampisti spagnoli, sono l’esempio principale, poiché hanno segnato la storia del loro club, il Barcellona, ma sulla stessa riga quella della loro nazionale, garantendo agli iberici il successo in due Europei (2008 e 2012) e un Mondiale (2010). Anche il Real Madrid lavora sulla stessa riga: l’ultimo talento portato alla ribalta è Asensio.

Se le nostre squadre iniziassero a seguire questo modello, non ci guadagnerebbero solo loro, ma anche la nostra nazionale. Per questi motivi, sembra che all’orizzonte vi siano altri anni bui per la nostra selezione, a meno che non si cambi marcia e si inizi a valorizzare il “patrimonio giovanile” nostrano.


Fonte formazioni: Fantagazzetta

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