L’immobilismo italiano nel Mediterraneo e la politica statunitense

di Thomas Rinaldi.

Lo scontro che si sta consumando tra i gruppi di potere in USA dall’elezione di Trump non accenna ad attenuarsi; il Tycoon si è dimostrato finora abbastanza scaltro ma la guerra a bassa intensità, prosegue più spietata che mai. Una partita molto importante si gioca nel Vecchio Continente, logorato da decenni di lobbismo mercatista totalmente colluso con la precedente élite egemone negli States ed incapace di rinnovarsi nonostante le evidenze della crescita del multipolarismo e del malcontento popolare.
Il progetto è ambizioso (vedi Bannon – The Movement) e mira all’unione di tutti i sovranisti europei al fine di fiaccare la già indebolita governance del vecchio europeismo per favorire quella sostituzione ai livelli apicali di dirigenti e gruppi di influenza che sta avvenendo contemporaneamente in America, riallineando e rafforzando la sudditanza UE agli Usa, d’uopo per contrastare le potenze asiatiche in costante ascesa. In questo complesso quadro si inseriscono poi i conflitti dei 3 più grandi player continentali, di cui l’Italia risulta essere ancora una volta il più debole. Schiacciata economicamente dal surplus commerciale tedesco, messa all’angolo dalla politica di potenza francese, il Bel Paese richiede e necessita di un intervento esterno per riscattarsi. Gli incontri avvenuti negli scorsi mesi tra Trump e Conte sembravano aver portato nuove speranze in tal senso, ovvero la garanzia di “amicizia” e collaborazione per tornare ad essere il garante europeo degli interessi statunitensi in Libia e nell’Africa settentrionale, nonostante la tragica conclusione dell’esperienza Berlusconi. Ancora una volta, quindi saremo condannati ad una posizione di irrilevanza a meno dell’azione di terzi; ancora una volta la sovranità millantata non potrà che ridursi a meri atti di servilismo e compiacenza; e nel peggiore dei casi non potremo che sorbirci le conseguenze delle sconsiderate politiche francesi e presto, probabilmente, anche di quelle cinesi, neo colonizzatori dal volto umano. Il sogno di un’Europa Nazione, che possa dialogare alla pari con Usa, Cina e Russia è più lontano che mai, poiché qualsiasi costruzione futura dovrà vedere l’approvazione e la convenienza del nostro padre-padrone. Le prossime elezioni europee potrebbero segnare un cambio di passo e proporre scenari simmetrici a quelli al di là dell’Atlantico, importando definitivamente quel conflitto che potrebbe disgregare totalmente l’Unione o spingerla definitivamente tra le braccia della compagine di cui Trump è il principale rappresentante. Quando il Mediterraneo ritrova la sua centralità negli scambi tra gli attori di mezzo mondo le prospettive per la supremazia e il controllo dei flussi sorridono ai soliti noti ed a qualcuno di nuovo, ma non a Noi. Povero Mare Nostrum.

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