L’intervento di Vanessa Combattelli ad Everest 2018

Dopo averlo trascritto, riportiamo e pubblichiamo l’intervento tenuto dalla co-fondatrice Vanessa Combattelli durante la convention Everest 2018, il tema del panel era: “Il mio canto libero. Giovani giornalisti ed intellettuali non allineati.”
E’ possibile trovare il video nel suo profilo Facebook.

 

Ne approfitto per ringraziare i presenti: dai lettori ai nostri collaboratori. Siete davvero una famiglia.
Ho fondato insieme a William Grandonico e Manuel Di Pasquale Giovani A Destra, una piattaforma giovanile che però si rivolge a tutti.
Infatti una cosa che voglio precisare è questa: noi siamo giovani ma vogliamo ricevere la stessa attenzione di ciò che viene scritto da persone più grandi.
Molte volte infatti si tende a sottovalutare la voce dei giovani, questo è un grave errore.
Tanto è vero negli ambienti scolastici, nella fascia d’età che va dai 14 ai 19 anni per intenderci, un ragazzo è soggetto ad una crescita e trasformazione delicatissima: qui si forma un indiviudo, la sua moralità.
E’ in questo periodo che bisogna dare dei modelli e degli esempi da seguire, ma molti di questi ragazzi non hanno alcun esempio eccetto quello proposto da una propaganda di sinistra onniscente. Questo non va affatto bene, bisogna necessariamente garantire un’alternativa al pensiero unico, altrimenti si creano “pensieri isolati”.
In questi ambienti purtroppo – ammettiamolo, la destra viene vista come male assoluto, se ti definisci di destra devi prenderti inevitabilmente l’etichetta di fascista. Ciò non va bene, questo rappresenta il più basso livello di dialogo e confronto a cui si può assistere, ma succede spesso, troppo.
Ma quanti giovani si sentono abbandonati rispetto a ciò? Parto raccontandovi di una discussione che ho avuto di recente, una ragazza mi ha contattata chiedendomi un confronto con lei.
Al termine di questa lunga conversazione mi dice: “Io sono di destra, ma a scuola capita spesso che non riesca neanche a parlarne, verrei accusata di razzismo e xenofobia anche solo per non concordare con ciò che dicono tutti.”
E’ dunque importante rappresentare l’alternativa, ma senza una base culturale non si può partire nè andare da nessuna parte.
Ho riflettuto su questo con i miei amici e siamo arrivati ad una conclusione: il silenzio della destra, la sua appartenenza ad una maggioranza detta silenziosa, è colpa della mancanza di una base culturale. Qual è oggi la cultura di destra? Chi sono i nostri riferimenti intellettuali?
Bisogna tornare ad occupare ambienti che vengono lasciati liberi, nel monopolio completo della sinistra.
Come blog abbiamo deciso di proporre il progetto di “GaD Cultura”, iniziativa di cui vado personalmente orgogliosa, che ha esattamente questo scopo: ripartire dall’arte, musica, letteratura, scienza, storia, musica e così via di seguito.
Essere giornalista oggi non è semplice, basti pensare a come viene utilizzata la rete in maniera faziosa e subdola.
Ma bisogna stare attenti anche a quando si parla delle fake news, infatti facciamo una premessa: le notizie false ci sono sempre state, prima dell’avvento di internet. Basterebbe dare un occhio alla propaganda fatta durante le due guerre mondiali.
Naturalmente internet ha cambiato il nostro modo di intendere le notizie, ma lo ha fatto in qualsiasi campo, semplicemente amplifica la realtà, non altro.
Il giornalista appunto deve essere bravo, così come la nuova figura del blogger, a sapersi gestire e farsi strada in percorsi non facili, bisogna avere l’abilità di inventarsi e saper cogliere l’attenzione del proprio pubblico.
Noi con GaD abbiamo deciso di proporre un ambiente nuovo che dia una voce ai giovani, a tutti quei ragazzi e ragazze che la voce non ce l’hanno.
A me personalmente, dopotutto, è capitato di essere messa da parte proprio da coloro che dovevano assistermi, darmi una mano nell’ambientarmi o comunque incoraggiarmi.
Non capivo per quale ragione accadesse questa cosa, ma poi ho realizzato: Il problema è che tanti giovani hanno la sindrome che io chiamo del “piccolo Duce”, temono avversari che possano portar loro via una posizione o un ruolo, ma questi avversari li trovano esattamente negli stessi ambienti che frequentano e dove fanno politica, fuoco amico.
Questo avviene nel giornalismo, in politica e così in tanti altri campi, orgogliosamente Giovani A Destra lo combatte, perché tutti noi abbiamo vissuto situazioni simili e sappiamo cosa significa essere messi da parte, ostacolati dai propri stessi “amici”.
E’ essenziale essere quindi una nuova proposta di ragazzi e ragazze che non si lasciano piegare dagli errori fatti in precedenza, il coraggio di andare avanti e di farsi strada senza ripetere gli sbagli commessi da altri.
Ebbene proporsi come giornalismo alternativo, ma in ogni caso la nostra battaglia ha bisogno di un obiettivo chiaro e sicuro: bisogna fare in modo che il giornalista non allienato diventi qualcosa di non più straordinario, ma di dovuto!
Chi fa informazione e notizia, non deve servire qualcuno se non il proprio lettore, rispondendo al valore che concede alla propria opera creativa e ad un tacito giuramento.
A me piace dopotutto citare Oriana Fallaci, mio esempio e modello, che sosteneva questo: “Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

