Fiuggi 2018: Forza Italia ultima chiamata!

di Pasquale Ferraro.

Nella galassia azzurra la kermesse di Fiuggi rappresenta un appuntamento cruciale, un momento in cui la famiglia azzurra e quella del Partito Popolare Europeo riflettono sullo stato dell’arte. Ma quest’anno non è un anno come gli altri, e questi non sono tempi comuni, ma tempi grami, sia per Forza Italia che per i popolari più in generale.
I temi trattati sono quelli più cruciali, sud , lavoro, economia, Europa e territori, ma in fondo anche se gigantesco campeggia il titolo ufficiale “ L’Italia e l’Europa che vogliamo”, in sotto fondo si legge “ Che futuro per Forza Italia ?”. Il vero tema quello di cui tutti parlano è questo, dati alla mano e sensazioni a parte FI vive il momento più difficile della sua storia. Persa la guida del centro-destra, archiviate dagli elettori le ambizioni di ritornare repentinamente al governo, il partito si trova davanti ad un dubbio iperbolico al quale dover obbligatoriamente dare una risposta. Per troppo tempo, talvolta distratta dai successi elettorali, altre per un rifiuto apodittico e assoluto Forza Italia ha rimandato la sua maturazione politica. Adesso però non si può più rimandare, la fase politica è delicata e le istanze che provengono dagli iscritti e dai delusi sono esplicite e inderogabili: prima cosa bisogna cambiare l’architettura stessa del partito, per troppo tempo alla mercé di cortigiani e figure assai poco connesse con la base. Bisogna ripartire da quella parola magica, quasi mitica e di sicuro messianicamente attesa dai forzisti “congressi”, un parola che si lega indelebilmente al concetto di scelta, quella di cui per troppo tempo sono stati privati i militanti azzurri. Il momento è proficuo e la voglia è quella del riscatto, già a Giovinazzo, i giovani del partito hanno lanciato la loro fase congressuale in critica verso molte scelte del partito, viste come poco condivise, imposte e assai poco sagge. Cosi anche la più istituzionale Fuggi, si svolge nel pieno del terremoto nel centro-destra, le parole del Vice Presidente del Partito e Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, sintetizzano al massimo lo stato del dibattito “ c’è un grande spazio politico, in cui FI può inserirsi […] Se vogliamo cambiare, dobbiamo andare un po’ meno in tv, e scodinzolare un po’ meno in torno a Berlusconi”. La consapevolezza è quella che il partito che è ad oggi l’unica casa politica dei Conservatori e dei Liberali sia oramai ai tempi supplementari, che la pazienza dell’elettorato deluso sia al limite, ma anche quella di molti militanti da troppo tempo ai margini della vita del partito. Ma ha ragione Tajani quando sostiene che c’è un grande spazio politico, uno spazio che attende solo di essere occupato, da un partito Conservatore e autorevole, talmente autorevole, da evidenziare come scellerate alcune scelte politiche che rischiano seriamente di pregiudicare il progresso futuro del nostro paese. Scelte economiche, poco entusiasmanti, che al contrario la mentalità liberale di Forza Italia può e deve contrastare. C’è davanti a noi un futuro incerto in cui Forza Italia deve scegliere se giocare la partita o restare in panchina a guardare. Se l’intenzione è quella di giocare il tutto per tutto, allora si dovrà essere pronti ad una vera ed autentica stagione congressuale, senza il minimo sentore di alcuna “nomina calata”, altrimenti lo scetticismo che già serpeggia diverrà consapevolezza.
Se vogliamo che l’Italia torni a crescere, allora dobbiamo costruirla liberale, per questo occorre un partito come FI, autorevole, conservatore e liberale, in grado di dare risposte ma anche e soprattutto di fornire una visione, un progetto politico concreto e ben articolato. Bisogna costruire una solida base di consenso, un intento comune in cui Forza Italia deve emergere come autorevole e seria proposta di governo.
Essere alternativi ai populisti non basta, bisogna anche spiegare il perché.

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