Lucio Battisti, un artista italiano

di Andrea Galtieri.

Il 9 settembre è l’anniversario della scomparsa di Lucio Battisti, cantautore simbolo della musica leggera italiana. Controcorrente, in quanto autore di testi non “impegnati” – come volevano i tempi, gli anni ’70. Guccini, De André e Gaber divennero famosi per il loro impegno politico-culturale, sempre e solo verso una parte.
Invece Lucio no, raccontava, in maniera semplice e diretta, situazioni, emozioni, stati d’animo e dinamiche sentimentali di tutti i giorni riferendosi a tutti i ragazzi e ragazze d’Italia – e del mondo. Perché come disse in un’intervista “i ragazzi sono tutti uguali, i problemi sono gli stessi, il modo di intendere l’amore sono gli stessi, credo sia la stessa cosa – che ci sia un filo comune.”
La sua musica, le sue canzoni e le sue parole ci sono arrivate a noi, nel 2018, oltrepassando le barriere dello spazio e del tempo, perché certe emozioni travalicano spazio e tempo si conservano e si riferiscono sempre a cuori puri, onesti e sinceri.
Con questa “giornata uggiosa” – la ventesima, purtroppo – ci rendiamo conto che Lucio fu l’ultimo vero e proprio cantautore italiano, bistrattato dalla critica del tempo, ha trovato giustizia con il passare degli anni. Un po’ esteta un po’ romantico, descrisse amori, gioie e dolori propri solo di chi ha una predisposizione a comprendere certe cose, timido e introverso, riuscì a mettersi in comunicazione con migliaia di persone “come lui”. Fu l’ultimo dei romantici, soprattutto per gente di destra, perché ci mise – nel “fare canzoni” – capacità, sensibilità e leggerezza, senza mai omologarsi o conformarsi alla massa informe dei suoi “colleghi” che “si facevano tesserati” ad un partito, non certo per convinzione politica, ma per calcolo e tornaconto economico.
Non si omologò mai alla cultura ed al costume dominante – diventando, al contempo, egli stesso cultura e costume. Forse anche per questo divenne l’idolo musicale dei ragazzi del Fronte della Gioventù. O delle persone di destra in generale, di tutte quelle persone, ragazzi di oggi e di ieri che hanno una propria sensibilità ed una propria visione del mondo che fa percepire alcune questioni – come quelle d’amore – in una certa maniera. Ecco, Lucio divenne l’idolo di questi ragazzi perché riuscì ad evidenziare, a mettere in risalto, a far emergere in loro questo lato romantico, ma non si è inventato nulla, come ha detto Marcello Veneziani nel suo articolo “L’incantesimo di Lucio Battisti, ultimo mito italiano”, Battisti fu “ostetrico di quelle emozioni”, quelle emozioni “giacevano nei fondali della nostra anima”, “lui le ha solo risvegliate, modulate e musicate”.

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