Indifesi, ma con reddito. Bloccato il CAMM ER, addio difesa!

di Alessio Valente

Common Anti-Air Modular Missile Extended Range, questa la definizione del nuovo sistema di difesa missilistica, racchiusa sotto la sigla CAMM ER. Sistema di cui il governo ha appena bloccato l’acquisizione da parte del nostro paese, che continua ancora a fare affidamento a sistemi obsoleti e vecchi di quarant’anni come lo Skyguard, lo Spada e l’Albatros, rispettivamente in mano a Esercito, Aeronautica e Marina.

Il progetto fu avviato nel 201, da italiani e inglesi, in seno all’MBDA, il consorzio europeo leader nel settore della produzione missilistica, partecipato da Leonardo e Finmeccanica e in cui sono impiegate circa milletrecento persone solo da parte italiana.

Nel 2016 arriva poi la firma di un’intesa per la realizzazione del progetto CAMM ER, che ha dato i primi risultati nel maggio 2018, colpendo tutti i bersagli previsti all’interno di un test condotto a Vidsel, in Svezia, dall’esercito britannico.

Interessati, inoltre, al nuovo sistema difensivo sarebbero anche Svizzera, Spagna e Quatar, che in caso di acquisto porterebbero a guadagni per più di un miliardo di euro e a lavoro per i dipendenti di Avio e Leonardo, impegnati a produrre, rispettivamente, il motore del missile e il radar Kronos.

L’acquisizione, però, di questo sistema missilistico all’avanguardia e tecnologicamente iper-avanzato, sarebbe stata negata dall’interferenza del Ministro per il lavoro e lo sviluppo economico Luigi Di Maio, che avrebbe avuto un duro confronto col Ministro della difesa Elisabetta Trenta.

Confronto subito smentito dal movimento cinque stelle che in un nota ha reso noto che “non c’è stato nessuno scontro ieri (26 settembre n.d.r.) tra i ministri Di Maio e Trenta, bensì un ordinario confronto su varie tematiche di governo.”

Intanto, il decreto ministeriale sull’ammodernamento e il rinnovamento è stato ritirato dal governo per “approfondimenti”. Si apprende anche che il ministro Trenta riferirà nei prossimi giorni sul probabile ritiro di cento militari dall’Afghanistan e di altri cinquanta impegnati a difendere la diga di Mosul da Daesh nell’operazione Praesidium.

Insomma, è tempo di grandi risparmi in casa giallo-verde, come già annunciato più volte dal Ministro Di Maio, ed anche i circa cinquecento milioni, da spendere in tre anni, per il CAMM ER fanno gola al team “mani di forbice” di cui il leader pentastellato si fa spesso fiero portavoce e organizzatore.

Intanto, però, le missioni all’estero in cui sono impegnati i nostri militari non hanno ancora copertura giuridica, in quanto il termine del decreto missioni e del piano strade sicure varati dal governo Gentiloni era fissato al trenta settembre scorso. Ci si chiede quindi, legittimamente, chi abbia responsabilità nelle azioni compiute e subite finché la situazione, decisamente singolare, non rientrerà nella normalità.

In Somalia, nel frattempo, quattro nostri soldati hanno subito, lo scorso primo ottobre, un attacco bomba da parte di un kamikaze di Al- Quaeda, da cui sono miracolosamente usciti illesi, a differenza di quattro bambini che hanno perso la vita. Il ministro Trenta ha subito espresso solidarietà ed è, forse, l’unica a potersi permettere di farlo, mentre è intenta a spiegare al resto del governo l’importanza di avere un sistema difensivo adeguato. L’attentato non è proprio una buona notizia per chi sta pensando solamente a tagliare qua e là per tener fede a una promessa elettorale molto ambiziosa.

Attendiamo, dunque, l’evolversi della situazione, sperando che un qualcuno riesca a far rinsavire Di Maio e il suo team di “sforbiciatori”, spiegandogli che l’Italia rischia seriamente di ritrovarsi in una situazione assai ben più pessima di quella che si trovò ad affrontare durante la seconda guerra mondiale, quando un’eccellenza come il soldato italiano si trovò a dover fare i conti con la negligenza e l’ottusità di una politica che non fu in grado di assicurare i mezzi necessari ad assicurare una solida difesa. Per la settima potenza mondiale tutto ciò sarebbe inconcepibile.

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