Saviano, Macron e la logica del “nemico del mio nemico è mio amico”

di Manuel Di Pasquale.

La coerenza, per alcune persone, non è mai stata un punto forte. Specialmente, se queste persone, pur di cercare di prevalere, si affidano al detto “il nemico del mio nemico è mio amico”.

Roberto Saviano ha felicemente incontrato Emmanuel Macron, su invito proprio di quest’ultimo. I due hanno avuto modo di disquisire sui grandi temi della “gauche caviar”, dal sentimento europeista alla vicinanza a Mimmo Lucano.

In questi mesi Saviano sta spingendo molto sul tema immigrazione: pare essere diventato un convintissimo no-border, vuole frontiere aperte a tutti. In più, è in continua faida con Matteo Salvini, suo nemico principale, tant’è che l’ha ribattezzato “Ministro della Mala Vita”. Proprio per questo appellativo, il Ministro dell’Interno lo ha denunciato, con lo scrittore pronto ad alzare gli scudi urlando alla “censura putiniana” e alla semplice ripresa del titolo di un saggio di Gaetano Salvemini (che, con la situazione attuale, nulla ha a che vedere).

Proprio perché Salvini è il nemico, Saviano non ha perso l’occasione di farsi amico il nemico del leader leghista, ovvero il Presidente della Repubblica Francese.

Cosa che però lo scrittore napoletano dimentica, non si sa se in buona o cattiva fede, è che Macron adotta una linea molto dura contro l’immigrazione: a Ventimiglia, se non hai un documento, non passi, in più il presidente francese ha rifiutato diverse volte lo sbarco delle navi ong su suolo francese, ultima in ordine di tempo la Aquarius 2. Fatto bizzarro, per non dire comico, visto che il partito di Macron ha definito il nostro comportamento “vomitevole”, nonostante il loro modus operandi non disti molto dal nostro.

Quindi, la coerenza del romanziere campano si riassume qui: pur di dar contro a Salvini, è disposto a scendere a patti col diavolo, con chi, in teoria, dovrebbe essere una persona distante da ciò che propaganda da tempo, soprattutto adesso che si batte per il “modello Riace”. Invece, eccolo lì: pur di discutere del suo nuovo libro, il tema immigrazione viene accantonato. Perché sa che la linea Macron è simile a quella di Salvini, quindi, criticando quella italiana, dovrebbe di rimbalzo criticare anche quella francese. Però, per una settimana, il “Ministro della Mala Vita” può attendere. A volte è meglio tacere, onde evitare di perdere degli sponsor. Fu così, ad esempio, per il caso Weinstein: Saviano evitò di pontificare, perché il produttore cinematografico detiene i diritti di Gomorrah per il Nord America.

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