Europa, ricordati chi sei…

di Luigi Provini.

Che cos’è l’Europa? E, prima ancora di immaginare cosa rappresenti oggi, che cos’era e che cosa, soprattutto, sarà? Tre quesiti non da poco. Tre punti interrogativi enormi, ingombranti forse, ma necessari. Guardare indietro, conoscendo e riconoscendo ciò che si è stati, è fondamentale per procedere, spediti e coraggiosi, verso il divenire. Eppure qualcuno sembra aver paura di affacciarsi dal balcone con vista sul passato. Un ballatoio per alcuni, una straordinaria terrazza per altri. Preludio, imprescindibile, del panorama verso il quale potremmo rivolgerci. A una condizione, la solita di sempre; non cancellare il proprio trascorso, non disconoscere ciò che ognuno, differentemente prima e poi per scelta insieme, ha voluto e potuto rappresentare. Senza la necessità di dover scimmiottare modelli che non possono, per storia, formazione e cultura, appartenerci. Senza, più di ogni altra cosa, avere l’esigenza di scopiazzare esempi che, con la nostra Europa, quella fatta di Popoli, non hanno nulla a che fare. Perché, è bene ricordarlo, l’Europa non nasce col Trattato di Roma; all’epoca semmai, era il 25 Marzo del 1957, con la costituzione di quello che originariamente fu il Comitato Economico Europeo messo in piedi da sei Stati, venne concepita, e lasciamo perdere quanto sia stata complicata la gestazione, l’Unione. Meglio non far confusione. Bene aver chiaro cosa fosse la prima, e quanto dovesse essere migliorata, e cosa ci si auspicasse, almeno teoricamente, potesse diventare la seconda. Perché, a volte, la distanza tra ciò che si teorizza e quel che, invece, si concretizza è abissale. Quindi, sovente, accade, o è accaduto, che pure i migliori propositi e i più nobili auspici possano non raggiungere, o non aver raggiunto, quanto sperato. La volontà di non voler rivivere i drammi delle due guerre mondiali, per esempio, è stata una tra le motivazioni ispiratrici del nuovo “modello” Europa. Fin qui nulla da dire. Nel tempo il “patto” europeo ha però toccato, o per meglio dire sfondato, interessi economici, oltre che industriali e politici. Quasi trasformandosi da prezioso strumento istituzionale al servizio della pace a minaccioso arnese al servizio dei mercati. Chissà cosa penserebbe oggi Schuman; lui, “profeta” com’è stato, di quella federazione europea che doveva, intanto, preservare la pace tra i Popoli. Gli stessi che rischiano di essere cancellati. Chissà se riproporrebbe ancora una volta la sua idea di Unione in un mercato unico delle industrie nazionali più rappresentative; come accadde, era l’alba degli anni Cinquanta con quelle dell’acciaio e del carbone, per un mercato garante e al servizio della gente, non viceversa. Chissà se, riavvolgendo il nastro della storia, le cose oggi sarebbero diverse. Ma la storia, si sa, non si fa, e nemmeno s’è fatta, coi se e coi ma. Ci è utile, però, per rammentare, a tutti, da dove veniamo; un passato fatto di straordinarie differenze, preziose tradizioni e identità. Da quelle occorre ripartire. Da “loro” dipende il nostro futuro. Certi Stati, che poi tali non lo sono stati mai, li lasciamo volentieri oltreoceano. Noi sappiamo cosa eravamo, siamo e saremo. E ci va bene così.

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