INTERVISTA A PAOLO ARRIGONI, FIGURA CHIAVE DELLA LEGA DI MATTEO SALVINI.

di Francesco Scannicchio

Lombardo, Questore del senato della repubblica e noto per aver rappresentato la battaglia Leghista contro l’obbligo vaccinale. Oggi conosceremo il Senatore Paolo Arrigoni!

Nel corso delle ultime ore si è diffusa sempre di più la notizia di una spaccatura all’interno dell’esecutivo Lega-Movimento 5 stelle, lei che vive ogni giorno la situazione da questore del senato conferma oppure si stratta solamente di ipotesi lontane dalla realtà?

È un’ipotesi lontana dalla realtà, è una cattiva interpretazione sobillata magari dalle opposizioni che cercano di insinuare litigi che sono inesistenti. La maggioranza Lega- Movimento 5 stelle sta lavorando bene sulla scorta di un contratto che è stato ben ponderato prima di dare il via a questo esecutivo giallo-verde.

Crede ancora nell’esistenza del centro-destra?

A livello locale ci sono molti enti territoriali governati da giunte di centro-destra, abbiamo centinaia di comuni, alcune provincie, poche, ahimè, perché dopo la scellerata legge Del Rio che ha privato questo ente intermedio di avere un presidente eletto dal popolo, gran parte di queste sono finite in mano al centro sinistra e al partito democratico ma abbiamo molte regioni, e più passa il tempo e più queste aumentano, che sono governate dal centro-destra, Lombardia e Veneto su tutte ma poi anche la Liguria, recentemente il Friuli Venezia Giulia, il Molise. La Valle d’Aosta è un caso a parte perché lì c’è la Lega che governa con altri movimenti autonomisti quindi il centro destra non è assolutamente messo in discussione, certo che dà fastidio registrare ormai quasi quotidianamente degli attacchi di esponenti soprattutto di Forza Italia nei confronti della Lega al governo. E’ vero che stiamo attuando un contratto con al Movimento 5 stelle ma la gran parte, il 90% di quello che è contenuto nel contratto discende dall’accordo elettorale di centro-destra, quindi il centro-destra soprattutto Forza Italia si deve fidare di ciò che sta facendo la Lega e vorrebbe fare la Lega.

Il 5 settembre la Lega, stando alle parole del sottosegretario Giorgetti, potrebbe chiudere. Si formerà un contenitore che includerà tutte le realtà politiche dell’area di centro-destra?

Potrebbe chiudere se il tribunale del riesame accogliesse il ricorso fatto dal procuratore di Genova, una cosa inaudita, un attacco alla democrazia. Qui voglio sottolineare che la Lega, su questa vicenda di soldi che non hanno trovato giustificativi, stiamo parlando di circa 500 mila Euro, è parte lesa e non si capisce il perché ci sia una prevaricazione nei confronti della Lega che sarebbe chiamata a versare 49 milioni di euro; la Lega dà fastidio, lo si percepisce anche da questo attacco. Il 5 settembre appunto si pronuncia il tribunale del riesame; io sono fiducioso ma Lega, che è sempre più forte e non si spaventa di fronte a questo attacco, ha già pronto un piano B che è un nuovo contenitore ma per venire alla sua domanda ritengo che non sia un contenitore in grado e capace di raccogliere tutto il centro-destra. Non vogliamo assolutamente fare Opa sugli alleati (Forza Italia e Fratelli d’Italia), sarà un contenitore che semmai conterrà l’anima storica della Lega, quella che per almeno 30 anni si è radicata nel centro Nord fino ad arrivare in Umbria e nelle Marche, una Lega che ha ben governato comuni e provincie, quando erano elette direttamente dal popolo, e delle Regioni.

Rispetto a questo contenitore storico si è aggiunto ormai da quasi 5 anni l’altro contenitore che è il progetto strategico lungimirante voluto da Matteo Salvini che è partito sostanzialmente dal Lazio, all’Abruzzo per arrivare a tutto il Sud, isole comprese, che era Noi con Salvini, grazie al quale il consenso di Matteo Salvini sta crescendo e grazie al quale si sono potuti, dallo scorso 4 marzo, eleggere diversi deputati e che tutti fanno squadra per il progetto di Matteo Salvini. Quindi il contenitore sarà per questi due soggetti ma non per altri soggetti che fanno parte della galassia del centro-destra.