Come consigliere comunale di venti anni c’è tanto da dire rispetto al tema della politica giovanile. Ebbene, innanzitutto bisogna ascoltare davvero i giovani. Qui oggi sono intervenuti molti ragazzi che ci hanno dato spunti di riflessione interessanti.
Ma io ho sentito spesso parlare di rinnovamento, questa magica parola che viene pronunciata tanto spesso da risultare poi – nella maggior parte dei casi, priva di attuazione pratica.
Bisognerebbe ripartire da coloro che hanno la possibilità di scegliere, ma non sanno farlo.
Rispetto a ciò mi sento di fare anche una riflessione: non è detto che un giovane porti necessariamente rinnovamento.
Esistono tanti giovani vecchi – come li chiamo io, che imitano chi parla un politichese convulsivo ingannando sempre i propri elettori.
Ma al tempo stesso se si dà spazio a giovani che credono davvero in un ideale rappresenta il migliore modo per attuare un rinnovamento, bisogna scegliere bene e con merito.
Io ritengo che la politica sia un’eredità, infatti prima o poi bisogna passare il testimone affinché le proprie idee continuino a vivere attraverso gli altri.
Finché si ritiene che la politica sia un qualcosa che ci appartiene come un mero oggetto materiale – e viviamo continuamente nella paura che qualcuno ce la porti via, allora non abbiamo capito assolutamente nulla della funzione politica.

Se io voglio bene al mio partito, alle mie idee e ai miei valori, un domani do l’opportunità ad un giovane che ritengo capace affinché possa creare un circolo virtuoso che non si fermi mai.
Attualmente i giovani vengono nella gran parte usati come manovalanza partitica e volto pulito per pulirsi dei propri peccati; ebbene, ragazzi, imparate a dire no.
Perché questa è la prima cosa che bisogna capire quando si comincia a fare politica: Io ho una dignità, amo la mia gente, il mio paese e per fare questo lavoro devo sapere che non basta essere giovane. Senz’altro è un vantaggio, ma bisogna anche sapersi fare strada affinché non si diventi un volto da vendere al migliore offerente.
Proprio per questo bisogna ripartire dalla cultura, finché non si torna a parlare di cultura politica – che vada oltre i salotti esclusi ed esclusivi (come li chiamo io), che torni in mezzo alle piazze.
Tornare tra la gente comune, molti di loro non partecipano a questi eventi. Ditemi voi quanti giovani non sono qui, ve lo dico io: tanti. Sono una maggioranza silenziosa che è disinteressata e già amareggiata dalla politica.
Ebbene noi dobbiamo raggiungerli, far in modo che possano ascoltare i nostri appelli per partecipare attivamente.
In una nazione come l’Italia, dove ogni anno perdiamo tantissimi giovani che vanno all’estero, diventa essenziale e necessario investire realmente su di loro!
I giovani che decidono di entrare in politica, di cimentarsi in questo grande gioco dell’oca, devono capire di avere una grossa responsabilità alle loro spalle: bisogna portare avanti valori veri, guardare al futuro e non semplicemente ai propri interessi.

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