Meloni messa all’angolo dagli alleati per le europee

di Lorenzo Stella

In molti, sin dalla nascita del nuovo governo, si interrogano sulle posizioni di Fratelli d’Italia. Militanti, simpatizzanti, avversari o semplici osservatori guardano a questa sorta di esperimento politico con reale interesse: stare all’opposizione di un governo pur avendo molto, forse troppo, in comune con i protagonisti della maggioranza è una strategia che può pagare? C’è chi dice che la Meloni sia stata costretta a questo “sgabuzzinamento” politico dalla volontà di Di Maio, altri sostengono sia stata proprio la leader di FdI a mettersi in un angolo attuando una strategia attendista criticata, da molti, e osannata, da pochi.
Ormai sono passati mesi dal matrimonio giallo-verde e una prima summa va fatta. Se è vero, stando alle parole di Silvio, che l’accordo per il centro destra unito alle prossime regionali è già stato raggiunto, sembra esserci una sorta di diffidenza in vista delle elezioni europee. Gli ultimi, pesanti e non del tutto accettati ingressi in Fratelli d’Italia hanno accantonato, forse definitivamente, l’ipotesi di un unico progetto populista e Salvini, nell’ottica di una tornata elettorale dove vige la regola dell’ognun per sé, deve assolutamente ribadire il primato e, proprio per questo, ha affidato al fido Giorgetti l’incarico di fare tabula rasa intorno alla Lega. Lo strumento prescelto sarebbe quella nuova riforma elettorale per le elezioni europee di cui nessun media al momento parla, ma che starebbe agitando parecchio gli addetti ai lavori.
L’assist per questa mossa è arrivato direttamente dall’Eurocamera di Strasburgo che, a luglio, ha approvato le nuove misure per la legge elettorale delle Europee 2019 permettendo ad ogni Stato membro di applicare una soglia di sbarramento compresa fra il 2 e il 5%. Giorgetti, insieme ai tecnici dei 5 stelle, starebbe progettando l’innalzamento dello sbarramento fino al 5% e la sostituzione del sistema con la tripla preferenza con un listino bloccato in modo tale da andare incontro alle esigenze di Forza Italia. Se tutto ciò si realizzasse sarebbe un vero e proprio sgarro ai danni di FiD già rimasto fuori dall’europarlamento nel 2014 a causa della soglia al 4% attualmente in vigore in Italia. È talmente tanto tempo che FiD si attesta intorno ai quattro punti percentuali che vi è addirittura chi ha trasformato la soglia del 4% in un limite psicologico e mentale piuttosto che puramente elettorale. Pensare di poter arrivare al 5% entro fine maggio sembra comunque una scommessa troppo azzardata. A Giorgia, quindi, l’arduo compito di spiegare a Crosetto, Fidanza e ai numerosi accorsi all’ombra della Fiamma in vista di uno scranno europeo che dovranno investire in una campagna elettorale ad altissimo rischio.
Volendo azzardare della pura e semplice fantapolitica, le vie di fuga di Fratelli d’Italia potrebbero essere le seguenti: rischiare il tutto per tutto presentando finalmente questo nuovo soggetto “conservatore e patriottico” di cui si sente parlare da circa un annetto cercando di catturare la preferenza degli amanti delle novità, oppure cercare di strappare dei posti blindatissimi e di rilevo per le elezioni regionali, soprattutto nel centro sud dove la Lega è carente di campioni di preferenze.
Al momento, a quanto pare, tutto questo attendismo non ha portato decisamente a nulla.

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