Lepanto: una vittoria italiana

di Alessio Melita – da Teseo

Il 7 Ottobre 1571 aveva luogo la battaglia di Lepanto, la migliore Europa scese in battaglia quel giorno contro le preponderanti forze ottomane. Fu una grande battaglia navale, combattuta a suon di colpi d’artiglieria ed abbordaggi con combattimenti corpo a corpo sui ponti delle navi La grande vittoria della flotta cristiana radunata nella Lega Santa fermò l’avanzata ottomana nel mediterraneo. Una vittoria europea e cristiana, ma soprattutto una vittoria degli italiani. Infatti, gli italiani ebbero un ruolo chiave nel portare alla vittoria le forze della coalizione europea, il grosso della flotta cristiana era formata da italiani. C’era la flotta veneziana guidata dal leggendario Agostino Barbarigo, che scese in battaglia sotto il segno del Leone Alato di San Marco, simbolo della Serenissima. Al loro fianco vi era, col vessillo di San Giorgio, la grande flotta Genovese di Gianandrea Doria (e da ligure sono felice di poterlo dire). Poi le galere pontifice della flotta romana guidate da Marcantonio Colonna, cui si affiancavano le forze del Granducato di Toscana, del Ducato di Savoia, dei Cavalieri di Santo Stefano ed I Cavalieri di Malta dell’Ordine di San Giovanni capeggiati dal Giustiniani. A completare il cerchio, la flotta dell’Impero Spagnolo di Filippo II, figlio di Carlo V. Ed anche qui va detto che la flotta imperiale al comando di Alvaro de Bazàn, marchese di Santa Cruz e comandante della retroguardia della flotta cristiana, era formata prevalentemente da navi ed equipaggi del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli, regni assoggettati dai tempi di Ferdinando d’Aragona alla corona iberica ma I cui eserciti erano formati da soldati e marinai del meridione d’Italia che militavano nelle armate della corona spagnola. La vittoria delle armate cristiane a Lepanto fu quindi dovuta principalmente al valore dei marinai e dei soldati italiani, a dispetto di chi vuole ritrarre gli italiani come deboli, scansafatiche e poco inclini alle attività belliche. Ma non è finita qui.

Perfino nel campo ottomano era possibile trovare dei nostri conterranei, non solo tra gli oltre 15 mila schiavi usati come vogatori sulle navi ottomane e che furono liberati dopo la battaglia dai soldati cristiani della Lega Santa. Infatti, malgrado la disfatta delle forze musulmane, è giusto ricordare l’ammiraglio Uluç Alì, comandante del fianco sinistro della flotta ottomana. Il vero nome di Uluç Alì era Giovan Dionigi Galeni. Il Galeni era un monaco calabrese, catturato dai pirati ottomani e costretto a convertirsi all’islam. Una volta rinato col nome di Uluç Alì, fu protagonista di numerose imprese belliche militando nella flotta ottomana. Fu l’unico dei capitani ottomani che riuscì a sopravvivere all’annientamento della flotta turca a Lepanto. Infatti nel corso della battaglia lo stesso comandante in capo della flotta ottomana Müezzinzade Alì Pascià morì assieme al comandante del fianco destro Mehmet Shoraq. Alì portò in salvo I pochi superstiti turchi sopravvissuti allo scontro contro le forze della Lega Santa ed è ricordato come uno dei più grandi corsari della storia. Insomma, italiani brava gente.

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