Perché il cinema? Presentazione della rubrica “Buio in Sala”

di Alessio Valente

Con la nascita della sezione culturale di Giovani a Destra nascerà anche una rubrica tutta dedicata al cinema. Dunque è ora di rispondere all’interrogativo che il titolo di questo articolo pone dinnanzi a noi: perché il cinema? Qual è la sua importanza?

La storia della settima arte è relativamente assai breve. Molto più breve della storia della scultura, della pittura e del teatro, che ci raccontano il mondo dai tempi delle civiltà più antiche e ci proiettano speditamente verso quella dimensioni in cui il tempo non esiste, in cui possiamo provare lo stesso dolore di Antigone, la stessa frustrazione di Cassandra e la stessa impotenza di fronte alla dirompente forza dell’amore di Paride mentre porta via Elena con sé.

Una storia, quella del cinema, che forse è possibile accostare solo con quella della fotografia, con cui sarebbe rimasta legata per sempre, essendo il cinema, prima di tutto, immagine. Un’immagine che, si dice, fece fuggire gli spettatori alle proiezioni dei primi film dei Lumiere, poiché spaventati dall’arrivo di un treno che sembrava bucare lo schermo.

Un’immagine che spaventa e fa fuggire ancora oggi, come accada spesso, per i più sensibili, con i film horror. Un’immagine, dunque, che ha anch’essa rotto il filo del tempo, persino al suo interno, riuscendo a sorprenderci, spaventarci, farci ridere e gioire, a distanza di anni, sempre allo stesso modo.

Non solo sensazioni, però. Il cinema è riuscito anche a raccontarci mondi lontani, alcuni remotamente, altri meno. Ci ha parlato della storia, da quella dei nostri nonni, con le loro passioni dilaniate dalla guerra, a quella della nascita della nostra patria, facendoci rivivere timori, fermenti, speranze e delusioni.

Un riflettore puntato sull’essere umano che in pochi anni è riuscito a percorrere tutta la sua storia, dalle battaglie navali di qualche secolo fa, alla vita e alle leggende dell’antica Roma, fino a spingersi e ad azzardare sempre di più, come è straordinariamente riuscito Mel Gibson, quando, con Apocalypto, ci ha sprofondato in una tragedia risalente addirittura all’uomo semi-selvaggio e in una società che difficilmente riusciremmo a immaginare ai nostri tempi.

Il cinema, dunque, è quella lente d’ingrandimento sull’umanità che ha sempre caratterizzato i contenuti del teatro, della poesia e le arti in generale. Una pietra preziosa nelle nostre mani, in un tempo come quello che viviamo, in cui la vena poetica rischia di sparire sempre di più, travolta da un’ondata di estetica superficiale da selfie, dal vortice caotico in cui sprofondiamo giorno dopo giorno, trascinati da un mondo iper-veloce, dominato dalla tecnica, dalla logica della produzione e dal razionale, “troppo razionale”.

Il cinema, ultimo parto artistico del progresso tecnologico, ci tiene come sospesi a metà fra un mondo avvolto dalla dimensione materiale e quella spirituale, come delle unghie che disperatamente si impuntano mentre cadiamo in quel vortice caotico di cui si è detto. Il cinema ci regala un paio di occhi che non potremmo mai avere, portandoci a vedere mondi lontanissimi e interi universi, esteriori ed interiori.

Rende bello ciò che non saremmo mai riusciti a vedere come tale, ne ad immaginarlo e spesso ci insegna, a vivere, ma anche a ragionare, quando si impregna di filosofia e crea un intero sistema per spiegarcela, impiegando simboli e costruzioni narrative tali da far divenire realtà ciò che esistette solo nella mente dei grandi filosofi.

Ecco che abbiamo dunque risposto, almeno in parte, al quesito che ha dato il via alla stesura di questo articolo introduttivo della nostra rubrica. Ci sarebbe senz’altro molto, molto altro da dire, ma questa è, appunto, una piccola presentazione e niente più. E forse non basterebbero milioni di pagine per raccontare tutto di quest’arte che, oltre a guardare interi universi, è essa stessa un intero universo.

A tal proposito una giusta conclusione pare essere una massima di Federico Fellini, che riesce a sintetizzare tutte le ulteriori parole che avremmo potuto spendere: “Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”.

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