Il rapporto giovani-politica: analisi della generazione “z” tramite una prospettiva esterna

di Marika Porcelli.

Che sia sempre stato “travagliato” il rapporto giovani-politica non è cosa insolita: attualmente l’immagine che ne emerge è quella di una generazione che guarda con dubbioso approccio alla politica (e a chi “la professa”) e che poco si informa al riguardo. Ma, oltre al sospetto stesso, questo distaccamento dalla politica è provocato da sentimenti quali anche disinteresse e sfiducia. Proprio per tali motivi, la politica non è vista come un’istituzione per il bene comune, in cui non si ha né speranza né fede.

Per quanto rigurda l’aspetto dell’informazione, i cambiamenti sono stati innumerevoli, a partire da quello che non più di una decina di anni addietro era considerato oggetto “sacrosanto” per l’informazione: il giornale; da quando quest’ultimo ha assistito a una considerevole diminuzione del pubblico, il suo interesse si è spostato rispettivamente, verso articoli riguardanti lo sport, la cronaca, il gossip, la cultura e per finire la politica.
Dobbiamo riconoscere l’importanza che, invece, hanno acquisito i media come veicoli d’informazione per le nuove generazioni, in primis i telegiornali (con annessi dibattiti politici) che riescono ancora oggi a ricoprire un ruolo fondamentale; ma ciò che ad oggi è considerato come fonte primaria d’informazione è sicuramente Internet (di cui parte integrante sono certamente i social): la TV e Internet sono accreditati come la maggior matrice di influenza sull’orientamento politico degli utenti e come i più incisivi; da qui ne emerge però anche l’aspetto critico di questi ultimi che riducono gli scenari politici a spettacoli, piuttosto che a informazione-con-confronto, carica di pregiudizi, ma che hanno il potere di scaturire nel pubblico funzione riflessiva.
Ci troviamo quindi davanti ad una generazione impolitica, vale a dire che mantiene un contatto distaccato ma non ignora completamente: ciò sta a indicare che la politica stessa ha iniziato a disinteressarsi ai bisogni, alle passioni, alle aspettative delle generazioni più giovani; ed è qui che torna in gioco quello che rappresenta l’altra faccia dei media, ovvero la parte che giudica la politica stessa: qui viene sentenziata per il suo essere lontato dalla giustizia, per il suo essere o meno al servizio del bene comune.
Proprio questo giudicare ci apre nuove prospettive di realismo, ma al contempo ci dà speranza su quello che potrà essere l’impegno delle nuove generazioni per migliorare il rapporto stesso giovani-politica!

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