Questa manovra non s’ha da fare! Il mercato boccia la manovra del governo e i rischi per l’economia aumentano.

di Pasquale Ferraro.

Questa manovra è nata male per diverse ragioni, ma tutte imputabili all’esecutivo. La poca chiarezza, le idee confuse ed esternate malamente non hanno facilitato l’interpretazione dei mercati e degli investitori. L’approvazione della manovra, le misure adottate si riflettono rapidamente sull’immagine generale del sistema paese. Si dovrà attendere il testo definitivo, licenziato dalle Camere per avere un idea chiara, ma purtroppo la forza del sospetto e il clima di incertezza non facilitano le cose. Qualcuno in questi giorni tenta di issare le barricate, come se prediligesse un atteggiamento da stadio ad una riflessione pacata, lucida e razionale.
Occorre cercare di comprendere e di analizzare con oggettività quelle che sono le ipotesi sul tavolo.

Il deficit
Il governo ha deciso di fare deficit, decisione legittima, ma non estranea a conseguenze. Infatti se è vero che il trattato di Maastricht stabilisce un tetto massimo al 3% del Pil ( rapporto deficit/Pil) ed è su questa base che viene costantemente monitorato dalla Commissione europea, non va dimenticato che il successivo patto di stabilità impegna gli Stati membri dell’Unione alla riduzione progressiva del deficit fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, obiettivo oggi fissato anche nella nostra Costituzione.
Ma perché facciamo deficit? Se la scelta di fare deficit fosse legata all’attivazione di strategie di crescita allora la si potrebbe considerare un opzione valida, ma se la ragione è il sostenere la spesa corrente allora l’opzione è assai più rischiosa e per usare un espressione gergale: “ il gioco non vale la candela”. La stessa consistenza del deficit è stata in questi giorni oggetto di un intenso dibattito che ha influenzato e non poco l’instabilità dei mercati.
La prima versione parlava di un deficit del 2,4 % voluto dal duo Salvini- Di Maio, con l’opposizione del Ministro Tria disposto al massimo a portarsi ad un 1 % in ultima istanza. I mercati e gli investitori fremono, il mercato va giù e le prime vittime sono gli istituti bancari, i cui titoli cadono a picco, non aiutano i commenti della Commissione europea che parla in maniera esagerata e fuori contesto di “rischio Grecia “.
La nota di aggiornamento al Def dopo riunioni e incontri e un bagno di realtà per il governo che ha abbassato l’asticella del rischio, informando che il deficit sarà del 2,4 nel 2019, poi scenderà fino all’1,8% nel 2021.
Le stime parlano di un Pil che dovrebbe crescere molto modestamente dal previsto 1,5 del ’19 al 1,6 del 2020 per poi scendere 1,4 nel 2021.

I Mercati
Troppe volte vengono palesati da attori istituzionali del nostro panorama politico, parole di scherno e menefreghismo nei confronti dei mercati, come se la cosa non influenzasse affatto lo stato delle cose. Al contrario se è vero ed indiscutibile che un governo debba sentirsi libero di assumere le decisioni che ritiene a proprio giudizio valide per il paese, va rammentato che sono i mercati che finanziano il nostro debito, sono gli investitori che ci alimentano sui mercati e che investono nei nostri Btp.
Sono i mercati che investono sulle nostre aziende e che portano liquidità fresca e importante per molte compagini societarie.
I mercati non sono un male, non sono né buoni né cattivi, sono uno strumento neutrale del quale non si può non tenere conto. Come non bisogna mai dimenticare che il mercato finanziario altro non è che un mercato ( nel senso tradizionale e paesano del termine) più sofisticato, e come il mercato rionale è alimentato dal sospetto e dal pettegolezzo ed una voce può scatenare uno tsunami difficilmente contenibile. A tal ragione molte dichiarazioni dovrebbero essere contenute e maggiormente ponderate, se si vuol prevenire un instabilità sui mercati che in questo momento non ci possiamo permettere.

Il Governo
Nonostante in questo paese si tenda ad essere eccessivamente partigiani nelle posizioni, non si può non ammettere che il governo ha giocato male l’intera partita della manovra, guardando più a lato propagandistico e mediatico della cosa, come gli atteggiamenti tardo Peronistici del Ministro Di Maio hanno dimostrato, che ad una reale presentazione agli attori interessati delle misure che dovrebbero essere contenute nel Def. In queste settimane si sono evidenziate anche le diversità strutturali dei due partiti di governo, che hanno in campo economico posizioni totalmente difformi. Da una parte c’è la base aziendalista e legata alle imprese e all’industria rappresentata dalla Lega e dalla sua Flat Tax e dall’altra il pauperismo e populismo becero dei cinquestelle che mirano alle misure di sostegno al parassitismo sociale.

In conclusione
Indubbiamente dobbiamo attendere il testo definitivo del Def, ma è lampante che ciò che aleggia intorno alla vicenda è un senso di totale incertezza e opacità figlie di una manovra che da quel che filtra sarà un insalatone misto senza ne capo ne coda. Si passa dalla Flat Tax, al reddito di cittadinanza, dalla cancellazione della Fornero agli investimenti.
Sulle coperture attendiamo il testo definitivo, anche se la strada appare fortemente in salita
Certo però chi sembra avere ben chiara la situazione, è il Presidente di Confindustria Boccia, il quale nella presentazione del rapporto del centro studi di Confindustria avverte: “ La crescita economica sta rallentando”. Un monito che dovrebbe far riflettere su come questo paese necessiti di un piano di sviluppo industriale, di crescita, di aumentare gli investimenti, di aumentare la capacità di spesa delle famiglie per far aumentare in consumi, cose che sembrano latitare nell’agenda dell’esecutivo.
La Parola d’ordine dovrebbe essere crescita ed invece abbiamo scelto il deficit, ma come si dice “ La speranza è l’ultima a morire” ci sarebbe un altro detto, ma oggi è meglio sperare.

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