La provincia di Trento al voto: ecco la strategia del centrodestra

di Alessandro Soldà

Mancano poco più di due settimane alle elezioni provinciali di Trento, ma il centrodestra italiano
già pregusta la conquista del forte blindato trentino da sempre in mano alla Democrazia Cristiana e
al centrosinistra autonomista: dopo le elezioni del 4 Marzo e le ultime amministrative, l’ascesa della
destra, in particolar modo della Lega, sembra ormai inarrestabile; anche se alle urne, gli elettori
trentini troveranno diversi fronti tra cui scegliere: il centrodestra capitanato da Maurizio Fugatti,
l’attuale sottosegretario alla Salute, è appoggiato da ben nove liste; il centrosinistra con Giorgio
Tonini, a cui manca l’appoggio, questa volta, del Patt che correrà da solo rilanciando l’attuale
presidente della provincia, Ugo Rossi; e il Movimento Cinque Stelle, con Filippo Degasperi. Ci sono
pure altre liste, minori, come Autonomia Dinamica di Mauro Ottobre o CasaPound Italia con cui si
candida Filippo Castaldini. Ma la partita più importante se la giocheranno le grandi alleanze, fino
all’ultimo seggio: il numero maggiore di voti confluiranno, neanche a dirlo, verso Fugatti o Tonini, e
sono davvero poche le possibilità per Rossi di essere riconfermato, correndo in solitaria; ci sono le
probabilità che possa essere eletto consigliere, molto più difficile, invece, per Ottobre e Castaldini.
Ma negli ultimi mesi, gli elettori hanno insegnato all’Italia di essere piuttosto imprevedibili. Può
succedere di tutto, e i risultati essere piuttosto sorprendenti; anche se non ci spingiamo molto in là
con la fantasia: si ripeterà lo stesso copione che negli scorsi mesi si è visto con le politiche e le
amministrative? Le probabilità sono alte: gli elettori di sinistra sono stati abbandonati dalle loro
forze politiche, che negli ultimi anni si sono dedicate a slogan e proposte totalmente fuori dalla
realtà. Invece di ripartire dal lavoro, dallo stato sociale, dalle pensioni, dalle tasse, sanità ed
istruzione, tutte tematiche vicine al popolo, ai cittadini e ai residenti, hanno preferito buttarsi nella
difesa a oltranza dell’immigrazione irregolare, dei diritti civili e dell’Europa, temi, però, decisamente
lontani dal quotidiano e da chi deve arrivare alla fine del mese. Non si parla di analfabetismo
funzionale: ma richieste di sicurezza, salvaguardia e serenità, che la sinistra non è riuscita a
comprendere. E che non sta tutt’ora comprendendo, segnandosi da sola la propria fine politica a
colpi di antifascismo e antirazzismo fini a se stessi, senza delle solide basi su cui poggiare il proprio
isterismo. Comunque vada il prossimo 21 Ottobre, però, non vedremo una giunta composta da una
maggioranza schiacciante e assoluta: se è probabile che il centrodestra vinca anche a Trento, non è
detto, però, che i seggi conquistati gli consentano di governare senza problemi; uno scenario
plausibile è quello in cui Fugatti conquista la maggioranza, sì, in maniera, però, rosicata e che si
renda necessario trovare qualche appoggio fuori dal proprio schieramento, per garantirsi i voti
durante le sedute consiliari e della giunta: ci sono molti elettori ancora propensi a votare per il Patt,
che è stato il primo vero partito autonomista presente sul territorio, ma non così tanti da permettere
una rielezione di Rossi al seggio più alto della Provincia Autonoma di Trento. Perché se dobbiamo
vedere i risultati delle ultime politiche, molti collegi trentini sono stati conquistati dalla destra; le
Stelle Alpine hanno perso innumerevoli seggi, forse soprattutto a causa della loro alleanza con la
sinistra, da oggi bistrattata dalla gran parte degli italiani: la Lega di Matteo Salvini, ma pure -a
Cesare quel ch’è di Cesare – buona parte dei partiti di destra in generale, è riuscita ad incanalare lo
sfogo e la rabbia dei votanti, parlando di temi e problematiche (e usando slogan elettorali e toni,
diciamocelo, appropriati) su cui gli italiani chiedevano a gran voce di ritornarvi sopra. Il Partito
Democratico si è perso in un mondo tutto suo, preoccupandosi più di argomenti di cui non
importava a nessuno o quasi, urlando al fascismo, al razzismo e all’omofobia chiunque proponesse
qualcosa di diverso da loro, ed è per questo che ora viene additato come quella forza che, al pari di
+ Europa di Emma Bonino, non fa gli interessi veri e necessari della comunità in cui si ritrova ad
agire e a chiedere voti. Il voto decisivo proverrà dalla città di Trento, attualmente governata da
Alessandro Andreatta del Pd: negli ultimi anni, infatti, il capoluogo regionale è sfuggito al controllo
dello stato e da Piazza Dante, antistante alla stazione ferroviaria e delle autolinee, il degrado, lo
spaccio di stupefacenti, aggressioni e le lotte tra i gruppi criminali per il controllo delle piazze si sono
espansi pure nelle zone antistanti al centro storico e pure nel centro storico stesso, facendo diventare
la città del Concilio invivibile. Nonostante il sindaco abbia emesso un Daspo urbano per chi fosse
stato sorpreso a rubare, a spacciare o a insudiciare le vie cittadine; una norma che non ha prodotto
risultati, se non irrisori. Uno scenario simile a quello di Vicenza, in Veneto: l’amministrazione di
Achille Variati, centrosinistra, ha visto, nei suoi dieci anni di governo, aumentare gli episodi – anche
piuttosto gravi – di criminalità e degrado nella città palladiana, portando alle ultime amministrative
una vittoria schiacciante per l’attuale sindaco, Francesco Rucco, del centrodestra che aveva
promesso legalità e sicurezza. Rucco ha intercettato i malumori della popolazione, e ha vinto;
Salvini e Di Maio pure; e forse ora anche Fugatti. Staremo a vedere fra due settimane se le proposte
leghiste prevarranno anche in Trentino, o se si vorrà proseguire con un’amministrazione a guida
progressista e, per quanto riguarda l’etica, la criminalità e la sicurezza, piuttosto laissez-faire.

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