Dopo la tragedia accaduta a Genova ritiene che lo stato sia in grado di farsi carico dei costi che la nazionalizzazione delle autostrade comporterebbe?

Io sono convinto che lo stato deve fare il suo mestiere che in questo caso non è stato esercitato o mal esercitato che è la funzione di controllo ma che deve basarsi su delle convenzioni e dei contratti che devono essere fatti per le concessioni delle autostrade, sull’uso delle acque e quant’altro. Devono essere fatte bene per tutelare i cittadini e per garantire un servizio pubblico, garantire ovviamente la sicurezza e favorire anche degli introiti; non credo che si possa tornare indietro a nazionalizzare perché in questo caso stiamo parlando di infrastrutture stradali ma potremmo parlare di ben altro. Ci vogliano delle competenze tecniche specifiche, ci vuole del Know-how che io non ritengo che la pubblica amministrazione possa coltivare cosi come sarebbe necessario. Certo è che, da quanto si apprende, nel caso del crollo del ponte Morandi ci sono state delle mancanze, delle lacune; adesso lasciamo lavorare sia l’inchiesta della magistratura di Genova sia l’indagine che sarà portata avanti dalla commissione costituita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ricordo che il ponte Morandi non è la prima opera infrastrutturale che cede; io abito in provincia di Lecco e due anni fa crollò il cavalcavia di Annone, anche lì ci fu un morto, ci sono stati altri crolli di cavalcavia e di rampe di accesso alle autostrade; purtroppo noi stiamo subendo le conseguenze negative di un patto di stabilità di parametri folli europei che considerano le spese di investimento alla pari delle spese correnti per cui da diversi anni a questa parte non si è potuto realizzare, nel nostro paese, un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria che è assolutamente necessario per la garanzia della mobilità sia essa veicolare, sul trasporto pubblico su sgomma, su ferro, mobilità pedonale ma anche ad esempio la sicurezza nelle scuole. In questo senso bene fa Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a parlare di una necessità di un piano straordinario di manutenzione del paese, strade, scuole ma anche tutela del territorio a fronte del dissesto idrogeologico e su questo andare in Europa e picchiare i pugni per avere lì la flessibilità che è assolutamente necessaria per poter investire e garantire la sicurezza del paese e dei cittadini italiani.

Reputa che l’incontro tra Matteo Salvini e Viktor Orban della settimana scorsa sia un punto di partenza per la costituzione di un fronte sovranista europeo che possa competere con le forze progressiste alle elezioni europee del prossimo anno?

