Idiozia contemporanea: vietato dire che esistono i due sessi

di Alessandro Soldà.

L’apologia è quel testo letterario, in particolar modo filosofico e teologico, in cui l’autore difende, attraverso una argomentazione logica o razionale, una persona o un determinato argomento che
dev’essere ben sorretto da argomenti e prove stabili, non traballanti o fragili; la filosofia o la religione sono i campi d’azione in cui maggiormente possiamo intravedere o addirittura leggere concretamente
testi di questo tipo: due esempi fra tutti, l’Apologia di Socrate di Platone e l’apologetica cristiana.

L’apologia è dunque, volgarizzando il tutto, la difesa di una ideologia. Che, come tale, è suscettibile al mutamento nel corso del tempo. La scienza, invece, indaga la realtà; la studia e muta anch’essa, è vero, o meglio amplia sempre più il proprio spettro di ricerca, ed è suscettibile ai diversi ambiti in cui si affaccia. È soggetta anch’essa al dibattito. Al suo interno, però, ci sono dei punti fermi che nessuna ideologia può scalfire: come ad esempio l’esistenza dei due sessi, del maschio e della femmina. In ogni animale e in ogni pianta possiamo rinvenire la presenza del gamete maschile e di quello femminile; così pure nell’essere umano. L’uomo e la donna, ci insegnano la fisiologia e la biologia, non sono costrutti sociali ideati artificialmente dalle diverse culture e società per suddividere le popolazioni in due categorie: questo, semmai, può essere preso in considerazione qualora dovessimo parlare dei ruoli in cui i maschi e le femmine si sono divisi lungo la Storia, a causa delle culture e delle tradizioni. Ma rimanendo fermi all’anatomia, c’è il pene e così la vagina: gli organi riproduttori. I bambini e le bambine non li porta la cicogna; né nascono sotto i cavoli. Ci si riproduce, ancora, fortunatamente,
attraverso il sesso. E dal concepimento, la Natura fa il suo corso, componendo il corredo genetico del nascituro, definendone pure il sesso. Che non è imposto o assegnato dall’alto, ma è il risultato della
combinazione dei cromosomi. È un processo che la biologia, in sintesi, conosce bene e che è presente su tutti i libri e manuali di scienza naturali delle scuole di ogni ordine e grado. Non esiste un genere
sessuale neutro, come di recente la giunta comunale di New York City ha voluto inserire nella carta d’identità e nei moduli dell’anagrafe per aiutare chi non si sentisse né uomo né donna; né si può parlare che non esita alcun sesso e che, invece, affermando il contrario sia indice di bigottismo e transfobia com’è purtroppo accaduto a Germun Hesslow dell’Università di Lund (in Svezia). Nei giorni scorsi, al termine di una lezione, Hesslow, docente con alle spalle un dottorato in neuroscienze conseguito nel 1987, rispondendo a delle domande mossegli dagli studenti ha ribadito, basandosi pure
su studi scientifici comprovati dalla comunità accademica, che esistono i due sessi, e che non si può parlare di una fluidità in merito, perché di fatto è antiscientifico; e, inoltre, che la transessualità, e così pure la disforia di genere, dev’essere ancora ben definita dalla comunità scientifica. Apriti cielo: l’ateneo svedese ha ricevuto diverse lettere di protesta dagli stessi studenti che hanno assistito al suo corso, perché, secondo loro, quelle affermazioni sarebbero transfobiche, antifemministe e incompatibili con il principio di egualitarismo presente nel sistema valoriale e morale della Svezia.

Lede, in poche parole, i sentimenti dei transessuali e pure delle donne, sottoposte nel corso dei secoli a mutilazioni genitali forzate. Perché provocherebbero un aumento degli atteggiamenti transfobici, così come del tasso di suicidi tra i transessuali. Come diceva qualcuno poco tempo fa, la scienza non è democratica: non può piegarsi sui sentimenti o sulle sensibilità altrui, o della maggioranza; delinea la realtà fenomenica, quella che è tangibile oppure che, ciononostante, agisce sui corpi e nel mondo contingente: le fantasie lasciano il tempo che trovano. Fortunatamente. Non sono applicabili alla scienza. Ultimamente, però, è di moda sfidare la realtà: e asserire che l’uomo si suddivide in maschio e in femmina comporta l’assumersi il rischio di essere etichettati come medievali o bigotti, a fronte di un gruppo nutrito di studi su studi. Ricorda Galileo Galilei che rischiò la vita di fronte all’Inquisizione perché era riuscito a dimostrare che il geocentrismo era una teoria astronomica sbagliata; pure lì, una certa Weltanschauung si scontrava con dei risultati scientifici ottenuti attraverso uno studio intenso e appassionato. Chiaramente, e ci avviamo alla conclusione, la filosofia e l’indagine del reale attraverso i suoi strumenti non dev’essere rigettata per favorire uno scientismo esasperato, al contrario la scienza e la ricerca filosofica devono convivere pur restando reciprocamente nelle proprie sfere di influenza e di azione; prendere una posizione rispetto ad un’altra comporta dei rischi, e talvolta pure l’esilio dalla comunità accompagnato da etichette infamanti: ne hanno fatto le spese, a proposito, Benedetto Spinoza e Martin Heidegger. Ma porsi nella difesa della biologia e della natura non significa prendere le parti di una dottrina o di un dogma fuori dal mondo e che non ha riscontro nel reale, bensì affermare la semplice quanto più ovvia delle dichiarazioni: esiste l’uomo, esiste la donna. Punto. Si può essere omosessuali o eterosessuali, non è questo il problema: piuttosto, lo è il proclamare l’assenza
di concreta differenza tra il maschio e la femmina e favorire una neutralità sessuale che a conti fatti non giova a nessuno. Se non a chi piace un egualitarismo radicale. E questo fa pensare che spesso e volentieri è proprio a chi fa paura la differenza che vorrebbe un mondo di uguali, indifferenti. Non il contrario, come spesso invece si vuole dipingere, ancora una volta, la realtà.

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