La difesa della propria identità non è razzismo

di Mattia Ventroni.

In questi ultimi tempi si parla tantissimo di immigrazione, difesa del Made in Italy e in generale della tutela del cittadino italiano. Molti credono che tutelare maggiormente i propri connazionali significhi per forza denigrare o disprezzare gli stranieri o chi viene da situazioni difficili. Non è esattamente così. Il ragionamento è piuttosto logico. Chiunque di noi abbia dei cari capisce bene il concetto di provvedere alla famiglia. Cosa pensereste di un padre che prima di tutto dà la priorità nelle cose essenziali dei suoi figli piuttosto che a degli estranei? Sicuramente l’opinione di questa persona agli occhi di qualsiasi interlocutore o spettatore non sarebbe positiva. Se questo discorso vale nel piccolo vale anche ad un livello maggiore, ovvero lo Stato. Essere generosi è una bellissima qualità che ci rende migliori e più avvicinabili ma quando per esserlo si trascurano le cose più importanti la nostra reputazione diventa pessima agli occhi di chiunque. Perché quindi indebolire la nostra reputazione, la reputazione dell’Italia, non soddisfando dapprima le esigenze interne? Si sa che quando uno ha già il necessario è in grado di dare di più anche agli altri. Dopo un ragionamento più approfondito si può capire la fragilità dello slogan “restiamo umani”. Sì, umani, ma verso chi?

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