Non è una novità che Matteo Salvini e la Lega, soprattutto dal 2014 e dalle ultime elezioni europee, hanno tessuto dei rapporti con partiti di diversi paesi europei che contestano non l’Europa ma questo tipo di Europa che è basata su vincoli assurdi che restringono la libertà degli Stati, quindi limita la sovranità quindi bene ha fatto Matteo Salvini a incontrare Orban; ovviamente l’incontro si è tenuto alla Prefettura di Milano e si è incentrato sul tema dell’immigrazione che da un po’ di anni a questa parte, per una scellerata responsabilità del Partito Democratico che dal 2011 aveva il governo, è stata una immigrazione assolutamente incontrollata che ha aumentato i fattori di attrazione verso il nostro paese e quindi ha fatto dipingere agli occhi di chi vive in Africa e nel Medio Oriente come l’Italia il paese del Bengodi, non solo, ma i governi che si sono succeduti, in particolare il governo Renzi, hanno svenduto il nostro paese, qui voglio ricordare per esempio ad Ottobre del 2014 c’era Renzi, Alfano come Ministro degli Interni e la Mogherini allora Ministro degli affari Esteri il piano operativo dell’operazione Traiton è stato firmato in tutta segretezza senza riferire i contenuti al Parlamento italiano che sostanzialmente diceva che tutte le persone che si sarebbero salvate in mare da allora in avanti sarebbero state portate in Italia anche se all’operazione di salvataggio avesse provveduto anche una nave delle marine militari di un paese straniero e così l’anno dopo con l’operazione EUNAVFOR MedSophia furono duplicate queste regole di ingaggio. Dall’altra parte noi abbiamo fallito sul piano dei ricollocamenti, ricordate i famosi 40.000 profughi che dovevano essere ricollocati dall’Italia agli altri paese dell’Europa, dovevano essere 40.000 da Settembre 2015 a Settembre 2017, peccato che ad oggi, quasi 3 anni, sono poco più di 13.000 quindi solo un terzo sono i ricollocati; questo perché lo Stato firmò un contratto che prevedeva che venissero ricollocati solo i richiedenti asilo, profughi appartenenti a nazionalità che hanno sicuramente bisogno di protezione internazionale, cioè Siriani, Libici, Iracheni, Afgani, Somali, paesi dove effettivamente ci sono stati e ci sono ancora dei conflitti armati, ci sono delle persecuzioni e purtroppo di queste nazionalità nei nostri paesi in questi anni ne sono arrivati pochissimi questo a confermare che la gran parte di coloro che sono arrivati oltre 700.000 dal 2013 ad oggi erano migranti economici dunque clandestini, dunque persone che non erano titolate e non avevano diritto ad avere una protezione internazionale.

Lei è noto per le sue posizioni critiche nei confronti dell’obbligo vaccinale, pensa che si tratti di una limitazione della libertà individuale?

Non arrivo a pensare questo anche se con l’obbligo imposto dal Decreto Lorenzin si violi la libertà, io ho criticato, e lo sottolineo in rappresentanza del Gruppo della Lega Nord al Senato, lo scorso anno quando ci fu la conversione del Decreto Lorenzin. Noi abbiamo contestato questo Decreto perché era pasticciato, arrogante illiberale che negava anche le evidenze, per esempio le reazioni avverse che nel corso degli anni hanno colpito e anche in modo irreversibile e grave diverse persone che si sono vaccinate, un Decreto che è stato portato avanti anche sulle fake news perché per giustificare quel decreto il Ministro Lorenzin addirittura parlava di morti assurde per esempio di morbillo a Londra di centinaia di persone. Era un Decreto che andava in direzione opposta, per esempio, al modello che noi, nell’occasione della conversione, puntavamo ad avere e che era il modello del Veneto dove si valorizzano i vaccini, perché per la Lega è a favore dei vaccini ma contro l’obbligo, attraverso una corretta informazione dell’importanza dei vaccini per rendere consapevoli i genitori dell’importanza delle vaccinazioni e per esercitare una scelta consapevole, attraverso magari una profilassi personalizzata da soggetto a soggetto. Invece il governo arrogante ha imposto questo Decreto che ha spaccato innanzitutto il paese e le famiglie e poi ha spaccato anche la comunità scientifica per coloro che nel corso degli anni hanno rilevato delle criticità in alcuni vaccini o in certe profilassi nazionali e per i quali si sono date indicazioni di radiare dall’ordine dei medici alcuni di questi medici per dare dei segnali, tipo punirne uno per educarne cento. In realtà questa è una battaglia che la Lega vuole portare avanti e che nessun bambino a inizio di questo anno scolastico debba essere escluso dal frequentare l’asilo o la scuola materna perché, altra cosa assurda di questo Decreto Lorenzin, è prevedere l’esclusione da scuola per i bambini da 0 a 6 anni, cioè coloro che frequentano il Nido e la scuola Materna se non sono in regola, mentre invece per i bambini più grandicelli che frequentano le elementari, le medie o i primi due anni delle superiori, possono non vaccinarsi; ma li basta pagare la multa, la sanzione pecuniaria amministrativa. Come se la sanzione, sostanzialmente e virtualmente, fermasse i virus e/o i batteri, questa è un’altra cosa assurda di questo Decreto.

 

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