L’ultima battaglia di Siria

di Giuseppe Palazzo.

La guerra civile siriana è quasi al termine. Nonostante essa sia tutta interna al territorio siriano (e iracheno) gli attori in gioco che hanno più da perdere o da vincere dalle varie mosse tattiche sono gli attori esterni. Assad è infatti un cliente di russi e iraniani, che, per sopravvivere, è costretto a barcamenarsi tra gli interessi (peraltro divergenti) delle due potenze. Il terzo attore più influente è la Turchia. Seppur dentro allo schema di dialogo organizzato ad Astana con Iran e Russia per spartirsi la Siria in zone d’influenza, la Turchia ha sempre avuto meno voce in capitolo. L’ultima fase della tragedia siriana lo dimostra in pieno. Le zone d’influenza previste ad Astana assegnavano alla Turchia alcuni territori nel nord-ovest siriano. Le postazioni militari turche sono state costruite nella provincia di Idlib, mentre nella città permangono arroccati gli ultimi ribelli, prevalentemente jihadisti, divisi tra diverse milizie clienti della Turchia. Il progetto di Erdogan era quello di allargare al nord siriano i confini di fatto dello stato turco, insediando anche i territori curdi. La volontà congiunta di Russia, Iran e Siria va però in direzione opposta. Nessuno dei tre è disposto ad abbandonare al sultano il nord-ovest; il governo siriano ha instaurato una stretta cooperazione di breve/medio periodo con il PKK siriano in chiave anti-turca. Più distanti, ma sempre in partita, ci sono gli americani che guardano con favore a un corridoio curdo che sfoci nel Mediterraneo orientale; progetto, quest’ultimo, reso impossibile dalla presenza turca a Idlib che impedisce la continuità territoriale. Al lato strategico si aggiunge quello umanitario: a Idlib vivono circa 3 milioni di persone, tra civili e ribelli jihadisti importati da altre zone del paese. Un attacco massiccio porterebbe a una fortissima pressione migratoria sui confini turchi mettendo in difficoltà Erdogan in patria. Questa eventualità spaventa i paesi europei, in particolare Francia e Germania, che in questi giorni stanno esprimendo tutto il loro sostegno opportunistico alla Turchia. Infine ci sono i cinesi. I figli del Dragone sono interessati a mettere le mani sui foreign fighters uiguri, partiti dallo Xinjang, regione ad alta percentuale islamica. I turchi uiguri sono massicciamente presenti proprio a Idlib, e per la Cina rappresentano una delle priorità per la salvaguardia della sicurezza nazionale interna. La Turchia ha tentato tutte le carte per impedire la battaglia che si preannuncia, ma Iran e Russia andranno per la loro strada. Ora non dovrà più scegliere se ritirarsi, ma come giustificare il ritiro a livello interno, data l’aspirazione del suo leader a farsi comandante militare del popolo turco. Intanto in Siria si avvicina una pace almeno formale, ma la stabilizzazione e l’indipendenza sono miraggi.

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