Dai fratelli della Garbatella ai fratelli di Fitto – Rinnovare il sogno per rinnovare la classe dirigente

di Matteo Parisi.

Come scritto da Carlo Cioccioli su destra.it, il Partito di Giorgia Meloni aveva un’ultima possibilità, durante l’assemblea nazionale del 23 settembre ad Atreju, per affrontare l’accentramento romano del Partito.

Dal 4 marzo la strategia politica di Fratelli d’Italia non è stata delle migliori e, come ripetuto da Cioccioli e sostenuto dal sottoscritto, non è stato di certo il modo migliore per continuare a regalare un sogno a tutti quei patrioti che, oltre pochi eletti, non potranno di certo avere posti di responsabilità nel Partito o come eletti negli organi costituzionali.

L’ultima edizione di Atreju ha sicuramente ridato un sogno a molti giovani (e meno giovani) che credono in un progetto sovranista e identitario per difendere la nostra sovranità e per difendere, prima di tutto, la nostra Italia.  Ma questo sogno va combattuto insieme con una seria strategia nazionale su tutto il territorio nazionale e quindi, anche se non bisognerebbe specificarlo, anche fuori dal raccordo anulare di Roma.

Ma, senza essere troppo negativi, il progetto di Fratelli d’Italia  per una nuova Europa è un progetto sovranista che piace da Nord a Sud, poiché la voglia di riscatto è comune a tutti. Il problema è che questa voglia deve essere intercettata e guidata senza cedere a chi, queste passioni, non le ha mai avute ma, probabilmente, cerca solo spazio per qualche nuova candidatura.

Tanti, infatti, erano gli ospiti estranei alla storia identitaria della destra italiana ad Atreju, come , ad esempio, il fiero democristiano Raffaele Fitto. Il quale sarà, molto probabilmente, un candidato di Fratelli d’Italia alle prossime europee, arrivando quindi ad ottenere più spazi concessi dalla “banda romana” ma solo per i vecchi “conservatori e riformisti” ,  mentre per chi, nel sogno Italia, ci crede per davvero non sembra ci siano gli stessi spazi o semplicemente la stessa considerazione.

Non a caso, poco prima dell’assemblea nazionale un gruppo numeroso di Gioventù Nazionale Lecce ha manifestazione il proprio dissenso a tale situazione con uno striscione intitolato “Fiamma in afFitto” con il chiaro riferimento all’ex ministro Fitto e del suo probabile futuro ingresso nel Partito.

“Noi giovani siamo l’anima della Destra –commentano i giovani leccesi -la nostra voce fuori dal coro, le nostre considerazioni pure, i nostri valori e le nostre idee non negoziabili sono la linfa dei partiti in cui scegliamo di militare. Il nostro punto di vista non può e non deve rimanere inascoltato. Il senso dello striscione che abbiamo sentito il dovere di esporre ad Atreju è l’amarezza di dover apprendere dalla stampa nazionale di ingressi pesanti nel nostro partito.”

Chiaro è il loro riferimento alla mancanza di comunicazione tra la direzione romana del Partito e i territori in questione ed è stata anche notizia la reazione dei presenti al loro gesto

“Ci dispiace che proprio chi dovrebbe capirci e sostenerci ha invece scelto la via più semplice, quella di cercare di soffocare la nostra voce. Lo striscione ha avuto cinque minuti di vita perché oscurato e strappato. Chiediamo che le logiche politiche non scavalchino i territori- conclude GN Lecce-  chiediamo considerazione, dialogo, confronto, rispetto del lavoro e dei risultati prodotti.”

In definitiva è possibile affermare che il sogno non è perduto ma bisogna ricordare che prima di affermare il giusto e condiviso principio di popoli contro élite bisogna affermare il principio che le rivoluzioni si costruiscono anche con il dissenso costruttivo e non solo con gli “yes-man”.

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