Perché la destra è importante per i giovani

di Pasquale Guacci.

L’impopolarità della politica tra i giovani, soprattutto negli ultimi anni, è ormai alle stelle. Molti miei/nostri coetanei vengono a conoscenza di fatti, episodi tramite i social network (e la cosa è anche giusta. Dovranno pur servire a qualcosa, no?) e si ritrovano spesso a fare polemica nella giungla del net.
Questo crollo di interesse nei confronti della Politica (rigorosamente con la P maiuscola) è spiegata dalla sconsolante indecenza di Politici (rigorosamente con la P maiuscola anche loro) che dalla II Repubblica infestano le aule di Montecitorio, dalla sconfortevole carenza di IDEALI e VALORI che hanno segnato la vita del nostro Paese fino al 1992.
Bisogna ammettere che l’impopolarità della Politica tra i giovani è dovuta soprattutto per la pigrizia. Si, la pigrizia! Quella noia nell’informarsi, nel sapere, nel VOLER CAPIRE i motivi di questa o quella decisione. Il giovane oggi è perennemente distratto e invaghito dall’esaltazione del nulla propagata da internet e dalla TV spazzatura, perso tra il like e il commento di un post, drogato da un mondo virtuale che gli permette di vivere (?) la vita con il pollice sullo smartphone e usando i social media come surrogato dell’intimità. Non è mia intenzione far ritornare l’ombra degli anni di piombo tra i giovani Italiani ma il tedio che la fa da padrone nella mia generazione mi rammarica.
Ci sono ancora ragazzi che non hanno detto addio alla bussola della politica. Certo: le ideologie e il senso di appartenenza, com’è stato per generazioni, possiamo dimenticarlo ma qualcosa vive e arde ancora. Oggi l’adolescente si avvicina alla Politica intorno ai quattordici, quindici anni: i primi anni di scuola superiore, le prime “lotte” (molte delle quali inutili), i primi studi seri e le prime fasi dell’informazione. In questa tenera età è l’ideologia del libero pensiero, dell’uguaglianza, della ribellione alle autorità a farla dalla da padrone ed è questo uno dei motivi per cui il giovane attecchisce a Sinistra.
Bisogna specificare, però, che la Destra (spesso bistrattata) è impopolare tra i giovani perché viene vista come un qualcosa di losco e dittatoriale. A quattordici anni, osservando ragazzi che frequentavano centri sociali di Sinistra, mi chiedevo perché la “fazione” opposta avesse poco successo e (forse?) oggi mi son dato una spiegazione.
In Italia la Destra è stata inevitabilmente influenzata dal fascismo come regime e dal post-fascismo come pensiero. Oggi essere di Destra, in Italia, significa in teoria essere un seguace del fascismo o post-fascismo anni ’70. Erroneamente viene considerato il pensiero di Destra come retrogrado, vecchio e bollato come inutile. Niente di più sbagliato!
Innanzitutto il pensiero della Destra è fondato non sull’eguaglianza ma sulla diversità . La diversità è l’elemento principe del mondo, che lo rende tale e lo guida. D’altra parte, le diseguaglianze fra le persone (l’incontro fra differenze) inducono ad instaurare rapporti di forza fra gli individui, che sarebbe stupido ignorare o sminuire. Questo non vuol dire perseguire la diseguaglianza sociale ma ammettere che il mondo sia regolato da un ordine delicato che non deve e non può ridursi ad un’uniforme eguaglianza. Come scrissi in un vecchio articolo per “Giovani a destra”: <<la diversità colora il mondo e lo rende imperfetto e più umano>> . Il giovane ha bisogno di sapere chi è realmente e da dove viene per poter comprendere qual è il suo posto e qual è il suo ruolo nel mondo.
La Destra non è progressismo. Il giovane non deve accettare l’idea del progresso come concetto positivo assoluto, deve credere in un progresso razionale, che sia frutto dell’esperienza del passato e deve credere soprattutto nella tradizione. Potrei sembrare un pazzo per quest’ultima affermazione: credere nel progresso razionale attingendo dalla tradizione. Tradizione, dal verbo latino “tradere”: passare qualcosa a qualcuno, consegnare, tramandare, portare AVANTI qualcosa. Non vedere la tradizione come qualcosa di vecchio e obsoleto ma come qualcosa di concreto verso il futuro!
