Come far ripartire l’Italia?

di Paolo Muttoni

L’Italia in questo momento ha un’economia molto debole, dovuta alla crisi che l’attanaglia dal lontano 2008. Crisi che ha definitivamente colpito l’Italia nel 2011, causando la caduta del governo Berlusconi. Da quel momento si sono susseguiti una serie di governi, fantoccio, che avevano a loro dire l’unico obbiettivo di far uscire l’Italia dalla crisi.
Governi , su indicazione dell’UE, che adottarono politiche di austerity con costante aumento delle tasse, tagli indistinti alla spesa pubblica e politica di rigore sul bilancio pubblico. Niente di più sbagliato è come dare il colpo di grazia ad un malato terminale.
Partiamo da due dati di fatto. Per uscire da questa crisi bastava studiare la storia, che si ripete sempre. Nel 1929 il crollo della borsa di NY provocò una crisi senza precedenti in tutto il mondo, come né uscirono gli USA? Con il new deal, una politica economia espansiva e vasti piani di investimenti pubblici.
Secondo dato di fatto. La politica economica che uno stato deve adottare non deve essere ideologizzata ma attualizzata. Ogni epoca ha una politica economica ad Hoc per esso. Se Roosevelt forse non avesse adottato una politica espansiva, oggi avremmo degli USA totalmente diversi.
Fissati questi paletti veniamo all’Italia, che è un caso molto particolare.
L’Italia ha un’abnorme spesa pubblica (circa 833 miliardi di euro), che alle volte è improduttiva ed altre persino inutile, tutto ciò limita gli spazi di manovra del governo e grava sul bilancio dello stato creando deficit e debito pubblico di conseguenza. Un’altissima pressione fiscale che scoraggia gli investimenti e mette in enorme difficoltà gli imprenditori nel “Fare impresa”. Ovviamente ricordiamo i vincoli europei che ci limitano ulteriormente gli spazzi di manovra.

Detto cio’ come potrebbe ripartire lo stato?

-Tagliare la spessa pubblica con seri programmi di Spending Review. L’obbiettivo deve essere quello di snellire la macchina burocratica italiana, migliorare il livello dei servizi, e digitalizzare la pubblica amministrazione. Tutto ciò ovviamente prevede il licenziamento di quei dipendenti che non sono più indispensabili.

-Shock fiscale. Una Flat tax al 15% subito. Oppure ridurre tutti gli scaglioni di aliquote in modo drastico. Ma tutto con il solo obbiettivo di lasciare nelle tasche dei cittadini più soldi. Ma allo stato arrivano meno soldi ? falso perché quei miliardi nelle tasche degli italiani verranno reinvestiti in investimenti e risparmi, creando per lo stato delle entrate che si possono configurare per esempio con l’IVA. Trattasi di quella cosa chiamata economia reale

-Investimenti pubblici. Visto il crollo del ponte Morandi bisogna mettere in sicurezza tutta l’Italia. Bisogna stanziare 70-80 miliardi in deficit per sistemare tutte le infrastrutture italiane. Investimenti che creerebbero nuovo lavoro per le imprese, quindi con conseguente aumento della domanda di lavoro e riduzione della disoccupazione

Tutto questo ovviamente creerà deficit, che però potrà essere ripagato nei successivi anni con la crescita economica. Crescita che ci permetterebbe di ripagare il nostro debito e togliere questa spada di Damocle dalle spalle dello stato. Aumentando il deficit si sforano i vincoli europei, amen sono investimenti per migliorare la situazione dell’Italia. Oltretutto le spese di investimento andrebbero scorporate dal bilancio dello stato, basta studiare l’economia aziendale.
Quando un’impresa investe, nel suo conto economico (Prospetto che serve per stabilire l’utile o perdita/ crescita deficit) non trova tutto il costo dell’investimento, ma solo alcuni costi che né derivano. Ma questo per i prof europei è troppo facile da capire. Commissari che dovrebbero pensare di più all’economia reale piuttosto che ad operazioni di alta finanza.

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