Essere di Destra significa volere una forte entità statale che accentri i poteri di polizia, difesa e sicurezza. Significa credere nella Sovranità ed avere uno Stato forte che usi il pugno duro quando serve. Difendere i territori nazionali è un diritto e un dovere e credere in questo valore non è razzismo.
Ed è qui che entra in gioco l’immigrazione. Vi fanno passare per xenofobi e fascisti se pretendete lotta all’immigrazione clandestina. La Destra crede in una immigrazione controllata, limitando gli accessi sul territorio nazionale, in modo da favorire l’integrazione del diverso nella nostra comunità (diverso non in senso di pelle ma di usi e costumi perché la Destra crede fortemente nella diversità e non mi stancherò mai di dirlo).
La Destra crede fermamente nel valore della famiglia e non abbiate paura di affermare che credete ancora nella “famiglia tradizionale”. La famiglia, cosi come la natura l’ha concepita, è formata da due genitori di diversi sessi che insegnino valori al bambino. E’ o no la famiglia la prima forma di Stato?
La Destra non è omofoba. Se due persone dello stesso sesso si amano e desiderano vivere la loro sessualità in tutta libertà, a noi non turba.
Spesso, in Italia, quando si hanno pensieri e ideali simili al mio ci si ritrova a combattere contro chi ti accusa di forme di razzismo e omofobia. Non dategli retta. Se “sentite” queste parole vostre non abbiate paura di dirle o addirittura pensarle!
Essere di Destra significa essere Patriottici e non Nazionalisti. Sentirsi orgogliosi di appartenere ad una Terra, sentirsi parte di qualcosa non è un valore noioso ma inestimabile. Sentirsi un apolide cittadino del mondo è un termine coniato da papà Globalizzazione che ci vede come numeri.
Scriveva Tocqueville: <<Nelle democrazia inanimate il dispotismo non fa uccide il corpo ma l’anima. Perché è l’anima che vuole mettere in catene. Cosi alle sue vittime non dice mai ciò che dice nei regimi dittatoriali, dove la filosofia è “o la pensi come me o muori”, ma afferma “Scegli. Sei libero di non pensare o pensare come la penso io. Se non la pensi come me io non ti ucciderò o sopprimerò il tuo pensiero, non toccherò le tue proprietà, non intaccherò minimamente il tuo corpo e non violenterò i tuoi diritti politici. Ti permetterò addirittura di votare ma non sarai mai votato. Non sarai mai eletto e tantomeno seguito e rispettato. Perché ricorrendo alle mie leggi sulla libertà di pensiero e di opinione, io sosterrò che sei impuro. Che sei bugiardo, peccatore, miserabile, razzista e insano di mente. Ti condannerò alla Morte Civile e farò in modo che il tuo pensiero per la gente non conti nulla.”>>
Paradossalmente oggi, essere di Destra significa essere ribelli al pensiero unico. Oggi viviamo in una democrazia inanimata. Fatta di campagne contro avversari inesistenti degne del miglior Don Chisciotte, fatta di Magistrature che fanno politica. Una democrazia talmente inanimata che ti bolla come razzista se sei contrario all’immigrazione di massa, come omofobo se sei contrario alle adozioni gay, come fascista se non credi nel progressismo. Oggi a 26 anni ho capito che la Verità fa paura nelle democrazie inanimate. Perché, a leggere o solamente udire la Verità, i più si arrendono alla paura ed è per paura che costruiscono intorno a loro un cerchio dove è proibito passare. Se ti permetti di credere in qualcosa al di fuori di quel cerchio il cataclisma del “politicamente e umanamente corretto” si abbatterà su di te.
Tra le strade della mia città, all’università, nei pub vengo additato spesso come razzista o fascista o omofobo o tutte e tre. Mi dispiace non trovare dialogo. Essere di giovane e di Destra, oggi, significa venire (in qualche modo) messo in disparte dal “cerchio” ma significa essere coraggioso. Si. Richiede coraggio e voglia di fare, voglia di dire, voglia di lottare per cose serie. Quella voglia che noi giovani abbiamo e dobbiamo solo cacciar fuori!
Sei pronto?

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